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Antenne: Comune in guerra contro i gestori

L’ammodernamento delle stazioni accresce l’emissione elettromagnetica: palazzo D’Aronco ingiunge alle aziende di fermarsi, ma il Tar ha dato il via libera. Honsell: “Così si calpestano i nostri diritti”

Antenne: Comune in guerra contro i gestori

E’ guerra aperta tra il Comune di Udine e i gestori della telefonia mobile. In questi mesi sono fioccati i ricorsi al Tar delle principali aziende del settore, fin’ora vinti, contro palazzo D’Aronco. Motivo del contendere, i ‘no’ del municipio all’aggiornamento delle antenne che sorgono nel capoluogo friulano.

Salute contro tecnologia
Da una parte c’è la necessità dei gestori a ‘coprire’ il territorio cittadino con le nuove tecnologie (soprattutto Lte, standard utilizzato per la trasmissione di dati a banda larga) . Dall’altra, le preoccupazioni del Comune dovute al fatto che l’ammodernamento dei dispositivi accresce l’intensità del campo elettromagnetico emesso dalle antenne. Insomma, lo scontro è tra offerta di nuovi servizi e il principio di precauzione per la salvaguardia della salute dei cittadini.

Cosa dice il regolamento

“Nel novembre del 2013 - spiega l’assessore all’Ambiente, Enrico Pizza - abbiamo approvato il Regolamento comunale di telefonia mobile, che indica i luoghi nei quali possono sorgere le antenne. Le nostre preoccupazioni non riguardavano solamente i possibili problemi legati al paesaggio, ma anche di limitare i campi magnetici a cui i cittadini possono essere esposti. Proprio per questo motivo, avevamo riunito attorno a un tavolo i gestori, chiedendo loro quali erano i piani di sviluppo per il futuro, così da contemperare le esigenze sanitarie con le loro. Tuttavia, con l’introduzione delle nuove tecnologie, i campi elettromagnetici sono destinati ad aumentare, nonostante rimangano entro i limiti stabiliti dalle norme italiane (invero, più restrittivi di quelli europei). Il Comune, d’altra parte, intende applicare il principio di precauzione e, quindi, limitare il più possibile le emissioni”.

Ricorso al giudice
Gli uffici di palazzo D’Aronco, quindi, avevano ingiunto ai gestori di non procedere con l’ammodernamento previsto dalla Scia presentata per ogni antenna da riconfigurare. Due aziende, H3G e Vodafone, erano ricorse al Tar regionale, che aveva dato loro ragione. In sostanza, per il giudice il regolamento riguarda il posizionamento delle antenne e non le emissioni. Tanto più che alle Scia erano allegati i pareri dell’Arpa, che avevano dato il via libera alle riconfigurazioni. A febbraio, anche Telecom e Wind si sono appellate al Tar e, quasi certamente, vedranno riconosciute le loro istanze.

Verso l’appello
Che fare, dunque? “Il regolamento - risponde il sindaco Furio Honsell - non è pensato solo per il paesaggio, ma anche per la salvaguardia della salute dei cittadini. La localizzazione delle antenne è stata fatta pensando all’intensità d’irraggiamento. Il Tar sembra non tener conto di questi principi. Per questo vorrei portare la cosa ai più alti gradi della giustizia italiana, ovvero ricorrere al Consiglio di Stato. Se il regolamento è stato approvato, deve essere fatto valere, altrimenti si calpestano i diritti degli enti locali a tutelare la salute, cosa che deve venire prima di tutto”.

‘Selva’ più fitta
Un’altra possibile strada che il capoluogo friulano potrebbe intraprendere è quella di rivisitare il regolamento comunale di telefonia mobile, aumentando la previsione del numero delle stazioni presenti sul territorio cittadino. Se la ‘selva d’antenne’ a Udine fosse più fitta, infatti, le emissioni elettromagnetiche di ciascuna di esse potrebbero essere contenute e, quindi, risultare meno pericolose per i cittadini.

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