Svegliarsi e trovarsi con meno di niente. Il popolo haitiano, saccheggiato del poco che aveva dal devastante terremoto del 13 gennaio, è sprofondato in pochi secondi nell’incubo più nero. Allora ecco che gli angeli del mondo - medici, religiosi, volontari - si sono messi in volo per portare i primi soccorsi alla popolazione. Tra questi anche Thomas Pellis, 35enne anestesista dell’Ospedale civile di Pordenone, partito per Haiti il giorno seguente al sisma assieme a Roberto Dall’Amico, primario di Pediatria al Santa Maria degli Angeli e direttore sanitario del Saint Damien, a Port au prince.
Con loro, volontari della Fondazione Francesca Rava-Nph Italia, altri angeli. Come Gaia, una neonatologa di Varese, Federico e Drusilla, due giovani medici di Milano e i chirurghi di guerra Stefano e Livio. I primi a scendere all’inferno. Hanno attraversato l’Oceano, con lo stretto necessario in valigie ridotte all’osso, ma con dentro la consapevolezza di chi va in missione. E non può permettersi di fallire. Un sacro fuoco, che fa gli uomini eroi, che Thomas ha ereditato nei geni, assieme al colore di occhi e capelli, dal padre chirurgo e dalla madre pediatra. “Ero già stato ad Haiti in novembre, assieme a Dall’Amico per dare impulso al progetto chirurgico nell’ospedale diretto da Roberto e costruito da suo cognato - racconta Thomas -. Il giorno dopo la scossa, saputo che la struttura aveva retto, Dall’Amico decise subito di partire e mi volle al suo fianco”.
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Daniele Micheluz
12 marzo 2010, 8:00























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