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Al monumento ai caduti mancano ancora i pezzi

Pordenone - Sulla scultura in piazzale Ellero sono assenti da anni la ‘Vittoria alata’ e il ‘gladio’

Al monumento ai caduti mancano ancora i pezzi

Il 2015, soprattutto in Friuli Venezia Giulia, sarà l’anno del ricordo dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Un evento che, cento anni fa, portò alla morte molti soldati. A ricordare tutti i caduti, a Pordenone, c’è la scultura presente in piazzale Ellero: in questo luogo, in maggio, si celebreranno le cerimonie ufficiali di commemorazione. Peccato che il monumento ai caduti non se la passi molto bene, visto che è privo, da decenni, di due parti importanti, rubate nel corso del tempo.
CENTENARIO DA OMAGGIARE. Ecco perché Franco Serafini, noto astrofilo pordenonese e amante della storia locale, in vista della ricorrenza lancia un appello all’Amministrazione comunale. “Grazie al centenario - dice - ci potrebbe essere un’altra occasione per  ripristinare  le parti mancanti, di notevole valenza simbolica, sottratti nel passato da dissacratori: la ‘Vittoria Alata’,   che era posta sopra il globo tenuto con la mano destra dalla Patria elmata,  e il ‘gladio’, impugnato dal combattente posto alla sinistra del gruppo centrale, che rappresenta il Piave”. Particolari  rubati tra gli anni ’50 e ‘60, della cui ricostruzione si è occupata con diverse richieste anche Julia Marchi, presidente provinciale della Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi in Guerra, che indussero il Comune a far attuare nel marzo del 2006 un necessario restauro, almeno per bloccare le sfogliature del bronzo e chiudere  le lesioni causate delle schegge del bombardamento che Pordenone ha subìto il 23 marzo 1945 lungo le vicine vie Trento e Trieste.
“Queste incompletezze le segnalai  con una lettera nel 2007 al  sindaco di allora, Sergio Bolzonello, la cui   segreteria mi rispose evidenziando l’impossibilità di farle,  per  il vincolo imposto dalla  Soprintendenza che  le avrebbe permesse se, e solo se,  fossero stati recuperati i disegni originali. Io stesso ho ricercato per  molto tempo il  progetto realizzato negli Anni ’20 dallo scultore Aurelio Mistruzzi, anche attraverso la pronipote Sandra, ma sono risultate infruttuose le  ricognizioni effettuate presso l’Archivio del Museo Civico a Palazzo Ricchieri e  presso  l’Archivio del Comune,  in cui  c’è tutto il carteggio di questo monumento. Stranamente è assente la rappresentazione grafica  originaria, che doveva, invece, essere conservata lì, assieme a tutta la documentazione dell’epoca, visto  l’alto costo che ha avuto l’opera, di cui una  parte fu finanziata  anche con le offerte di molti  pordenonesi. Nella distinta delle spese del Comune del  1929 è indicata la cifra di 215.906,95 lire, che era indubbiamente molto rilevante all’epoca”.
TOCCA AL COMUNE. “Si sappia che il Monumento ai Caduti di Pordenone, per bellezza, simbolismo di rappresentazione  e vigoria di movimento  è unico nel suo genere, sia nel Friuli che nel vicino Veneto, e rappresenta uno dei più alti saggi della bronzistica italiana del ‘900. Pertanto mi auguro che la proposta di ricollocare le parti mancanti possa ora trovare finalmente una soluzione, dato l’approssimarsi delle manifestazioni del  2015,  e abbia  ampi consensi tra l’attuale Amministrazione  comunale, che nelle sedi più opportune può fare le dovute ‘pressioni’, se lo vuole, presso la Soprintendenza”.
Ma è tutto il piazzale che andrebbe meglio valorizzato, secondo Serafini. “Su questo luogo da anni si sta perdendo la memoria storica: nel dicembre del 2005  su quest’area,  che è un Parco della Rimembranza, erano  state poste una pista di pattinaggio e,  in un periodo successivo, anche alcune bancarelle commerciali, non adatte a ciò che la piazza rappresenta. Già allora invitavo  l’Amministrazione comunale, guidata da Alfredo Pasini, a non permettere più in quest’area  attività sportive o commerciali, che potevano essere attuate nella vicina e ampia piazza XX Settembre. E mi sentii nuovamente in dovere di  intervenire tre anni dopo – conclude Serafini - per  l’istallazione  di due vespasiani mobili, che erano stati posti in prossimità del  muro di cinta delle scuole ‘Aristide Gabelli’, confinante con il piazzale, a ‘supporto’ di una manifestazione svolta nelle vicinanze”.
SERVONO I PANNELLI DIDATTICI. “Sarebbe anche opportuno installare dei pannelli didattici lungo il perimetro del Parco della Rimembranza, per far meglio conoscere ai nostri concittadini la storia del luogo e il significato simbolico che c’è dietro a questo gruppo scultoreo; dovrebbero, poi, essere aperte le  condotte dell’acqua, da anni chiuse, per farla fluire  dalle bocche  dalle due anfore situate accanto ai combattenti, posti alla destra e alla sinistra del gruppo centrale, che rappresentano i fiumi Isonzo e Piave, sacri alla Patria”.
Nel centenario della Grande Guerra cambierà qualcosa?

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