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Ricerca in campo archeologico e sulle cellule staminali al centro del Darwin Day

Venerdì 15 febbraio, alle 18.30, Roberto Micheli parlerà degli scavi archeologici del Palù di Livenza. Sabato 16 Mario Mazzucato illustrerà le nuove frontiere della ricerca in campo medico

Ricerca in campo archeologico e sulle cellule staminali al centro del Darwin Day

Il 12 febbraio si ricorda, nel mondo intero, la nascita di Charles Darwin, padre della teoria dell'evoluzione. Si tratta di un'occasione per raccontare la scienza agli appassionati e per coinvolgere grandi e piccini alla scoperta dei valori della ricerca scientifica e del pensiero razionale. Nel territorio pordenonese spicca il ciclo di eventi organizzato a Montereale Valcellina dal Circolo UAAR di Pordenone e dal locale Museo Archeologico, che prevede, tra le altre cose, due conferenze molto interessanti e legate strettamente al nostro territorio.

Venerdì sera (15 febbraio), alle 18.30, il dottor Roberto Micheli (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio FVG) parlerà degli scavi archeologici del Palù di Livenza, affrontati con strumenti e metodologie multidisciplinari.

Sabato pomeriggio (16 febbraio), alle 17.00, sarà invece il dottor Mario Mazzucato (responsabile della Struttura per il trattamento di cellule staminali per le terapie cellulari del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano) ad illustrare le nuove frontiere della ricerca in campo medico che si basano su cellule staminali e terapie cellulari.

Prima della conferenza di sabato sarà anche possibile visitare gratuitamente il Museo Archeologico e partecipare ad un laboratorio di microscopia condotto dallo Studio Eupolis.

Il Darwin Day di Montereale Valcellina gode del patrocinio del Comune di Montereale ed è stato realizzato con la collaborazione del Malnisio Science Festival, dello Studio Eupolis, del gruppo CICAP di Pordenone e del Circolo Culturale Menocchio. Il programma completo è disponibile nel sito web pordenone.uaar.it/darwinday e reperibile tramite i consueti canali social.

Palù di Livenza
Nella zona umida e paludosa che si estende tra i comuni di Caneva e Polcenigo a valle del fiume Livenza, si trova il sito palafitticolo del Palù di Livenza: un sito insediativo popolato fin dall'antico Paleolitico (4900 a.C. ca.). Dagli scavi effettuati sono emerse tre diverse tipologie di strutture palafitticole che testimoniano un insediamento del luogo fino al Neolitico recente. Molteplici i materiali ritrovati, dagli oggetti e strumenti in pietra a quelli in ceramica; i reperti archeologici rinvenuti nel sito sono attualmente conservati nel Museo Archeologico del Friuli Occidentale. Il sito è ufficialmente sito #UNESCO dal 27 giugno 2011 e fa parte dell’insieme dei “siti palafitticoli preistorici nell’arco alpino di Francia, Svizzera, Austria, Slovenia ed Italia”.
Tra le tecnologie che stanno rivoluzionando la ricerca ci sono quelle GIS (Geographical information system), con cui vengono geo-riferite tutte le informazioni rilevate.

Ricerca sulle cellule staminali presso il CRO
Al CRO di Aviano, sotto la Direzione del dottor Mario Mazzucato, gruppi di ricercatori partecipano a linee di ricerca internazionali per la modellizzazione di risposte cellulari a trattamenti farmacologici mirati nella terapia dei tumori. Lo studio di come interagiscono le cellule è la chiave delle nuove frontiere della ricerca contro il cancro.
Le cellule di ogni organismo sono costantemente impegnate a comunicare fra loro per mantenere gli equilibri necessari.
Gran parte della comunicazione cellulare avviene su due livelli intrecciati tra loro: tramite il rilascio di piccole proteine, che vanno a legarsi ad altre proteine (dette recettori) che si trovano sulla membrana di altre cellule e la fluidodinamica dei liquidi intercellulari.
Questa comunicazione coordina le attività tra più tipi di cellule rendendo possibili processi complessi come la risposta immunitaria, la crescita e l'omeostasi. D'altro canto, difetti di comunicazione fra cellula e cellula sono implicati nello sviluppo del cancro, delle malattie autoimmuni e metaboliche, nel rischio di trombosi.
Una delle sfide è legata all'utilizzo di terapie cellulari con tecnologia CAR-T. L’obiettivo è riuscire a sostituire i farmaci chemioterapici con cellule del sistema immunitario con tecnologia CAR-T — Chimeric Antigen Receptor (CAR)-engineered T cell.
Queste terapie si basano sulla ingegnerizzazione di normali cellule ematiche, i linfociti T, che modificate geneticamente vengono istruite a riconoscere e legare cellule tumorali ed eliminarle in maniera selettiva. L’ingegnerizzazione dei linfociti T “armati” con tecnologia CAR può avvenire solo in strutture ad alta specializzazione e in ambienti sofisticati, le fabbriche di cellule o Cell Factory.

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