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La qualità friulana vale 834 milioni

Indicazioni di origine. Tra vino e cibo la nostra regione vanta 26 prodotti Dop e Igp che coinvolgono 5.555 aziende. Luci e ombre di un sistema che deve confrontarsi con il mercato globale

La qualità friulana vale 834 milioni

Una forte componente del Made in Italy conosciuto nel mondo è quello presente sulle tavole. E punta di diamante del settore agroalimentare sono le produzioni di qualità, quelle per intendersi che possono fregiarsi di un marchio europeo Dop, Igp e Stg. Il nostro Paese ne conta in tutto 822, per un valore commerciale di oltre 15,2 miliardi di euro, di cui più della metà è frutto di esportazioni. La nostra regione, tenendo presente le sue dimensioni, non sfigura affatto. Con la sua dote di 26 prodotti a indicazione d’origine – 17 per il vino e 9 per il cibo (5 Dop, 2 Igt e 2 Sgt) - è capace di generare un giro d’affari di 835 milioni di euro all’anno. Le aziende coinvolte sono 5.555.
L’indagine annuale Ismea - Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane Dop, Igp e Stg, analizza i più importanti fenomeni socio-economici del comparto della qualità alimentare certificata. Il rapporto fotografa le produzioni della nostra regione in questo modo.
Nel comparto Food il ritorno economico del Friuli-Venezia Giulia è di 318 milioni di euro nel 2016, 327 nel 2017, registrando un aumento di quasi il 3 per cento. Si piazza comunque dopo Emilia Romagna (2.983 milioni di euro), regione leader in Italia, e Lombardia (1.557 milioni di euro). Anche il vicino Veneto precede la nostra regione con un giro d’affari di 394 milioni di euro nel 2016 e 376 nel 2017.
Nel comparto Wine alcune regioni si segnalano per un impatto economico di grande valore molto spesso legato a denominazioni con affermazione consolidata da anni a livello internazionale. Ed è il Veneto a guidare la classifica grazie al contributo di quasi tutte le sue province con 3.131 milioni di euro. Trainante è certamente il Prosecco, sia Doc sia Docg, ma sono anche altre le denominazioni che generano un buon valore aggiunto. In classifica nazionale, sempre nel settore del vino, seguono la Toscana (926 milioni di euro) e il Piemonte (881 milioni di euro). Non è sul podio, ma subito sotto, il Friuli-Venezia Giulia con un impatto economico di 507 milioni di euro nel 2017. Nel 2016 si parlava di 568 milioni e quindi si registra un calo di quasi l’11 per cento nell’arco del periodo, anche se le variabili in termini di annate possono avere un peso significativo.
Dopo l’analisi territoriale, è possibile porre sotto la lente alcune singole specialità. Tra i primi dieci prodotti alimentari Dop e Igp per valore alla produzione troviamo il nostro prosciutto crudo di San Daniele Dop, all’ottavo posto, con 293 milioni di euro.

Da sola, la provincia di Udine contribuisce al valore della produzione con 309 milioni di euro nel 2016, 319 nel 2017. L’aumento è stato del 3 per cento. Nel comparto del vino, Udine è al settimo posto come provincia con 133 milioni di euro di ritorno economico, Pordenone al 17° posto con 47 milioni di euro. Chiude la classifica delle migliori venti province Gorizia, che si piazza all’ultimo posto con 32 milioni di euro di impatto economico.
Va detto, quindi, che per il Friuli-Venezia Giulia la maggior parte dei prodotti di qualità si ritagliano delle nicchie piccolissime di mercato, molto spesso a consumo prettamente locale, a parte il prosciutto di San Daniele e il vino dove negli ultimi anni un peso sempre maggiore ce l’ha il Prosecco.
Il dossier di Ismea mette in evidenza potenzialità e criticità delle produzioni con marchi di qualità. Questo comparto, che rappresenta il 18% di tutto il sistema agroalimentare, viene definito “fragile e bisognoso di attenzione”. Le aziende sono mediamente piccole e poco strutturate. Sono pochi i consorzi di grandi dimensioni capaci di sostenere una distribuzione e una promozione in un mercato più ampio di quello regionale e ancora meno quelli che riescono ad affacciarsi fuori dai confini nazionali.

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