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Prima pietra per l'ampliamento di Lef 4.0

Agrusti: "E' parte di un progetto strategico per rendere più competitive le imprese anche attraverso percorsi di formazione altamente qualificati"

Prima pietra per l'ampliamento di Lef 4.0

È stata posata lunedì sera la prima pietra dell’ampliamento della Lean Experience Factory 4.0, fabbrica modello digitale e centro d’eccellenza all’interno del Consorzio Ponterosso dedicato alla formazione esperienziale per la diffusione dei principi di lean management, Industria 4.0 e metodologia agile. Una struttura, è stato ricordato, nata nel 2011 dalla collaborazione tra Unindustria Pordenone, la società internazionale di consulenza manageriale McKinsey & Company e altri partner del territorio.

Proprio in ambiente operativo la prima parte della cerimonia – subito dopo l’assemblea di Unindustria Pordenone – nei locali gremiti della LEF, il cui progetto di ampliamento, ha ricordato il Presidente di Unindustria Pordenone, Michelangelo Agrusti, sarà pronto entro un anno da oggi, "procederemo con la stessa speditezza con cui venne realizzato il Polo Tecnologico, in soli 11 mesi, e questa è per noi la normalità".

LEF, ha spiegato ancora Agrusti, è parte di un progetto strategico più ampio attorno al quale Unindustria e il Territorio, sostenuti da una politica intelligente, che ha lasciato agli stakeholder lo spazio per esprimersi, hanno lavorato dal 2008 – quando l’economia era nell’occhio del ciclone della crisi peggiore di sempre – per rendere più competitive le imprese anche attraverso percorsi di formazione altamente qualificati. L’ecosistema composto oggi da LEF, Fondazione ITS, Polo Tecnologico, Università e dal costituendo Istituto di Formazione per la Logistica, funziona e funzionerà con precisione cronografica – ha spiegato Agrusti ricordando che multinazionali del calibro di Brembo si appoggiano alle eccellenze Pordenonesi con partnership di altissima qualità.

Ma, come spesso ha ricordato il Presidente in questi mesi, non è possibile fare tutto da soli e, pur riconoscendo meriti alla politica – gli investimenti garantiti dalle giunte Serracchiani e Fedriga tramite gli assessori Bini e Bolzonello nell’esempio – è ora necessario che le Istituzioni si mobilitino investendo ulteriormente in formazione tecnica e per favorire il processo di digitalizzazione del tessuto produttivo rivolto a players grandi e piccoli. Ma, anche, nella realizzazione dei principali collegamenti viari a partire dall’autostrada Cimpello – Sequals – Gemona.

"Bisogna lavorare, impegnarsi – ha concluso Agrusti – diciamo che bisogna fare meno convegni e più lavatrici…». In sintonia col suo pensiero l’assessore regionale alle Attività Produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini – i convegni non sono in grado di riempire le fabbriche, ha esordito – queste cose accadono perché ci sono persone che hanno idee e gambe per realizzarle. Le fabbriche – ha detto ancora – non vanno avanti con i like, con i post, servono scelte coraggiose e non sono certo i miliardi del reddito di cittadinanza a far crescere l’economia, si tratta di provvedimenti che nuocciono al Paese. La Regione metterà le risorse, tante o poche, ma le metterà dove servirà, al servizio degli imprenditori, non il contrario".

In apertura anche il Presidente del Consorzio. Renato Mascherin, dopo un breve excursus storico, ha riconosciuto alle Istituzioni un ruolo fondamentale nella nascita della zona industriale "frutto di un grande lavoro di squadra", concetto in qualche modo ripreso dal sindaco di San Vito al Tagliamento, Antonio Di Bisceglie, che ha riconosciuto la capacità al territorio di innovarsi e innovare grazie alla sintonia tra pubblico e privato – di frequentare il futuro, ha detto.

Il progetto di ampliamento, che consentirà di raddoppiare la superficie del centro portandola a 2.000 metri quadrati, comprenderà due linee di produzione, un’area dedicata all'innovazione e un incubatore per le start up. Il progetto è finanziato da Regione e Consorzio Ponte Rosso – Tagliamento con un contributo complessivo di circa 3,5 milioni di euro.

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