Il mondo dell'alpinismo friulano piange ancora una volta uno dei suoi rappresentanti.
Stavolta, a meno di un mese dalla tragedia costata la vita a Fabio Baron e Diego Andreatta, la montagna si è portata via Luca Vuerich, trentaquattrenne tarvisiano doc, che era amico a sua volta degli alpinisti morti in Trentino Alto Adige.
Non ce l'ha fatta, infatti, il tarvisiano Vuerich, l'alpinista friulano precipitato durante una scalata in montagna, in una zona compresa tra l'Italia e il confine con la Slovenia.
Vuerich stava scalando una vetta sopra Kraniska Gora, che si trova sul confine tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia insieme ad un alpinista sloveno, quando è stato travolto dalla valanga di ghiaccio, che l’ha trascinato più a valle.
Le squadre della stazione di Cave del Predil del Corpo Nazionale Soccorso alpino e Speleologico, insieme ai colleghi del Soccorso alpino della Guardia di Finanza di Sella Nevea sono intervenute per prestare i primi soccorsi all'alpinista travolto da una valanga di neve e ghiaccio.
Il Soccorso alpino italiano è corso in aiuto di quello sloveno, che non riusciva a far intervenire l’elicottero. Le condizioni di Luca Vuerich, però, sono apparse subito gravissime e dopo averlo recuperato, è stato trasportato in elicottero fino a Tarvisio e da qui, con un altro elicottero, è stato portato all’ospedale di Udine, dove è morto poco dopo le 15 a causa delle ferite riportate.
L’allarme è scattato verso le 9.30 e l’intervento di recupero si è concluso verso le 13.
Luca Vuerich, come ricordato, era una guida alpina, ed era amico dei due alpinisti friulani, Fabio Baron e Diego Andreatta, morti a fine dicembre travolti da una valanga in Trentino Alto Adige. Non soltanto, Luca era anche amico di Nives Meroi e ha effettuato circa 600 salite sulle Alpi, in tutte le stagioni, con l'apertura di circa 30 vie nuove nelle Alpi Giulie, compiendo spedizioni su numerose cime nepalesi.
Vuerich, nato nel 1975 a Gemona del Friuli, è cresciuto a Tarvisio e dalla famiglia, come lui stesso ricordava sul suo sito, ha ereditato la passione per la montagna:
"Senza ombra di dubbio l’amore per la montagna ha radici nella mia famiglia.
Ho la fortuna di essere cresciuto a Tarvisio, un piccolo paese di montagna e quindi a me bastava aprire la porta di casa o guardare dalla finestra per vedere la natura.
Mio padre, grande appassionato di alpinismo e di viaggi, mi ha fatto conoscere questo mondo già da piccolo.
Le domeniche passate tra i monti per gioco per me cominciarono a diventare sempre più frequenti, le cime sempre diverse e le gite sempre più impegnative.
A nove anni avevo già salito tutte le cime del Tarvisiano per ferrate e sentieri e volevo sempre qualcosa di più, qualche nuova meta.
Ricordo quando in quarta elementare ho portato una foto del Grossglockner (3798 mt.) che avevo salito assieme a mio padre pochi giorni prima e nessuno dei miei compagni credeva alla mia salita...
Ma per me non c’è stato solo la montagna, anche perché a Tarvisio bisogna convivere con la neve per quasi 6 mesi all’anno, e così l’altra mia grande passione è lo sci, prima sui campetti poi a livello agonistico fino a 16 anni per poi dirottare tutto sullo sci alpinismo. Ricordo ancora i miei primi bellissimi Head Alpinist con attacchi Tyrolia che mi hanno aperto un nuovo mondo.
Al Khan TengriCosì assieme ad un mio coetaneo cominciai ad arrampicare in falesia e a sognare le salite sulle grandi pareti che si vedevano da casa o si trovavano sfogliando libri di montagna.
Le vie di Ignazio Piussi, Enzo Cozzolino, Emilio Comici presto mi diventarono familiari e così a 17 anni avevo già salito le vie più impegnative delle Giulie.
Una tappa fondamentale e una fortuna per me è stato conoscere Romano Benet e Nives Meroi, che nel 93 non avevano ancora salito nessun 8mila ma erano i più forti alpinisti della zona.
Ci siamo conosciuti durante una festa su un monte e la cosa che mi stupì era che già mi conoscevano, sapevano che salite avevo fatto e ci proposero di andare in Dolomiti con loro il giorno dopo.
Quella notte non riuscii a chiudere occhio. Alle 3.00 Romano passò a prendermi, Nives dormicchiava seduta vicino a lui, Maxi era seduto accanto a me e dalla sua faccia anche lui non aveva dormito... Si andava in Dolomiti!
La via scelta da per noi giovani da Romano era la Costantini Apollonio sulla Tofana di Rozes: dopo aver letto la relazione, preoccupato chiesi a Romano: "Ma ce la facciamo?"
- "Se avete salito il diedro Cozzolino potete salire tutto..."
E da quei giorni in poi per me cominciò una grande amicizia e una scuola che mi ha portato a salire le vie più difficili delle Alpi e le cime più alte del mondo.."
ultimo aggiornamento 22 gennaio 2010, 15.29





















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