Home / Archivio / Era udinese il primo presidente Rai

Era udinese il primo presidente Rai

Era udinese il primo presidente Rai

Si è appena concluso, probabilmente soltanto temporaneamente, un lungo e travagliato periodo durante il quale la Rai - e sopratutto le nomine per il suo Consiglio di amministrazione - sono state al centro di violentissime e accese polemiche capaci di far tremare persino alcune tra le più alte cariche istituzionali del nostro Paese. Si è trattato di un dibattito dalla forte matrice politica che solo indirettamente ha coinvolto lo scadimento culturale nel quale, da anni, si dibatte la nostra televisione pubblica. In un periodo come questo, dunque, in cui le parole chiave della tv sembrano essere solamente lottizzazione, tv-spazzatura e indici d'ascolto, abbiamo cercato di capire quanto la televisione di oggi sia lontana da quella dei suoi esordi. Imbattendoci in non poche sorprese... La prima riguarda indirettamente proprio la nostra regione in quanto l'incarico di primo presidente della Rai fu ricoperto, dal 1951 al 1954, dal friulano Cristano Ridomi, nato a Udine nel marzo del 1904. Seconda sorpresa: anche il nostro corregionale, all'epoca, si trovò coinvolto in un'accesa polemica politica riguardante la sua conduzione della Rai, polemica che è in seguito passata alla storia, negli annali della Rai, proprio con il nome di "Caso Ridomi". Ma ripercorriamo con più attenzione le tappe di quella lontana vicenda che tanto assomiglia alle odierne discussioni sorte attorno alle figure di Baldassarre, Mieli e Saccà, soltanto per citare alcuni degli ultimi protagonisti. Il triennio durante il quale il friulano Ridomi fu presidente della Rai fu cruciale per la storia della televisione italiana. Il primo passo per la sua costituzione era stato infatti compiuto solamente nel 1949, con l'installazione del primo ripetitore televisivo, grazie al quale erano state effettuate alcune trasmissioni, a carattere sperimentale, nelle province di Torino e Milano. Ma la vera svolta si registrò soltanto nel gennaio del 1952 quando furono concessi, in esclusiva, alla Rai i diritti per la trasmissione di radioaudizioni circolari, di televisione circolare e di telediffusione su filo. Solo tre mesi dopo fu inaugurato a Milano il primo centro televisivo di produzione, dotato di due studi. A partire da questo momento tutto il processo di diffusione del segnale televisivo subì una forte accelerazione e, soltanto nel corso del 1953, furono installati tutti i trasmettitori necessari per coprire il territorio della Toscana, della Lombardia, del Piemonte, della Liguria e di parte del Lazio. Dopo la realizzazione di questi fondamentali primi passi finalmente, il 3 gennaio del 1954, poté finalmente debuttare la prima giornata di trasmissioni della Rai. Alle 11 di quella storica mattina, ai pochissimi italiani dotati di un apparecchio televisivo, l'annunciatrice Fulvia Colombo presentò lo snello, se confrontato con i parametri odierni, palinsesto della giornata. A questo intervento seguirono tre discorsi ufficiali, il primo pronunciato dal presidente della Rai, per l'appunto l'udinese Ridomi, al quale ne seguirono altri due, rispettivamente pronunciati da un ministro e da un cardinale. A questa presentazione ufficiale seguì la prima puntata della trasmissione d'intrattenimento "Arrivi e partenze", condotta - indovinate, indovinate - da un giovanissimo Mike Bongiorno, intento a intervistare personaggi famosi di passaggio a Roma. La giornata si concluse, infine, con la messa in onda della "Domenica sportiva" - ulteriore conferma del fatto che, in Italia, certe cose non cambiano proprio mai - all'interno della quale furono letti i risultati delle partite di calcio svoltesi quella domenica. Ma questa prima giornata di trasmissioni Rai non fu vissuta dai contemporanei come una svolta epocale. Il Corriere della Sera, per esempio, le dedicò soltanto un piccolo trafiletto, relegato nelle pagine locali. Molte le cause di quest'indifferenza: la rarità degli apparecchi televisivi, la non conoscenza dell'avvenimento, senza dimenticare alcune caratteristiche dell'allora popolo italiano, per la maggior parte ancora dedico all'agricoltura e con degli alti tassi d'analfabetismo. In ogni caso, durante i mesi successivi, quasi l'intero territorio nazionale fu dotato di trasmettitori televisivi. Ma cos'accadde di così grave in quel periodo per portare il nostro Cristiano Ridomi, uomo di lunga esperienza, a presentare le sue dimissioni soltanto tre mesi dopo questa storica giornata? Per prima cosa bisogna sottolineare quanto il clima politico dell'epoca fosse ancora, più o meno palesemente, inquinato dalle conseguenze del ventennio fascista, conclusosi un decennio prima. A Roma, proprio agli inizi del 1954, si era formato un compatto fronte politico fortemente contrario a Ridomi e al suo direttore generale in casa Rai, tale Salvino Sernesi. I fedelissimi di Palmiro Togliatti li avevano duramente attaccatti, nel corso di alcune sedute parlamentari, con la motivazione di essere stati, in passato, degli uomini fidati del regime ma, soprattutto, accusandoli di avere assunto alla Rai, per ricoprire incarichi anche importanti, molti ex-fascisti a loro vicini, tra i quali l'ex-vicefederale Sergio Pugliese e Fulvio Palmieri, a suo tempo precettore dei figli del Duce. Ridomi, in particolare, si sarebbe trovato al centro della bufera a causa dei suoi precedenti rapporti con Galeazzo Ciano. Molto probabilmente però, all'origine di questi attacchi, sicuramente ben orchestrati, vi furono anche le forti pressioni politiche provenienti dall'ala scelbiana della Democrazia Cristiana che riteneva il friulano inaffidabile, in quanto troppo indipendente. In ogni caso, proprio a causa di queste violente e intricate polemiche, Ridomi fu costretto a dimettersi nell'aprile di quello stesso anno. Ma a conferma di come, anche un cinquantennio fa, le vicende politiche fossero fortemente influenzate dalle necessità del momento Ridomi, solo un anno dopo aver lasciato la Rai, fu di nuovo duramente attaccato, incredibilmente però in senso completamente opposto, venendo infatti accusato di essere palesemente filocomunista... Insomma, una vicenda veramente complessa e, al contempo, paradossale. In ogni caso, l'importante incarico ricoperto alla Rai fu solo una delle tante attività svolte da Cristano Ridomi. Il friulano, infatti, nel corso della sua vita fu anche un brillante giornalista e uno stimato scrittore. L'udinese, dopo essersi laureato giovanissimo nell'ateneo di Padova, fu assunto dal Corriere della Sera, per il quale, già a venticinque anni, firmò degli articoli in prima pagina. Proprio per conto del quotidiano milanese si recò inoltre, come inviato speciale, in Africa, in Estremo Oriente e nei Balcani. In seguito Ridomi si trasferì per vari anni a Berlino, sempre come corrispondente della testata milanese. Proprio grazie allo straordinario bagaglio d'esperienze maturato in queste numerose trasferte, fu scelto come addetto stampa dell'ambasciata italiana di Vienna, durante il secondo conflitto mondiale. Nel corso del 1943 fu anche internato, per un breve periodo, in una località della Baviera. Dopo la fine della guerra, prima dell'incarico alla presidenza alla Rai, diresse anche l'ufficio stampa di Alcide De Gasperi. Le vicende storiche e politiche e un certo intreccio avventuroso, oltre a essere presenti nella vita stessa di questo celebre friulano, furono anche alla base dei due romanzi da lui pubblicati e non a caso intitolati Avventura '43 e La fine dell'ambasciata a Berlino. 1940-1943. Sopratutto in quest'ultimo libro sono descritti molti importanti retroscena e vari particolari inediti relativi ai rapporti intercorrenti tra italiani e tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Nei suoi scritti Ridomi si conferma osservatore acuto, capace di narrare con abilità sia i più complicati intrighi internazionali, sia la vita che all'epoca si conduceva in Germania, ovviamente con un occhio di riguardo allo spaccato nel quale lui stesso operava. Cristano Ridomi si spense, nel luglio del 1969, a Gardone Rivera, nella provincia di Brescia.
0 Commenti

IL CONCORSO

Cultura

Economia

Sport news

Politica

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori