Il mio ragazzo è scaduto, come lo stracchino in frigo. Sapevo che sarebbe andata a finire così, ma alla fine ci credi o ci vuoi credere sempre, romantica o semplicemente fessa che tu sia.
Ho conosciuto Alberto un giorno d’agosto e di caldo. Mi ricordo io dietro alla finestra a sbirciare e lui scendere da una lunga macchina scura che non pareva finire più. Aveva un abito bianco candido, un passo leggero e un sorriso spensierato da incosciente. Mi è piaciuto subito e sono rimasta fregata. Quando abbiamo cenato la prima volta assieme, uno di fronte all’altra, si è riempito la bocca di frasi senza senso e mi ha fissato per tutta la serata come se avessi avuto una foglia d’insalata fra i denti. Eppure erano giorni che non mi toglieva gli occhi di dosso, si affannava per starmi vicino e cercava una buona scusa per attaccare bottone.
Vai a capire gli uomini. Io ci ho rinunciato in prima media, quando un moretto di nome Luca mi aveva scritto “ti voglio bene” sul diario, e due giorni dopo stava con la bionda svampita Stefania mia compagna di banco. Da quella volta ho smesso di credere all’amore con le maiuscole e ho preso le cose al volo così come sono venute, anche lasciandole sfracellare a terra visto il mio inutile senso dell’equilibrio.
Una volta ero stata persino sul punto di sposarmi con un tizio più giovane di qualche anno, ma all’ultimo sull’altare me la sono fatta sotto in ogni senso. E così mi sono lasciata consolare, un paio di mesi dopo sia chiaro, dal testimone del mio non sposo. “Hai fatto bene” dice sempre la mia amica Noemi che, da quando anche il secondo marito se n’è andato via, ha un sorriso smagliante e un colorito invidiabile che pare perennemente abbronzata.
Così ad Alberto avevo messo subito le cose in chiaro: niente matrimonio per carità. Lui non si era scomposto troppo secondo prassi maschile e aveva mugugnato qualcosa sempre appeso a quella sua maledetta sigaretta. Fumava persino sulle mie aiuole, cosa che mi dava un fastidio immenso visto che fare la fioraia era il mio sogno da bambina e che, non so come e perché, sono sempre stata naturalmente predisposta ad allevare piante. Incrociare lo sguardo dei vicini che si imbambolano di fronte ai tuoi gerani che dal balcone scendono ad accarezzare la strada grigia è una soddisfazione.
Ma Alberto un sorriso ai miei colori non l’ha mai regalato. Lui guardava interessato solo quando, scollata per il caldo d’estate, io mi chinavo a strappare erbacce e a smuovere la terra.
“Ma che ti piace di lui?” chiedeva Noemi di fronte alla nostra pausa caffè del pomeriggio. In effetti non era questo gran chiacchierone, non si filava i miei amici e non faceva niente di speciale nella vita. Eppure stavamo ore a guardare le stelle di notte e non solo. È così che credo si sia raffreddato. I medici l’avevano detto, talmente debole che basterebbe una polmonite a portartelo via. E così è stato ieri a mezzogiorno, quando gli altri mangiavano e io sola pensavo a lui. Non si è fatta vedere neppure quella lunga macchina scura. Oggi andrò a tagliare i miei fiori per lui e domani lo saluteremo tutti assieme, come facciamo ogni settimana qui alla casa per anziani del mio vecchio paese.
Davide Nonino è scrittore e copywriter, autore della raccolta di racconti. Per conoscere la sua attività visitare il sito www.lanostraoccasione.it
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