04.03.2010 10:42

La Tv è come un water!

Intervista esclusiva ad Alessandro Bergonzoni, atteso in Friuli con il suo spettacolo "Nel", parla a ruota libera di politica e spettacolo, sentimenti e arte

Alessandro Bergonzoni -

Funambolo della parola, attore, pittore, artista, scrittore, attento alle problematiche sociali, Alessandro Bergonzoni ritorna in Friuli con il suo spettacolo, “nel” che sarà giovedì 4 a Casarsa e il giorno successivo a Pagnacco.

Queste date di “Nel” segnano il suo gradito ritorno in Friuli, dove ha presentato in anteprima proprio questo monologo nel 2007. Da allora lo spettacolo è cambiato?
“Certamente. Quello che ho portato a Udine era, come detto, un’anteprima. ‘Nel’ adesso è la summa delle sue caratteristiche, ha guadagnato in arrotondamento e in fluidità”.

È cambiata anche la lettura che ne dà il pubblico?
“Posso dire che oggi il pubblico mi conosce in maniera differente rispetto a un tempo. Non sono solo un attore. Il pubblico è informato sulle mie attività in campo sociale, ma mi conosce anche come pittore o come scrittore. In questo senso, perciò gli spettatori sono più prismatici: riescono a scorgere i vari aspetti presenti nel monologo”.

Diversi linguaggi riescono a far sfogare la sua creatività?
“Non mi limito mai. Appena finisco uno spettacolo, comincio a dipingere oppure mi attivo per una campagna sociale. Per ora non canto e non ballo, però non escludo niente a priori. Magari fra 20 anni faccio un musical”.

Anni fa potevamo vederla anche in televisione. È possibile, oggi, un suo ritorno sul piccolo schermo, magari come “voce fuori dal coro”?
“Dopo che ho visto Sanremo, la De Filippi, le interviste della De Filippi e le dichiarazioni su Sanremo, le isole e le case varie, rispondo di no. Ho raggiunto il colmo del mio water televisivo. Oggi la tv è distrutta, distruttiva e ha raggiunto un livello che non è mai stato così basso. Mi sono arrivate poche proposte e comunque le ho rifiutate tutte. Io le mani nel water non le metto”.

In questo, che ruolo hanno i telespettatori?
“Sono conniventi. Quando milioni di persone si piazzano davanti a Sanremo sono responsabili delle scelte quanto i dirigenti di rete”.

Ha sempre fondato il suo teatro sulla parola. Non pensa che oggi in Italia ci siano troppe parole e pochi fatti?
“Prima di tutto vorrei precisare che io non lavoro sulla parola, ma lavoro sul pensiero. Le parole hanno un senso se dietro c’è un pensiero. Per rispondere alla domanda oggi vedo, invece, tante parole senza un concetto di base. Vedo fumo, fumo, fumo. I politici si riempiono la bocca con l’economia, la gestione, la finanza. E cambiano la facciata, non la sostanza di quello che sono. Per arrivare ai fatti, invece, sarebbero necessari cambiamenti sostanziali, interiori. Non è sufficiente che un delinquente si ricicli per diventare una persona perbene”.

Un commento sul “caso Delbono” che ha sconvolto Bologna, la sua città.
“Essenzialmente era il caso a cui mi riferivo prima. Di chi pensa: ‘io agisco così e finché non mi beccano, va tutto bene’. Questi comportamenti sono un danno enorme, non solo per una singola città, ma per l’Italia intera”.

Lei da anni è testimonial della Casa dei risvegli, la struttura pubblica che, a Bologna, si occupa di pazienti con grave o gravissima cerebrolesione acquisita. Alla luce di questa sua esperienza, come commenta il caso di Eluana Englaro?
“Un anno fa, quando morì Eluana, ebbi modo di esprimere il mio parere. Oggi lo confermo. Non mi ritengo né laico, né religioso, ma sono un pensatore di ciò che è impossibile e credo alla parte spirituale dell’anima. E credo che stili di vita ‘non dignitosi’ non debbano essere definiti da criteri stabiliti da un medico, un giurista o un tribunale. Essitono vite delicatamente diverse dalla nostra di persone ‘normali’ che meritano di essere vissute. Ho incontrato persone che, in buona salute, sostenevano di non voler vivere in stato vegetativo e che poi, invece, trovandosi in quella drammatica situazione, abbiano cambiato idea, amando anche la loro esistenza ‘non dignitosa’. E chiudo con un consiglio: ci sono troppe persone che parlano di coma, stato vegetativo, terapie, alimentazione forzata senza sapere davvero di cosa si tratti”.

Valentina Viviani

marcello bettelli
05.03.2010, 21:51
la TV è come u...
mi dispiace per bergonzoni ma non ha capito che cos'è davvero per tante, troppe persone la fine della vita


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