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La brovada, un piatto al dop

E' l’unico vegetale che può fregiarsi del massimo riconoscimento europeo. Però occhio a comprare solo il prodotto con il marchio

La brovada, un piatto al dop

Da sette anni – dall’autunno del 2011 - l’umile brovada è entrata nel ristretto e prestigioso club dei prodotti Dop. Val la pena ricordare i numeri: in Italia le eccellenze dell’agroalimentare che possono fregiarsi di una denominazione europea (Dop, Igp, Stg) sono meno di 300, 298 per la precisione; di queste 110 (74 Igp, solo 36 Dop, cioè a denominazione d’origine protetta) sono i vegetali: frutta, ortaggi, cereali freschi o trasformati, con l’eccezione dell’olio d’oliva che rientra in altra categoria.

La brovada Dop è a oggi l’unico prodotto vegetale della nostra regione a fregiarsi del logo con le dodici stelle, ricordo di quando l’Europa era più piccina ma più unita... almeno in apparenza. Ed è anche l’unico in Italia (probabilmente in Europa) che non ha bisogno di esplicitare la provenienza geografica: obbligatoria per distinguere, ad esempio, tra l’asparago bianco di Bassano (Dop) da quello di Cimadolmo (Igp). Non è servito aggiungere ‘friulana’ o ‘del Friuli’ per la brovada, prodotto che non esiste al di fuori della nostra patria. Il territorio di produzione – giova ricordarlo – comprende tutti i comuni delle (ex) provincie di Udine, Gorizia e Pordenone ubicati al di sotto dei 1.200 metri di altitudine (in pratica, tutti eccetto Sauris... dove storicamente non si produceva brovada ma crauti).

A oggi, i produttori di Brovada Dop sono soltanto tre. Numero perfetto, certo; ma in questo caso anche esiguo... I tre moschettieri sono Fulvio Mansutti di Pavia di Udine, Giuliano Avoledo di Spilimbergo e Stefano Favot la cui azienda Casa Bianca è ubicata a San Quirino. Mansutti, storico promotore della Dop, è oggi impegnato nella costituzione del Consorzio di Tutela.
“Attualmente – spiega – stimiamo che la produzione complessiva di brovada sia di 40mila chilogrammi, di cui 30mila a Dop”.

Il che significa che un quarto della brovada in commercio è sprovvisto del bollino Dop e, a rigor di logica, non potrebbe neppure chiamarsi brovada.
“La nostra produzione è certificata dal Csqa di Thiene, ma siamo giustamente soggetti anche alla vigilanza dell’Icqrf, struttura alle dirette dipendenze del Ministero. La Brovada Ddop – è sempre Mansutti che parla – è un prodotto di qualità, sicuro sotto il profilo organolettico e igienico-sanitario”.

1 Commenti
fabiano

Tutto perfetto...
Peccato che prima della DOP la brovada si comprasse a prezzi ragionevoli, mentre ora si paga a peso d'oro. Io ad esempio non la compro più, non accetto di spendere tanto per un prodotto della cucina povera.

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