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A Pordenone il Convegno regionale sulle Cure Palliative

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono un approccio che migliora la qualità di vita dei pazienti e delle famiglie

A Pordenone il Convegno regionale sulle Cure Palliative

Decidere assieme. Condividere i pesi, moltiplicare le competenze.  Il lavoro in équipe nelle Cure Palliative, è il titolo del convegno regionale della Società Italiana di Cure Palliative, che si svolgerà a Pordenone, il prossimo 23 Maggio, con il patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia, AAS 5 “Friuli Occidentale”,Comune di Pordenone, Centro di Riferimento Oncologico Aviano, Pordenone Fiere SpA, FNOPI Pordenone, OMCeO Pordenone , Ordine degli Psicologi Friuli Venezia Giulia, SIMG Pordenone, Federazione Cure Palliative.

Le Cure Palliative, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono un approccio che migliora la qualità di vita dei pazienti e delle famiglie che affrontano problemi associati a malattie inguaribili, attraverso la prevenzione e il trattamento della sofferenza, con l’identificazione tempestiva e la gestione di problemi fisici, psicologici, sociali, spirituali.
Affermano il valore della vita, considerano la morte un evento naturale, offrono supporto a vivere nel miglior modo possibile, si applicano non solo nel contesto di malattie oncologiche ma di tutte quelle croniche e degenerative, come le cardiopatie,  malattie polmonari, malattie neurologiche, nefropatie, e altre.

In Italia le Cure Palliative sono un obbligo in base alla legge 38/2010 e rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza sia per pazienti adulti che pediatrici.
Si avvalgano di un approccio multi-professionale e inter-disciplinare, e possono e devono essere applicate anche in fasi iniziali di malattia, possibilmente insieme a trattamenti curativi, per dare la miglior qualità di vita e assistenza possibile. È stato dimostrato che le Cure Palliative così applicate, oltre a migliorare il benessere del malato, riducono e ottimizzano i costi dell’assistenza, tanto da essere riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una priorità della sanità pubblica, anche alla luce dell’invecchiamento della popolazione generale e dei problemi clinici, assistenziali e sociali ad esso correlati.

Solo grazie a una collaborazione multi-disciplinare è possibile fornire un’assistenza incentrata sul malato, migliorare la cura, ridurre l’incidenza di eventi avversi, la permanenza e i costi di trattamenti ospedalieri spesso futili, potenziando il domicilio e l’assistenza territoriale, comprendere preferenze su trattamenti, desideri di vita, identificazione e soddisfacimento di bisogni e preferenze sul luogo di morte. A questo proposito, la Legge 219 del 22 dicembre 2017 – “Consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento” – è una norma fondamentale in quanto offre strumenti per tradurre nella realtà di ogni giorno i valori che da sempre connotano le Cure Palliative: autonomia decisionale, diritto all’informazione, condivisione, relazione di cura, responsabilità, competenza, lavoro in équipe. Gli operatori sanitari esprimono dubbi, si confrontano, integrano le competenze in un’ottica di pianificazione condivisa, che vede la persona ammalata protagonista del proprio percorso esistenziale.

«E’ proprio per questi motivi che la Società Italiana di Cure Palliative, sezione del Friuli Venezia Giulia, evidenzia Raffaella Antonione, Coordinatore Regionale SICP-FVG,vuole dedicare il Convegno annuale, che si terrà a Pordenone Fiere il prossimo 23 maggio, alla Pianificazione Condivisa della Cure e al lavoro in équipe».

«Per la dott.ssa Lucia De Zen, Responsabile SSD Assistenza domiciliare,  terapia del dolore e cure palliative pediatriche dell’AAS5 Friuli Occidentale – Pordenone, il convegno vuole rappresentare un’occasione per riflettere sull’esperienza, esplorando possibili percorsi da intraprendere anche in situazioni in cui le decisioni e le scelte appaiono particolarmente complesse, così com’è complessa la natura umana. È proprio in queste circostanze che l’équipe di Cure Palliative, affrontando dialetticamente anche gli inevitabili conflitti, può consolidarsi, crescere e sviluppare competenze realmente integrate per garantire qualità, appropriatezza e umanità alla persona ammalata e al suo contesto di vita».

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