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Strage in due moschee in Nuova Zelanda

La tragedia di Christchurch, dove 49 persone hanno perso la vita, invita alla riflessione. Anche per le sue connessioni con l'Italia

Strage in due moschee in Nuova Zelanda

Una strage fa notizia sempre. Ma se presenta determinate caratteristiche può, rapidamente, fare il giro del mondo. Come è, puntualmente, accaduto oggi, con i fatti della Nuova Zelanda. Fatti eclatanti, e non solo per il bilancio delle vittime: 49 morti, 48 feriti. I fatti di Christchurch hanno suscitato clamore anche per l’identità delle vittime, oltre che per il luogo e le modalità con cui sono state massacrate: un assalto armato, documentato via social, in due moschee. Un atto spettacolare, e mirato. Portatore, soprattutto, di un messaggio. Un messaggio che riguarda, come abbiamo scoperto, anche noi.

C’è un nesso, scabroso, tra quel che è successo a Christchurch e il nostro Paese. Un filo che si snoda lungo due oceani e che porta un nome preciso e inquietante: Luca Traini. Il nome e cognome dell’autore di uno degli atti più allarmanti di violenza compiuti in Italia a danno di cittadini stranieri, la sparatoria dell’anno scorso a Macerata che solo per miracolo non finì in tragedia, compaiono sulle armi che l’attentatore neozelandese ha immortalato nelle foto da lui stesso diffuse su Twitter.

Richiamo inequivocabile, quel nome, che diventa automaticamente firma ideologica. Una matrice che iscrive i due episodi, pur accaduti in spazi e tempi diversi, nella stessa cornice: quella di un razzismo capace di esplodere, ovunque, in furia armata. Un odio che ha il suo pantheon. In cui c’è Luca Traini.

Quello che per noi comuni mortali d’Italia fu solo un folle di estrema destra che tentò di abbattere con la sua pistola quanti più africani possibile, agli occhi del killer neozelandese è diventato un eroe. Sicuramente, una fonte di ispirazione. Il gesto efferato di Traini è diventato così uno schema degno di un remake, ma al quadrato. Di una vera strage, insomma. E con un ingrediente in più: l’Islam.

Irrompere, armati, in moschea, esercitandosi al tiro al bersaglio contro fedeli inermi. Quel che è andato in scena a Christchurch è un’azione spietata attuata con l’intenzione, oltre che di uccidere, di travolgere l’opinione pubblica mondiale con un messaggio poderoso: un no chiaro, secco, devastante, alla convivenza con i musulmani.

Al centro dell’attenzione torna, così, un Islam alla cui integrazione in Occidente non tutti credono. Uno scetticismo, questo, che attraversa gli oceani. E accomuna due Paesi lontanissimi tra loro in un unico destino. Nell’era delle migrazioni di massa, della globalizzazione e dei social media, la distanza tra Nuova Zelanda e Italia non esiste più.

La domanda più scottante a questo punto è: se Traini è diventato un mito laggiù, l’autore dell’attentato di oggi lo diventerà per qualcuno che vive dalle nostre parti?

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