Scandalo al sole

ESCLUSIVA - Ecco come la Fondazione Ospizio marino di Grado ha sperperato il suo patrimonio, indebitandosi per oltre 18 milioni di euro, nel tentativo di costruire un centro senza avere le autorizzazioni

sala operatoria mai aperta - La sala operatoria mai aperta
La sala operatoria mai aperta

Prima o poi qualcuno farà luce su cosa sia accaduto a Grado, su come sia stato possibile che una Fondazione Onlus, come tale senza scopo di lucro, abbia potuto dare avvio a un’iniziativa del valore di milioni di euro per costruire una clinica che non poteva aprire perché priva delle autorizzazioni.

Servirà un faro davvero potente per illuminare chi nell’ombra, se mai c’è stato un burattinaio, ha mandato allo sbaraglio la Fondazione convinta che l’iniziativa potesse garantirle economicamente l’avvenire. Il tutto, ammesso e non concesso che l’intera vicenda sia più prosaicamente il frutto di un cocktail micidiale fatto di pressappochismo, faciloneria, appetiti insaziabili e mancanza totale di controllo sull’attività di un’istituzione che, fino al 1999, era pubblica. Perché l’Ospizio marino era il lascito prezioso frutto di gradesi e del medico fiorentino Barellai che, nel 1873, aveva voluto creare una struttura dedicata ai bimbi.

Franco Binotto, l’imprenditore veneto che, assieme ad altri, aveva acquisito quote della società che controllava la Clinica Santa Eufemia, è deciso ad andare fino in fondo, dopo aver sborsato assieme ai compagni di sventura seicentomila euro per una struttura che soltanto dopo scoprirà non funzionare, nonostante le mille rassicurazioni ricevute.

Un corposo e minuzioso dossier, fatto di date, nomi, compensi dell’ordine di centinaia di migliaia di euro, assunzioni e acquisti per milioni di euro, rimasti poi avvolti nei fogli di plastica, è già in mano ai carabinieri di Grado, e dunque alla Procura della repubblica di Gorizia. Un’altra circostanziata denuncia è stata recapitata alla Corte dei conti. I soldi della Fondazione formalmente erano privati, ma a ben vedere appartenevano ai gradesi. E invece, non soltanto la clinica mai entrata in funzione, se non nel reparto diagnostico, ma anche l’ospizio marino, ora in liquidazione, sono a un passo dall’essere venduti. Per sempre.

Qualcuno dovrà per forza fare luce su chi avrebbe dovuto impedire questo incredibile epilogo. Sul perché un consiglio di amministrazione, nel quale sedevano i rappresentanti di molte istituzioni, non ha trovato nulla da ridire sul fatto che si desse il via a un’operazione milionaria i cui piedi non poggiavano nemmeno sull’argilla, ma su promesse. Poiché queste, se mai ci sono state, come ricorda l’antico proverbio popolare, lasciano il tempo che trovano.

Intanto, il Circolo del Pd di Grado ha preso posizione sullo scandalo che ha coinvolto la Fondazione Ospizio Marino di Grado. Lo ha fatto con un documento nel quale, rinnova la richiesta di sostegno e di supporto da parte degli enti territoriali (Regione, Provincia e Comune) per il mantenimento della struttura e della sua operatività, come pure l’attestazione di solidarietà verso i dipendenti che rischiano il proprio posto di lavoro, i malati e gli assistiti.
Il Circolo auspica che la magistratura svolga nella maniera più sollecita possibile le proprie indagini per individuare i soggetti penalmente perseguibili, che dovranno essere chiamati a rifondere i danni procurati con il proprio operato; che sia stabilito l’ammontare esatto dei debiti e si individuino i creditori con i quali stabilire il piano di rientro; che si proceda alla vendita degli immobili che non comportino dismissioni di personale o di attività al fine di recuperare denaro e garantire il salvataggio della struttura operante in via Amalfi. Infine, si propone che le istituzioni intervengano a colmare l’eventuale rimanenza debitoria che consenta alla nuova gestione di ripartire serenamente nella operatività che le è propria e che la riconosciuta professionalità dei propri addetti le consentono.
“Tutto questo deve avvenire nel più breve tempo possibile. Tutto ciò deve avere come conseguenza la certezza che venga mantenuta la forma giuridica di Onlus per allontanare gli speculatori della sanità”.

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I documenti dell'inchiesta:
contratto d'affitto

contratto di comodato
decreto 1015 vice 27  ottobre 2009 cobello
LAVORI DELL'OSPIZIO PER EURO SANITA'
lettera del 2  gennaio e risposta del 9 gennaio 2006
lettera tondo kosic e zilli del 19 marzo 2010
ordine di sfratto
relazione di papanti al direttore del distretto 23 maggio 07
relazione revisori del 21 marzo 2007
richiesta convocazione de 19 febbraio 2007
risposta del 6 marzo 2007
risposta del  5 marzo 2007
verbali inviati in data 20 luglio 2010
verbali inviati in data 20 luglio 2010 uno
verbali inviati in data 20 luglio 2010 due
contratto affitto barellai
Allegato B al n. 8549  di raccolta - Decreto n° 354-DC 


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Alessandro Di Giusto

Ultimo aggiornamento 2 agosto, 15.15


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