L'OPINIONE - Dite qualcosa di bianconero! PDF Print E-mail
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Written by Monica Valendino   
Sunday, 22 November 2009 11:00
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Chi è tornato a casa sabato pomeriggio dal Friuli dopo Italia - Sudafrica di rugby si porterà con sé immagini indelebili. Più o meno come quelle che si è portato a casa chi assistette anni or sono alle partite dell’era Zico o a quelle dell’era Zac. La Champions? bella ma già senza un’anima specifica. Quella che si crea solamente quando uno sport o una squadra sa trasmettere emozioni. I tifosi vanno nutriti di emozioni: e non quindi è colpa di uno stadio da rifare se alla domenica siamo sempre meno ad appassionarci del calcio e anche di quello che dovrebbe essere un amore, l’Udinese.

Perché come in tutte le storie, anche le più appassionate, serve che i sacrifici vengano fatti in due: l‘uno deve trascinare l’altro, e non importano i successi, basta solo avere sempre lo stesso entusiasmo.
Cosa che a Udine, e nel calcio in generale, si va perdendo: le società sono aziende che pensano a ‘valorizzare’ o a fare bilanci. Tutte qualità dei buoni padri di famiglia per carità. Ma a partner disillusi serve anche dare in pasto sogni ed emozioni. Non è necessariamente indispensabile spendere per arrivare a questo. Quel che in molti non capiscono è che si può essere felici anche se le cose non vanno proprio come si sperava. E’ lecito sognare e tutti lo facciamo, ma siamo anche consapevoli che non tutti riescono a sopravvivere senza essere pratici.
Tuttavia qui manca quel cercare di stringersi assieme, di farci sentire tutti parte importante, di voler lo stesso arrivare insieme a ottenere qualcosa.
“Dite qualcosa di bianconero” verrebbe da dire parafrasando Nanni Moretti. Nella sua palombella rossa gli veniva chiesto: “Chi siete? Avete almeno tre anime”. Ecco la stessa domanda la faremmo anche noi volentieri. Perché è difficile lasciarsi andare a passioni travolgenti, molte volte senza risposte certe, se non si capisce davvero chi si ha davanti.

Non servono frasi di facciata preconfezionate e sentite mille volte per convincere i tifosi a lasciarsi andare: serve avere la stessa passione di chi negli anni ha dimostrato con i fatti che per nutrire un amore basta poco. Basta un segnale, un gesto, un segno di appartenenza. Poi non importa se lo stadio ci fa prendere pioggia e freddo, perché sotto i riflettori anche le nebbie di novembre assumono riflessi colorati se c’è la voglia di lasciarsi andare. Ma serve cambiare: la via di mezzo è semplicemente dirsi la verità. Illudere l’amate serve finché questo non trova altre illusioni altrove.

Il rugby è una di queste. Il calcio e l’Udinese ne prendano atto. Se davvero ci tengono a mantenere vivo il rapporto occorre trasmettere di nuovo entusiasmo non con facili promesse ma con piccoli gesti quotidiani.
Il timore di vedere il calcio sempre più abbandonato alla sua stucchevole inadeguatezza c’è e si è visto con mano.


All’Udinese chiediamo solo di dire qualcosa di bianconero, qualcosa che sia davvero sentito perché la voglia di guardarsi attorno è tanta, e non bastano solo proclami per evitare che un giorno non troppo lontano il Friuli non diventi la casa della palla ovale, con il calcio perso tra le sue promesse e le sue ambizioni a dover cercare altrove di riempire un suo catino con il pubblico rimasto.

 

 

Last Updated on Sunday, 22 November 2009 23:55
 
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