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Botto, un cascamificio modello

L'azienda di Bulfons di Tarcento ha retto alla grande crisi manifatturiera grazie agli investimenti

Botto, un cascamificio modello

È ormai l’unico cascamificio d’Italia a trattare filatura di seta, cashmere-seta e cashmere di altissima qualità, quello di Bulfons di Tarcento, il Giuseppe Botto e figli Spa. L’opificio storico ha retto alla grande crisi manifatturiera che ha portato alla chiusura, negli anni, di tutte le altre realtà produttive simili nella Penisola.

“Investiamo continuamente - dice l’amministratore delegato, Ferdinando Botto Poala -, sia sotto il profilo economico sia sul fronte del personale. Uno dei problemi che stiamo affrontando in questo momento è quello del ricambio generazionale. Molte delle nostre storiche dipendenti sono ormai prossime alla pensione ed è necessario che trasmettano la loro conoscenza ai nuovi assunti".

"Lo scorso anno, per fare un esempio, abbiamo investito oltre 100mila euro solo per affiancamenti. Poi, però, succede che i giovani cui è stato insegnato tutto, in questo lavoro altamente specializzato, decidono di andarsene. Dicono che non è un’occupazione che fa per loro, che cercano altro. Invece di aggrapparsi con le unghie a un posto stabile. Siamo increduli: non troviamo persone che vogliono impegnarsi, apprendere e lavorare”.

Cascamiseta occupa fino a 70 tra uomini e donne. Non è impegnata soltanto nella produzione di eccezionali filati di seta, tanto da vendere addirittura in Cina, ma anche nella tutela dell’ambiente con costanti operazioni di efficientamento e protezione del paesaggio. Tra gli interventi ci sono, ad esempio, la pulizia e la manutenzione dei sentieri di accesso alla cascata di Crosis, dove sorge l’impianto idroelettrico di proprietà dell’opificio tarcentino.

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