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Legno-arredo, nubi politiche in vista

Friuli occidentale. Nel futuro del settore potranno pesare la guerra dei dazi, Brexit e soprattutto i continui scontri tra Italia e Francia. Più marginale il rallentamento dell’economia cinese

Legno-arredo, nubi politiche in vista

“Avere in Europa un nemico al giorno non fa bene”. Parola di Aldo Comelli, presidente del settore legno-arredo di Unindustria di Pordenone. Il riferimento è al futuro del comparto, che non appare proprio sereno. Già, perché le imprese, sempre più votate all’export, possono soffrire degli attriti tra Paesi.

La frase è stata pronunciata durante la presentazione del nuovo contratto di secondo livello per il legno-arredo siglato dalle azienda da una parte e, dall’altra, dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. A tracciare la storia era stato il direttore di Unindustria Pordenone, Paolo Candotti. “Il comparto - ha affermato Candotti - in questi anni ha subito una trasformazione e affrontato difficoltà sia in termini di occupazione, sia di chiusura di imprese, anche se altre sono cresciute molto grazie a nuovi modelli di business e all’organizzazione di catene distributive molto diverse rispetto a un tempo. Ne sono scaturiti recuperi di fatturato, di quote d’export e di livelli occupazionali”.

Insomma, per sopravvivere le aziende, alcune delle quali da terziste sono diventate protagoniste, hanno dovuto guardare meno al mercato interno e più all’estero, rendendosi però più sensibili alle relazioni tra stati. “Le imprese - ha continuato Comelli - hanno conquistato quote di mercato importanti grazie all’export comprendendo che per resistere alla crisi non c’era altra scelta che rivolgersi oltre confine, le ristrutturazioni a ciò mirate hanno prodotto risultati notevoli. Ciò nonostante la situazione attuale, mi riferisco alla salute dei mercati, non è positiva, ci sono criticità causate da nazionalismi e protezionismi, atteggiamenti che ci spaventano”.

Nubi all’orizzone che si stanno addensando e che riguardano i mercati tedesco, francese, inglese, americano e cinese.

Ma quali sono gli scenari più temuti? “Dipende - ha risposto Comelli - dal volume di affari con il singolo Paese. Per questo, riteniamo sia marginale il rallentamento dell’economia cinese, dal momento che qui esportiamo prodotti di alta gamma e solo una parte delle aziende del comparto sono posizionate su questo segmento del mercato. A preoccuparci maggiormente sono una possibile hard Brexit e soprattutto i continui attriti con la Francia. Soffriamo meno gli effetti della guerra doganale scatenata dagli Usa. Tutti problemi, comunque, che tocca alla politica affrontare”.

Tuttavia, oggi le aziende del legno-arredo hanno spalle più larghe di a un tempo. In questi anni, ragionano i vertici di Unindustria, si sono attrezzate e riorganizzate e per questo un’eventuale nuova crisi economica spaventa meno rispetto a quella del 2008.

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