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Nuove speranze contro la tubercolosi

La Tbc è attualmente la principale causa di morte per malattie infettive al mondo: ha superato anche Hiv/Aids e malaria. Per debellarla, si punta a una nuova vaccinazione

Nuove speranze contro la tubercolosi

Il New England Journal of Medicine ha recentemente valutato con molta attenzione la possibilità di un vaccino contro la tubercolosi, principale causa di morte per malattie infettive al mondo. Ormai ha superato Hiv/Aids e malaria. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) stima che ci sono 10,4 milioni di nuovi casi e 1,7 milioni di morti ogni anno, compresi 0,4 milioni di decessi nelle persone con co-infezione da Hiv, di cui il 95% si verifica nei Paesi a basso e medio reddito.

Il comitato dell’Oms contro la tubercolosi (Who End TB Strategy) ha fissato l’obiettivo ambizioso di ridurre l’incidenza della tubercolosi del 90% entro il 2035. Tuttavia, dal 2000, sebbene la mortalità globale sia diminuita del 30%, l’incidenza della malattia si è ridotta solo dell’1-2% all’anno e l’incidenza della malattia resistente ai farmaci è in aumento. I vaccini rappresentano uno degli interventi più convenienti dal punto di vista economico. Nel caso della tubercolosi, c’è un diffuso scetticismo nella comunità scientifica sulla fattibilità di un vaccino efficace, mentre l’industria farmaceutica si chiede se sarebbe economicamente sostenibile.

Sappiamo che i meccanismi immunologici sono essenziali per la protezione contro la tubercolosi: la malattia si sviluppa solo dal 5 al 10% delle persone infette da Mycobacterium tuberculosis, ma l’immunodeficienza aumenta il rischio di malattia da tubercolosi a circa l’8% all’anno. Dal momento in cui il vaccino contro il bacillo di Calmette-Guérin (Bcg), il più usato al mondo, fu introdotto nel 1921, la sua validità è stata oggetto di continue polemiche. In un ampio studio del British Medical Research Council che coinvolgeva adolescenti, il vaccino Bcg era dell’87% protettivo contro le malattie e del 74% protettivo a 20 anni. Al contrario, il più grande studio Bcg, che coinvolse 260mila persone in India seguite per 15 anni, non mostrò protezione per tutte le fasce d’età. La spiegazione più probabile è che un’alta percentuale di partecipanti, a differenza degli adolescenti britannici, era già stata esposta a tubercolosi o micobatteri non tubercolari, che interferivano con l’individuazione di qualsiasi protezione aggiuntiva fornita dal vaccino.

È necessario un vaccino per interrompere la trasmissione della tubercolosi come riportato sul New England Journal of Medicine, uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, del vaccino contro la tubercolosi è stato condotto in Kenya, Sudafrica e Zambia da ricercatori del Belgio con M72 / AS01E. La sicurezza della vaccinazione è stata valutata e la sua efficacia contro la progressione della tubercolosi polmonare batteriologicamente attiva è stata confermata. L’analisi primaria (condotta dopo una media di 2,3 anni di follow-up) del processo è ancora in corso. Ma l’M72/AS01E ha fornito una protezione del 54% per i pazienti adulti affetti da Mycobacterium tuberculosis contro la tubercolosi polmonare attiva, senza grandi problemi di sicurezza.
Siamo pertanto vicini a una svolta nella terapia contro la tubercolosi con la scoperta di un vaccino efficace contro questa malattia così diffusa nel mondo.

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