Licenziato perchè napoletano

A Pordenone un maestro di origine partenopea è stato allontanato dalla scuola dove insegnava perché parlava in dialetto e i bambini non lo capivano

scuola elementare alunni -

Insegnava ai suoi alunni con una chiara inflessione partenopea ed è stato licenziato. Questa la sorte toccata a un maestro di origini campane che, trapiantato a Pordenone, per ricoprire il ruolo di supplente in una scuola elementare c’ha rimesso il posto.

I bambini, riporta il Messaggero Veneto di Pordenone che ha acceso i riflettori sulla vicenda che sta destando molte polemiche a livello nazionale, due classi dei plessi primari di Vallenoncello e di via Vesalio, nel settembre scorso hanno cominciato a lamentarsi.

A casa raccontavano che avevano difficoltà a capire cosa diceva il maestro, “Ci parla una lingua strana" aveva detto uno degli alunni, "Non lo capiamo" si era lamentato un altro.
Da lì l'intervento dei genitori, il dirigente scolastico e alla fine la visita ispettiva, i richiami e la contestazione, e infine il licenziamento perché usava il suo dialetto d'origine in classe.

Mentre la dirigente scolastica della sede centrale Rosmini, Nadia Poletto si trincera dietro "un no comment" e suggerisce ai suoi collaboratori di fare altrettanto, c'è chi invoca maggior rigore sui banchi di scuola.

"Si sforzino di parlare l'italiano in classe - ha detto Claudio Serafini, responsabile enti locali della Lega Nord di Pordenone -, da noi ci sono moltissimi insegnanti meridionali. Più della metà forse anche di più. Non abbiamo niente in contrario al fatto che vengano qua ad insegnare, ma se devono parlare in dialetto lo facciano a casa".

Se avesse parlato friulano? "Sarebbe stato lo stesso - aggiunge - di più le dico che avrebbe dovuto essere lo stesso se io che sono di Pordenone fossi andato a insegnare a Napoli. Mica potevo mettermi a parlare in dialetto e pensare di passarla liscia".

I colleghi invocano l'intervento dei sindacati, ma Adriano Zonta della FLC Cgil minimizza. "Non è stato licenziato per quello - dice il segretario provinciale del comparto scuola Cgil -, ma solo perché non faceva bene il suo lavoro. Non conosco direttamente il caso perché non è un nostro iscritto, ma da quel che ho capito credo sia una vicenda montata dai giornali. Se l'hanno licenziato è probabile che il vero problema sia che non riusciva a tenere la classe. Qualche parola di dialetto - diciamoci la verità - la usiamo tutti. Se c'è stata un'ispezione e ha stabilito che non sapeva insegnare, probabilmente, non si è trattato soltanto dell'uso di qualche parola di dialetto, ma per un'inadeguatezza nel saper controllare la classe e gli studenti".

Non si è fatta attendere la replica della scuola riportata TGCOM.
Stefano Caravelli, responsabile del Centro Servizi Amministrativi di Pordenone, il quale ha spiegato come il maestro fosse un insegnante di sostegno e seguisse solo due bambini; il licenziamento, sottolinea il funzionario, è stato invece deciso sulla base delle competenze specifiche: l'istituzione scolastica ha stabilito la "manifesta incapacità didattica" del docente, che non era nemmeno abilitato. Il contratto a tempo determinato di cui usufruiva l'insegnante sarebbe scaduto a giugno, ma ne era contemplata la possibilità di rescissione e così è stato fatto, con decorrenza da fine febbraio.

11 marzo 2010, 16.40



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