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Taglio dei parlamentari: in Fvg otto seggi in meno

Bocciato un emendamento a favore della minoranza slovena. Insulti su Facebook alla senatrice Rojc: “slava di m…”

Taglio dei parlamentari: in Fvg otto seggi in meno

E’ passato oggi a maggioranza in Senato il disegno di legge della maggioranza per la riduzione del numero dei deputati e dei senatori. I primi dovrebbero passare da 630 a 400 e i secondi da 315 a 200. In Friuli Venezia Giulia i deputati dovrebbero scendere da 13 a 8 e i senatori da sette a quattro. La rappresentanza regionale in Parlamento scenderebbe così da venti a 12.

Oggi, a favore della riduzione del numero di parlamentari hanno votato Cinque Stelle, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia; contro il Pd, Leu e il gruppo delle Autonomie.

Sempre oggi, a maggioranza sono stati bocciati gli emendamenti proposti dai senatori Tatjana Rojc, del Pd, e Gianclaudio Bressa, del Gruppo delle Autonomie, per tutelare e favorire la rappresentanza della minoranza slovena in Parlamento.

E’ così che la polemica, che ieri aveva visto il capogruppo pentastellato Stefano Patuanelli parlare di “obiettivo fondamentale” e la deputata dem Debora Serracchiani rispondergli senza mezzi termini “è l’assassinio della democrazia”, oggi è divampata fino a sfociare sui social.

“Dal Governo gialloverde un attacco senza precedenti alla rappresentanza delle minoranze linguistiche autoctone, in primis quella slovena”, ha tuonato Rojc. “Sta risorgendo un clima di intolleranza antislovena che pareva avessimo superato e invece devo ricredermi”, ha aggiunto Rojc riferendo degli insulti che ricevuto sulla sua pagina Facebook: “Slava e pure comunista di m…”

Duro anche la reazione del segretario regionale del Pd, Cristiano Shaurli. “Il Friuli Venezia Giulia sarà sottorappresentato a Roma, penalizzato da tagli diversamente da altre Regioni. Lega e 5Stelle hanno deciso che siamo una regione di serie B sotto il profilo della tutela delle minoranze, che, invece, sono uno dei fondamenti della nostra specialità e della nostra autonomia”.

Prima di diventare legge la riforma dovrà essere approvata dal Parlamento in doppia lettura.

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