09.11.2009 11:39

Il buio dietro il muro

A Berlino per studio e per passione. Impressioni a distanza di qualche anno

Tacheles - Foto Marta Rizzi
Foto Marta Rizzi

La prima volta che sono stata a Berlino il muro era caduto da cinque anni e la città era un cantiere a cielo aperto. Si respirava aria di rivoluzione, ma all’entusiasmo dei più giovani i più vecchi rispondevano con un’amara verità: l’Ovest si stava mangiando l’Est, i berlinesi ‘ricchi’ portavano via il lavoro a quelli ‘poveri’.

Ricordo l’amarezza di una docente universitaria che prima della caduta aveva la sua cattedra e il suo stipendio. A Berlino Est. Dopo la caduta aveva perso tutto e per sbarcare il lunario doveva insegnare tedesco agli stranieri. Ma c’era anche una ragazza cubana che aveva seguito in Germania l’amore. Era entusiasta e sperava di poter trovare a Berlino quella libertà che non aveva a Cuba.

Ma quella Berlino era anche la più grande città turca d’Europa. A Kreuzberg era proprio il turco la lingua ufficiale, alcuni bar erano frequentati esclusivamente da turchi – tutti uomini -, i negozi erano gestiti da turchi e se volevi mangiare un kebab, erano lì i migliori Imbiss. Ma di certo l’integrazione era lontana. La migliore amica della ragazza berlinese che mi ospitava era turca, frequentava l’università e, ovviamente, considerava Berlino la sua casa. Ma il padre, che in Germania viveva da trent’anni, pur comprendendo perfettamente il tedesco, si rifiutava ostinatamente di parlarlo. Forse, anche per questo la Turchia rimane un Paese ‘candidato’ a entrare nell’Unione europea.

Sono tornata a Berlino un paio d’anni fa. I cantieri sono andati avanti a una velocità impressionante. Il Sony Center ha drasticamente cambiato il volto di Potsdamer Platz. Del muro non rimane che il ricordo e un simil monumento alla memoria. Ma la Kaiser Wilhelm Gedachtniskirche conserva tutto un altro fascino.

Quello che più mi ha colpito a distanza di pochi anni è come l’Est abbia subito un’invasione: di giovani - anche italiani, anche friulani – che hanno pensato di trovare a Berlino quello che non trovavano a casa propria: appartamenti a prezzi più che accessibili, costo della vita relativamente basso, ma soprattutto grande creatività e possibilità di sfondare nel mondo dell’arte o della moda. Quella che una volta era Berlino Est si è trasformata in un infinito susseguirsi di gallerie d’arte e negozi di abbigliamento più o meno interessanti. In quei palazzoni stile Unione sovietica c’è posto per tutti.

Ma la verità è che questi giovani creativi un’altra casa ce l’hanno e sicuramente hanno anche le spalle coperte. Se non sfonderanno, appena si stancheranno, e molti lo hanno già fatto, potranno tornare indietro. I berlinesi autentici, quelli che in Germania ci sono nati e non hanno né soldi, né possibilità di scelta, guardano a questi ragazzi con insofferenza, pensando che loro un lavoro non ce l’hanno e non hanno nemmeno voglia di improvvisarsi artisti.

La realtà è la disoccupazione. Di piste ciclabili scriva qualcun’altro.

Maria Ludovica Schinko

Guarda la gallery con le immagini di Berlino 2003.



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