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'Senza parlare', la comunicazione oltre la comunicabilità

Giovedì 21 e venerdì 22 marzo, al Teatro Verdi di Pordenone, due repliche sold out aperte a duecento studenti del liceo Leopardi Majorana e dell’Itis Kennedy

\u0027Senza parlare\u0027, la comunicazione oltre la comunicabilità

Uno spettacolo per intendere quanto la comunicazione vada oltre la comunicabilità, che consente di chiedersi quali dinamiche relazionali si debbano mettere in atto per ascoltare davvero chi non può parlare, chi attraversa quella che viene definita disabilità comunicativa. A porre la questione è “Senza parlare”, spettacolo di about:blank, che giovedì 21 e venerdì 22 marzo sarà proposto al Teatro Verdi in due repliche sold out aperte a duecento studenti del liceo Leopardi Majorana e dell’Itis Kennedy di Pordenone - grazie al sostegno della Bcc Pordenonese (attività coordinata dall’ufficio scuole del Teatro, info: www.comunalegiuseppeverdi.it scuole@comunalegiuseppeverdi.it).

Mentre, domenica 24 marzo alle ore 21.00 lo spettacolo sarà di scena all’Ex Convento di San Francesco per la rassegna diell’Associazione Culturale Speakeasy, sostenuta da Regione FVG con il patrocinio del Comune di Pordenone. Dalle ore 20 previsto l’aperitivo Speakeasy, in collaborazione con Vanilla Sky 2.0 e Pitars azienda vinicola.

Prodotto nel febbraio 2018 dal Teatro Verdi con il sostegno di Fondazione Friuli, “Senza Parlare” è frutto del lavoro drammaturgico e registico di Lisa Moras, in scena gli attori Marco S. Bellocchio e Caterina Bernardi, scenografia e costumi di Stefano Zullo, musiche e disegno luci di Alberto Biasutti, maestranze under 40 e che nascono il vivace tessuto culturale pordenonese. Il progetto drammaturgico nasce dalla collaborazione con il Centro Benedetta D’Intino Onlus e Fondazione Paola Frassi, centro è specializzato nella pratica della Comunicazione Aumentativa Alternativa e si occupa di fornire ogni tipo di sostegno alle persone con problemi di comunicazione gravi.

Uno spettacolo originale che il Teatro ha prodotto con l’obbiettivo di toccare le corde sensibilissime e vitali del tema della comunicazione e alle sue implicazioni, indirizzarlo oggi agli studenti, in particolare, permetterà di approfondirne il confronto tematico e sul linguaggio teatrale. Uno spettacolo che chiude un ciclo proprio riferito alle nuove generazioni “Bcc Pordenonese sostiene già da qualche anno il progetto Educational promosso dal  Verdi – riferisce il presidente Walter Lorenzon - iniziativa che si prefigge di accompagnare i ragazzi in un percorso di sensibilizzazione e di crescita personale attraverso la rappresentazione teatrale di tematiche valoriali di cui la nostra società ha oggi sempre più necessità. Senza parlare è senz’altro uno spettacolo illuminante, capace di smuovere le coscienze e, auspichiamo, di  avvicinare i giovani alle tematiche della solidarietà, comprensione, rispetto e disponibilità verso il prossimo o il più fragile”.

Un dialogo serrato, appassionato e commovente quello tra i due fratelli protagonisti di “Senza Parlare”, Marco e Sara si amano si odiano, litigano e crescono. È la storia dolce amara di come ognuno vive le difficoltà di comunicazione, la comprensione, il riconoscersi nell'altro e di un affetto che non sono scontati, ma frutto di un percorso e di consapevolezza, volontà capacità umane a volte superabili a volte volontariamente o involontariamente insormontabili. In scena una sedia per persone tetraplegiche, che definisce concretamente il luogo dell’incomunicabilità di Sara, mentre l’attrice sarà il mezzo per poter esprimere desideri, sogni e vitalità. Marco si rivolge sempre alla Sara assente, quella invisibile sulla sedia simbolo, mentre una Sara presente, vivace, dispettosa e ironica ci svela il suo ricchissimo mondo interiore.

SINOSSI
Nel giorno del suo diciottesimo compleanno Sara dovrebbe essere felice, dovrebbe essere il giorno in cui accede all’età adulta; e invece è il giorno in cui il fratello maggiore, Marco, diventa suo tutore e decide di organizzarle una festa. Ma Sara non ha nessuna intenzione di festeggiare. Sente addosso quella rabbia tipica dell’adolescenza, deflagrante e furiosa eppure necessaria e giusta. Non vorrebbe la festa o per lo meno non la vorrebbe come suo fratello la sta organizzando, così come tante cose della sua vita. Vorrebbe poter dire qualcosa ma non riesce perché Sara è disabile, non può parlare, non può usare i gesti e dipende completamente dagli altri. Le vengono in aiuto una serie di supporti che le permettono di comunicare. Ma cosa succede quando l’attenzione del fratello diminuisce, quando la voce di Sara non viene ascoltata? La parabola di un giorno racconta una vita di difficoltà e simboleggia il percorso di un’intera esistenza in salita in cui i piccoli desideri, i bisogni, le incomprensioni tipiche di tutti noi devono essere affrontate in un contesto di condizione estrema, in cui ogni piccola vittoria è gigantesca e ogni conquista è reale, sudata, voluta.

 

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