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No al tetto di stranieri a scuola

Dopo il caso Monfalcone, arriva da Trieste una nuova proposta per limitare i bimbi non italiani nelle classi, dove potrebbe tornare il crocefisso

No al tetto di stranieri a scuola

Dopo Monfalcone, con il sindaco Anna Maria Cisint che ha posto un tetto al numero di stranieri nelle classi delle materne, scoppia un nuovo caso-scuola. Questa volta, a seguire le orme dell’amministrazione della città dei cantieri è il Comune di Trieste. La Giunta Dipiazza, infatti, ha lanciato un’analoga ipotesi di freno ai bimbi non italiani in classe: dovranno essere meno del 30 per cento degli alunni. Ma c’è di più: nelle scuole giuliane, infatti, potrebbe tornare il crocefisso in aula, con l’insegnamento della religione cattolica inserito come parte integrante dell’offerta formativa.

La proposta, che deve essere ancora sottoposta al parere del Consiglio comunale, ha già fatto infuocare la polemica politica.

"La finalità non è quella di 'garantire un’offerta educativa qualitativamente appropriata per tutti i bambini', come sostiene la Giunta Dipiazza. La cui proposta è il frutto di una chiara scelta politica, che segue il sì al corteo di Casapound e viene aggravata dagli assurdi e inutili diktat sul crocefisso nelle aule e sull’insegnamento della religione cattolica". Il segretario della Cgil Fvg Villiam Pezzetta, dal congresso regionale di Zugliano, commenta così la modifica ai criteri di accesso alle scuole dell’infanzia comunali. "Si tratta di una scelta – commenta Pezzetta – che non trova alcun tipo di giustificazione né nella situazione triestina né nella realtà specifica delle scuole dell’infanzia, dove la presenza di bambini stranieri non è mai stata e non è un ostacolo alle attività didattiche, ma anzi uno strumento di integrazione. È inquietante che questo avvenga a Trieste, dopo le reazioni sollevate dal caso Monfalcone e su proposta di quella stessa maggioranza che ha scelto di autorizzare il corteo neofascista di Casapound".

"La Cgil si batterà con tutte le sue forze perché questa scelta non passi, e fa appello fin d’ora a tutte le forze presenti in Consiglio comunale, comprese quelle di centrodestra, perché boccino questa misura, che stride pesantemente non solo con i principi della nostra Costituzione, ma anche con la tradizione e la vocazione multietnica di una città come Trieste, ribadite con forza dalle migliaia di cittadini che hanno partecipato alla manifestazione antifascista e antirazzista del 3 novembre".

“Il limite del 30 per cento quale tetto massimo di bambini stranieri nelle classi delle scuole dell’infanzia comunali è sbagliato. E non è mai cosa buona quando le Autorità civili usano la religione per dividere i credenti”. Lo afferma il presidente dell'assemblea regionale del Pd Franco Codega, a proposito del nuovo regolamento delle scuole dell'infanzia del Comune di Trieste approvato dalla Giunta su proposta dell'assessore all'Educazione, Angela Brandi.

“Sul piano giuridico – spiega Codega - va contro il DPR n. 394/1999 che all’art. 45 prevede che la ripartizione degli alunni stranieri nelle classi semplicemente non superi quella degli italiani, ossia non vada oltre il 50 %. La stessa circolare Gelmini del 2010 prevedeva che il limite del 30%, da lei posto, potesse essere superato quando ci si trova di fronte a bambini stranieri che però parlano l’italiano. E questo è quanto succede in gran parte a Trieste”.

“Ma il tetto è sbagliato anche sul piano didattico: infatti – aggiunge Codega - il Piano dell’offerta formativa nelle scuole dell’infanzia non è principalmente cognitivo, e dunque non può subire ritardi dalla presenza di bambini che conoscono poco l’italiano. Al contrario, la loro presenza e le loro stesse differenze, rappresentano un ulteriore stimolo e un'occasione di crescita pedagogica per tutti i bambini. Se poi ragioniamo sul piano politico, è evidente che la Giunta si sta muovendo su un piano tutto ideologico e che la scelta dell'assessore è stata ispirata da un intento propagandistico in odore di xenofobia”.

Per Codega “questi provvedimenti non mirano per nulla ad agevolare i processi educativi per gli alunni stranieri, e lo prova il fatto che le forze politiche oggi al governo della Regione e del Comune, non appena insediate, si sono affrettate ad eliminare tutti i fondi previsti per il potenziamento educativo e interculturale”.

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