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Cosa fa la Regione per il friulano?

I consiglieri del Patto per l’Autonomia interrogano Fedriga e Roberti

Cosa fa la Regione per il friulano?

Dalla mancata adozione da parte della Regione in primis e di quasi tutte le altre pubbliche amministrazioni locali e regionali dei rispettivi Piani speciali di politica linguistica al mai attivato, seppur previsto, insegnamento del friulano nella scuola secondaria di primo grado, dalla scarsità di trasmissioni radiotelevisive in lingua friulana nel servizio pubblico radiotelevisivo alla condizione cronica di organico fortemente sottodimensionato dell’Agenzia regionale per la lingua friulana. Sono tanti, troppi, i ritardi nello stato di applicazione della legge regionale di tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana, evidenziati, nel dicembre 2017, dalla seconda Conferenza di verifica e di proposta sull’attuazione della normativa regionale.

Cosa è stato fatto nel frattempo dalla Regione per sanare le criticità riscontrate nei settori della pianificazione linguistica, istruzione, pubblica amministrazione e media? E quali azioni sono state programmate, visto che tra meno di un anno sarà convocata la terza Conferenza di verifica (secondo la norma entro i primi 24 mesi dall’inizio della legislatura, ndr)? Lo chiedono in un’interrogazione rivolta al presidente Massimiliano Fedriga e all’assessore competente Pierpaolo Roberti, depositata oggi, i consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo e Giampaolo Bidoli, ricordando che "la Regione ha il diritto e il dovere di occuparsi della tutela linguistica delle sue lingue, attivandosi per la piena applicazione delle leggi di tutela delle minoranze".

Bidoli e Moretuzzo sottolineano la crucialità della maggior tutela possibile per la lingua friulana e della diversità linguistica in genere per la crescita sociale, civile ed economica della regione, la cui autonomia e specialità trovano fondamento proprio nella presenza delle lingue friulana, slovena e tedesca.

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