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Lavoro, nuove strategie per incrociare domanda e offerta

La Cgil a Confindustria: “Mancano le professionalità? Vero, ma il ricorso a contratti atipici va ridotto”

Lavoro, nuove strategie per incrociare domanda e offerta

"Il disallineamento tra domanda e offerta che caratterizza il nostro mercato del lavoro è un problema reale. Esiste però una contraddizione tra le difficoltà segnalate da Confindustria e i dati sulle assunzioni nel primo trimestre: al di là del rallentamento delle assunzioni e della riduzione del saldo positivo tra assunti e cessati, che erano effetti attesi visti i segnali di rallentamento dell’economia, non si può non evidenziare infatti come resti troppo alto il ricorso a contratti a tempo indeterminato e al lavoro somministrato, nettamente prevalenti rispetto alle assunzioni a tempo indeterminato. Inoltre sarebbe utile individuare con precisione le professionalità e le qualifiche che non si trovano per rendere più efficace l’incontro tra domanda e offerta, da rafforzare anche attraverso l’impegno delle imprese a utilizzare con contratti stabili i lavoratori formati o riqualificati". Il segretario generale della Cgil Udine, Natalino Giacomini, commenta così i numeri diffusi stamane da Confindustria Udine e le dichiarazioni della presidente degli industriali Anna Mareschi Danieli.

"Danieli e molti altri imprenditori – commenta Giacomini – continuano da un lato a lamentare la carenza di figure specializzate, dall’altro a rivendicare la necessità di una riduzione del cuneo fiscale sul lavoro. Sono entrambe due esigenze condivisibili, ma c’è anche la necessità di un impegno più attivo delle categorie, a partire da Confindustria, per contribuire a innovare e migliorare le strategie di questa Regione in materia di politiche attive del lavoro".

"Non soltanto con proposte e soluzioni tese a rendere più efficace l’azione degli enti di formazione e degli stessi centri per l’impiego, attraverso i quali passa attualmente solo il 6% delle assunzioni, ma anche con una politica diversa da parte delle imprese, capace di attrarre e valorizzare le professionalità attraverso un maggiore ricorso a contratti stabili e adeguatamente retribuiti, ovvero in una direzione opposta da quella sin qui praticata. Non si può infatti pensare di affrontare le sfide sempre più complesse poste dall’economia globale – conclude il segretario provinciale della Cgil – proseguendo sulla strada di una progressiva precarizzazione e destrutturazione del mercato del lavoro".

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