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Personale sanitario, il nuovo capro espiatorio per far quadrare i conti

In passato a farne le spese sono stati posti letto, degenze, farmaci e medici generici, ovvero i servizi

Personale sanitario, il nuovo capro espiatorio per far quadrare i conti

La sostenibilità della Sanità regionale messa in crisi dalla spesa del personale? E’ la granitica opinione dell’assessore regionale competente perché, sostiene, il costo del personale è aumentato troppo rispetto alla sua produttività. Ma è davvero così? Il monitoraggio della spesa sanitaria 2002-2017 - che fornisce la radiografia ufficiale sul settore - realizzato dal Ministero dell’Economia e Finanza offre una immagine di segno opposto. Nel 2017, infatti, in Fvg la spesa per il personale è pari al 38,5% della spesa sanitaria corrente, 1,2 punti in meno di quella del 2015. In milioni di euro, quella del 2015 è pari a 926,3, quella del 2017 a 926,1. Scorporando l’inflazione, però, il valore della spesa sanitaria di parte corrente (che esclude gli investimenti) nel 2017 è addirittura inferiore del 5,9% rispetto a quella del 2008.

La ricetta dei governi regionali per la sanità? La stessa da decenni: taglio dei posti letto e delle giornate di degenza. I numeri? I posti letto pubblici del 1980 erano 14.761, 8.594 nel 1990, 5.652 nel 2000, 4.571 nel 2010 e 3.440 nel 2017 e le giornate di degenza nel pubblico si sono dimezzate nel periodo 1995-2017. Negli ultimi 15 anni, inoltre, si è assistito al congelamento della spesa del personale, alla riduzione della spesa farmaceutica convenzionata, alla stagnazione di quella per l’assistenza medico-generica. La sostenibilità della sanità regionale, dunque, si è giocata sulla riduzione dei servizi all’utenza e ora il capro espiatorio diventa il personale. Che si voglia sfruttare l’abusato slogan ‘dalli al dipendente pubblico!’ che raccoglie masse di tifosi talmente sprovveduti da volere contemporaneamente più servizi pubblici - anche sanitari - ma meno dipendenti pubblici?

Servirebbe, invece, recuperare qualità ed eccellenze sanitarie perse nel corso dell’ultimo decennio per ignavia politica. Serve, però, una riforma vera e innovativa, non le riforme dell’ultimo quarto di secolo ispirate al bello ma impossibile ‘tutto a tutti, in tutti i punti della regione’. Una riforma sanitaria regionale che progetta eccellenze ospedaliere e il rafforzamento dell’assistenza nei territori, infatti, può essere spesa nei confronti dello Stato per farne un co-finanziatore. E la revisione dei rapporti finanziari Stato/Regione Fvg prevista per giugno è l’occasione perfetta. O pensiamo di non convincere lo Stato che l’autonomia speciale nostrana può innovare e gestire la Sanità meglio di lui, come accadeva in passato?

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