05.03.2010 11:23

Il mazzo di rose rosse

IL RACCONTO - L’amore incondizionato può nascondere la perversione?

Cane rosa -

Era una bella serata di aprile, e la primavera aveva fatto capolino dopo il freddo inverno di quell’anno.
Ben uscì tra le ombre calanti di Michigan Street, aprì la portiera anteriore della sua Subaru, lasciò cadere la cartella in pelle ai piedi del sedile del passeggero, quindi richiuse la portiera e si guardò attorno. Il parcheggio era quasi deserto. Una folata di vento tiepido gli scompigliò i capelli.

Controllò l’ora sul quadrante del suo Rolex: le sei meno un quarto. Decise di tornare a casa a piedi, un po’ di moto non gli avrebbe fatto male.
Controllò che l’auto fosse chiusa, quindi si avviò con passo deciso verso il centro.
Dopo un’intera giornata chiuso in ufficio a stilare il bilancio della Morrison S.p.a. l’aria della sera gli ricordò che ai piani alti del cielo una qualche divinità lo stava osservando ed in fondo gli voleva bene.
Sorrise e si passò una mano tra i capelli folti e neri.

Esitò per qualche istante quando vide la propria immagine riflessa nella vetrina del ChickenJoe, la rosticceria che faceva angolo e forniva la mensa della Morrison con ogni genere immaginabile di schifezze. Un uomo alto sulla trentina, magro, occhi azzurri, elegantemente vestito con abito frigio coordinato a mocassini neri e lucidi. Non era cambiato di una virgola da quando, due anni prima, aveva incontrato Marta. Stessa pettinatura, stesso sorriso affascinante che l’aveva fatta innamorare, stesso sguardo gelido e intelligente. Il genere di sguardo che ti fa guadagnare la fiducia del direttore e ti fa crescere il conto in banca con andamento esponenziale e ritmo regolare.

Una signora con due borse della spesa lo urtò risvegliandolo dalla propria contemplazione.
“Oh, scusi…”, disse lei senza neanche fermarsi.
“Non fa niente”, sussurrò Ben quando la donna era ormai lontana.
Proseguì sul marciapiede screpolato sotto un cielo che si andava tingendo di viola. Due accattoni gli tesero le loro mani inguantate e lei li ignorò con un malinconico segno della testa. Un clacson suonò a qualche isolato di distanza, un palloncino rosso si alzò subito seguito dal pianto roco del bambino che se l’era fatto sfuggire di mano.

Ne aveva parlato con Marta. Spesso. Lui lo voleva, un bambino. Il problema era capire cosa volesse lei. Detestava litigare con lei, per questo non insisteva nella discussione ed aspettava che fosse lei a riprendere l’argomento, cosa che puntualmente non accadeva.
Si fermò ad un semaforo ed aspettò il verde accanto ad un venditore di Hot Dog che gli propose un affare scottante: Hot Chili con senape a soli due dollari.
Ben scosse la testa e rispose che odiava gli Hot Dog, non poteva proprio vederli.
Il venditore farfugliò qualcosa e si girò dall’altra parte.

Aveva sete, e voglia di una bella doccia calda. Ma ancora di più aveva voglia di Marta. Ogni volta che si attardava in ufficio il suo pensiero lo visitava in continuazione, come una dolce e fastidiosa zanzara che ha deciso che il tuo sangue è abbastanza dolce da meritare il bis. Gli dispiaceva lasciarla da sola a casa, tutto il giorno. Aveva capito che per lei non era poi questa gran tragedia, ma non ci poteva fare niente, era una cosa più forte di lui.

Passò accanto al Quitters’Inc ed al Red Dragon, il ristorante giapponese dove pranzava ogni domenica, quindi si fermò di fronte ad un gabbiotto arrugginito incastrato tra un’edicola ed un distributore automatico di sigarette e preservativi.
Da quanto non le portava dei fiori? Non se lo ricordava, e questo voleva dire che l’ultima sorpresa non era poi così recente.
Marta amava i fiori, specialmente le rose e le margherite. Non gliel’aveva mai detto esplicitamente, ma lui l’aveva capito dal suo sguardo eccitato e dal modo in cui fissava il buoquet con avidità, come volesse mangiarselo.

Estrasse il portafogli e si diresse verso la vecchia che sedeva con aria assonnata vicino all’espositore.
“Salve giovanotto.”
“Salve.”
“Un bel regalo per sua moglie?”, chiese la donna.
“Beh, non proprio…”
La venditrice abbassò lo sguardo per una frazione di secondo, poi tornò a scrutarlo con quei suoi occhi gioiosi e corrosi dalle cataratte.
“Allora per la sua fidanzata…”
Ben arrossì.
La donna ridacchiò e prese un foglio di carta trasparente.
“Cosa mettiamo? Ho dei tulipani meravigliosi, ma se vuole posso farle un misto.”
Ben esitò un attimo, quindi allungò una banconota da cinque dollari.
“No. Mi metta solo rose. Rose rosse. Ed anche un po’di margherite, facciamo cinque e cinque.”
“Sua moglie sarà contenta, è un’ottima scelta”, disse la donna allungando le sue mani ossute verso il vaso delle rose.
Non è mia moglie, non ancora, pensò Ben. Ma non disse niente.
“Vedrà come le piaceranno. D’altronde non c’è niente di più bello di un uomo innamorato con dei fiori in mano.”
Ben Donawald sorrise e si allentò il nodo della cravatta. Stava iniziando a sudare nonostante l’aria della sera.
La donna prese i soldi e gli tese il mazzo di fiori senza accorgersi dei rivoli di sudore che andavano striando le guance del suo cliente.
“Buona serata”, aggiunse.

Ben prese le rose e ricambiò il sorriso della vecchina.
Era davvero una cara vecchina, pensò mentre riprendeva a camminare.
Mancavano ormai due isolati a casa, e li percorse senza pensare a nulla in particolare. Ogni tanto dava un’occhiata alle rose, rose mediocri, neanche tanto belle. Ma in fondo contava il pensiero.
Marta. Dio, quanto l’amava. Gliel’aveva mai detto? Di sicuro non tanto spesso quanto avrebbe dovuto.

Aprì il cancelletto della villetta a schiera con il piede. L’erba del giardino era bassa ed in più punti bruciata, avrebbe dovuto chiamare qualcuno che lo mettesse apposto. Con la bella stagione Mara amava trascorrere i pomeriggi in giardino, all’aria aperta.
Suonò, ma nessuno venne ad aprire. Appoggiò allora le rose sul tavolo in vimini della veranda e cercò le chiavi in tasca. Ci mise un po’ por trovarle.

La luce del soggiorno era fioca, gli scuretti erano accostati. L’aria era viziata, e Ben si chiese come mai nessuno avesse arieggiato.
“Tesoro, sono a casa.”
Appoggiò le chiavi sopra all’elenco del telefono e si tolse le scarpe.
“Amore?”
Avanzò verso la cucina tenendo in mano il mazzo di rose e margherite che Marta tanto amava.
“Ehi, piccola, dove… ah, eccoti iniziavo a preoccuparmi…”
Marta lo fissava con sguardo languido da sotto il tavolo. Ben si chinò per prenderla in braccio, e lei scodinzolò appena. Quando poi l’uomo la baciò sulla bocca quasi si ritrasse.
“Ti ho portato una sorpresa”, disse Ben tirando fuori il mazzo di rose rosse, che il cane ignorò.
“Sono contento che ti piaccia, amore.”

Marta si divincolò, e Ben la appoggiò delicatamente sul pavimento in marmo, a pochi centimetri dall’angolino in cui giaceva stantio un compatto mucchio di feci.
“Vado a cambiarmi, poi vedo di cucinarti qualcosa di buono.”
Mentre faceva le scale, Ben sentì che la stoffa dei pantaloni tirava leggermente all’altezza del cavallo.
Marta… avrebbe fatto quell’effetto su ogni uomo. Sorrise e pensò che quella sera si sentiva ispirato, le avrebbe dato quello che voleva, e sarebbe stato dolce e possessivo allo stesso tempo.
Già, era davvero un uomo fortunato.
Si cambiò in fretta e scese canticchiando.

Francesco Colò

Sabrina Nogara
16.03.2010, 14:03
il finale, assolutamente inatteso, rende ancora più accattivante questo racconto già di per sè piacevole per la sua scorrevolezza. complimenti all'autore!
Franco Polito
11.03.2010, 20:22
Il mazzo di rose rosse
Troppo bello il finale evviva l'amore perchè senza questo sentimento non si può vivere. Complimenti all'autore con l'augurio di un futuro letterario radioso.
Franco Polito
11.03.2010, 20:21
Il mazzo di rose rosse
Troppo bello il finale evviva l'amore perchè senza questo sentimento non si può vivere. Complimenti all'autore con l'augurio di un futuro letterario radioso.
Luca Marcuzzi
10.03.2010, 15:15
Bel racconto! Complimenti! Sei riuscito a dar vita ai sentimenti di un uomo adulto costruito, malinconico ma perso nel suo unico pensiero: quello di amare e di essere amato. Non importa da chi...
Tonino Pisano
10.03.2010, 11:15
Il mazzo di rose rosse
Complimenti!!! Non conosco la tua età, ma trovo il tuo modo di scrive veramante maturo, La lettura è fluida, scorrevole. Il lettore attento, dopo le prime righe ha voglia di continuare a leggere per scoprire il personaggio e la sua amata. Finale con sorpresa per chi si aspettava Marta morta o fuggita da casa. Originale, invece, è trovare un cane femmina ad aspettarlo. Bravo Francesco continua su questa strada, è quella giusta.
Chiara Secco
09.03.2010, 10:27
Il mazzo di rose rosse
E pensare che fino all'ultimo momento credevo si trattasse di una bellissima donna, invece.....Povera Marta!!!! Bel racconto in ogni caso! Ciao!!!
Luca Secco
09.03.2010, 10:25
Il mazzo di rose rosse
Porca miseria! Mi piace il tuo modo di scrivere e il finale inaspettato, anche se rimane l'amaro in bocca per il povero cane... Chiamate il WWF !!! Comunque BRAVOOOO!!! Continua così, che fra un po' verremo da te a chiederti l'autografo! :))) Ciao!


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