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‘Basso profilo’ per reagire alla crisi

Il giornalista Francesco De Filippo ha esplorato il sistema produttivo della nostra regione dal punto di vista dei giovani

‘Basso profilo’ per  reagire alla crisi

C’è la storia di Anna, di Pocenia, laureata in Archeologia, che incanala le sue energie di 23enne animando associazioni culturali e coltivando i propri interessi, in attesa che la situazione si sblocchi. C’è la storia di Antonella, che viene da un piccolo paese della Carnia ed è in attesa dell’esito del nono colloquio di lavoro consecutivo, perché gli altri otto sono andati tutti a vuoto. Ci sono le storie di Enrico, Max, Matteo, Erica e Alex, precari all’Insiel, che hanno trovato insieme la forza per difendere i loro diritto al lavoro, riscoprendo il sindacato. A raccontarcele, tutte queste storie che, come tante tessere, compongono il complesso mosaico socio-economico del nostro territorio, è Francesco De Filippo, scrittore, saggista e giornalista italiano, nel libro ‘Nord Meridiano. Da Mirafiori ad Amazon, storie di giovani al tempo della crisi’ (Eir), scritto insieme alla sociologa Maria Frega.

Lei è nato a Napoli, ha vissuto a Roma, a Genova e adesso è a Trieste da tre anni, sempre nell’osservatorio privilegiato dell’Ansa. Che idea si è fatta del nostro territorio?
“Ho visto un territorio che è stato amministrato molto bene, indipendentemente dal colore politico delle giunte che si sono succedute. Un elemento che mi ha colpito, poi, è stato il tessuto sociale forte che avete, al di là delle questioni di campanile. Questi due elementi, combinati insieme, hanno arginato l’impatto della crisi, che altrove si avverte in maniera molto più pesante rispetto al Friuli Venezia Giulia”.

A cosa si riferisce?
“Le questioni Electrolux e Idealstandard hanno smosso l’intera opinione pubblica, dal Vescovo ai commercianti, agli altri imprenditori che lavorano sul territorio. Non succede spesso altrove”.

Che opinione ha dei giovani?
“Ho visto ragazzi molto motivati, determinati, spesso ben preparati, legati alle radici. Eppure anche loro si trovano ad affrontare situazioni molto difficili. Il fatto che il tessuto sociale sia solido e che la società friulana sia ‘low profile’, però, aiutano”.

Cosa significa ‘low profile’ riferito alla nostra società?
“Significa che la cultura imprenditoriale della vostra regione è estremamente legata al territorio: l’imprenditore lo vive e non si isola in ‘gabbie dorate’. Non capita spesso di vedere, come succede in Friuli, il grosso imprenditore che beve il caffè al bar del paese, magari assieme al barbiere che era il suo compagno delle elementari. Questo influisce anche sulle strategie aziendali”.

In che modo?
“L’imprenditore del mio esempio privilegerà scelte che portino a un benessere diffuso nella zona in cui vive. Si tratta della differenza che intercorre tra un manager anche duro, ma consapevole che la sua ricchezza è collegata anche al benessere del suo territorio, e l’imprenditore che guarda solo al profitto, a qualsiasi condizione, compresa la salute dei suoi concittadini. Il caso Ilva-Riva ne è un esempio”.

Posto che quello del lavoro è il maggiore problema che si trovano ad affrontare i giovani friulani, qual è la situazione?
“Non è diversa da quella dei loro coetanei. Di fronte alla crisi i ragazzi friulani provano solitudine e disorientamento. La prima deriva dal fatto che il lavoro è cambiato e non rappresenta più uno dei poli di socializzazione”.

Cioè?
“Una volta, gli operai e i dirigenti ‘vivevano’ la fabbrica, non si limitavano a lavorarci. La fabbrica era un punto di aggregazione, c’era il gruppo, c’era, se vogliamo, la coscienza di classe. Oggi non è più così e i giovani si trovano ad affrontare da soli, o quasi, tutte le sfumature della crisi. E’ la stessa parabola indicata dal sottotitolo di ‘Nord Meridiano’: dalla fabbrica tradizionale all’anonima multinazionale”.

E il disorientamento?
“I giovani sono spiazzati davanti a un futuro incerto, al lavoro che non c’è, alle difficoltà economiche. È un fenomeno che ho osservato più al Nord che al Sud, perché in Meridione, storicamente, sono più abituati a queste difficili condizioni, al fatto di doversi spostare per trovare un’occupazione, al fatto di doversi adattare a un lavoro che, purtroppo, non sempre è quello per cui hanno studiato”.

Il futuro si trova solo all’estero?
“Non necessariamente. Se la formazione è molto specialistica, ci sono più chance di trovare lavoro, anche in condizioni di crisi come la nostra. In Friuli ci sono molte storie così e vale anche per le aziende. È l’unica strada verso la ripresa”.

La politica sta facendo la sua parte?
“Siamo reduci da un lungo periodo in cui la politica ha abdicato al ruolo di mediazione, anzi, l’obiettivo di alcuni politici era piuttosto minare la credibilità delle stesse istituzioni. Questo ha modificato la nostra percezione del sistema. Le conseguenze sono state devastanti per la società. Adesso le cose devono cambiare, ma, per fortuna, c’è tempo per farlo”.

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