Natale è sinonimo di famiglia per Giovanni Da Pozzo. Ieri come oggi, infatti, per il presidente della Camera di Commercio di Udine e di Confcommercio provinciale la festività è l’occasione per riunire attorno a un tavolo i parenti più stretti, complice un menu rigorosamente semplice e tradizionale.
“Fin da piccolo il Natale era preceduto dalla preparazione dell’albero, del presepe e degli addobbi, anche se fino all’ultimo la mia famiglia era impegnata nell’attività commerciale – spiega Da Pozzo, da generazioni commerciante di abbigliamento a Tolmezzo – il pranzo, poi, era all’insegna del modello patriarcale, con i nostri genitori e le mie tre sorelle. Poi, nel periodo dell’adolescenza, la tavolata era ancora più ampia quando le mie sorelle, tutte più grandi, stavano creando le loro famiglie, ma non rinunciavano a ritrovarsi da noi”.
I fermo-immagine della memoria accompagnano anche sapori e profumi. Il menu, ricorda Da Pozzo, era all’insegna della tradizione, in un mix tra cultura carnica e quella veneta, portata tra i monti friulani dalla madre.
“Ricordo la coradella, fatta con ritagli di polmone, e tanti altri prodotti definiti poveri, ma molto saporiti, che oggi non trovi nei negozi neanche a morire: purtroppo siamo tutti omologati” aggiunge il presidente camerale. Ancora oggi Da Pozzo ama il pranzo di Natale ‘patriarcale’. Anche perché è l’occasione per riunire la sua famiglia. Le due figlie, di 28 e 22 anni, vivono all’estero, in Spagna e in Inghilterra, e rientrano in Carnia proprio durante le festività.
“Normalmente, ho il vizio di mangiare molto velocemente, considerando il pranzo soltanto un intercalare tra un impegno e l’altro – rivela Da Pozzo – con il tempo, però, ho maturato la predilezione verso il ‘poco, ma buono’ e ponendo molta attenzione anche l’aspetto della compagnia che si ritrova a tavola, privilegiando gruppi ristretti, ma intimi”.
L’appetito di Da Pozzo, quindi, è all’insegna della moderazione. Incalzato, però, confessa anche le sue preferenze.
“Prediligo i secondi, sia di carne, sia di pesce – dichiara -, per quanto riguarda i vini, invece, nonostante siamo una regione dai grandi bianchi, preferisco i rossi”.
Qualche consiglio per le tavole delle feste? “Semplicità e tradizione, ispirata ai vecchi ricettari” risponde Da Pozzo, ponendo l’accento in particolare su una categoria di piatti oggi ingiustamente trascurati: i minestroni.
“Nei menu dei ristoranti sono praticamente introvabili – aggiunge – eppure rappresentano un patrimonio di sapori e di cultura della nostra terra”.
Se a tavola è un gradevole commensale, il rappresentante delle categorie economiche in cucina si ferma al livello di sopravvivenza. “So cucinare una bistecca oppure un uovo – conclude Da Pozzo – e quando sono lanciato anche due spaghetti”.
24 dicembre 2009, 13.40






















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