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La vittoria di Zingaretti allunga la vita al governo gialloverde

La possibile apertura a sinistra del M5S porterà la Lega a continuare l’esperienza: vietato a Salvini tirare la corda

La vittoria di Zingaretti allunga la vita al governo gialloverde

Il risultato delle primarie democratiche ha già dato un risultato e ha messo in guardia il governo giallo verde che d’ora in poi sarà più forte. Infatti, se Matteo Salvini tirasse la corda, come si dice in gergo popolare, i grillini sarebbero tentati di aprire le danze a sinistra e quindi in autunno - ipotesi di voto anticipato -
tutto sarebbe più difficile per la Lega e molto rischioso per tutto il sistema di governo. Quindi, nonostante i cantieri siano ancora fermi, nonostante la Tav sia ancora nel limbo e nonostante la presa di posizione di Confindustria e di chi è molto incavolato e ha votato per Salvini al Nord, tutto resterà come adesso: due vice premier, Luigi Di Maio e Salvini, e un Premier che farà la spola tra le due ‘tifoserie’ politiche.

D’altra parte a nessuno partito, anche d’opposizione, viene in mente di andare al voto anticipato, nemmeno se il voto europeo desse un risultato favorevole a una parte o all’altra. Il Pd deve riprendere la corsa, i partiti centristi sono al lumicino e soprattutto Salvini e Di Maio sanno che un altro governo così comodo per le loro strategie sarebbe di difficile riedizione. Insomma, grazie a Nicola Zingaretti il governo giallo verde ha allungato la vita, con buona pace dei bei pensanti a destra e a manca. Lo scenario comunque è in movimento. Salvini lo ha capito e cerca di portare a casa più leggi ‘manifesto’ possibile, così come Di Maio.

Intanto ci sono prove d’intesa tra le varie anime della sinistra e di molti europeisti convinti in vista delle consultazioni per l’elezione del Parlamento europeo, dove pare che la ‘lepre’ Calenda abbia lasciato il passo a  veri cronomen delle campagne elettorali. Una notazione comune va fatta: Berlusconi non ha ancora iniziato a organizzare il suo partito e questo per il Ppe non è un buon segno. Se fosse vero che a livello europeo il Ppe cerca di espellere Viktor Orban e prova intese con altre formazioni, saremmo di fronte a un cambio genetico dei due blocchi fin ora conosciuti come conservatori (Ppe) e progressisti (Pse). Il Pd ha già scelto e ora toccherà a Salvini dire se andrà ancora con Marine Le Pen o tenterà un approccio diverso, magari come leader del fronte populista che tenta di sostituire i progressisti nell’intesa europea futura con i conservatori.

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