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Bandiera verde di Legambiente per il Lago Cavazzo

La "Carovana delle Alpi" ha premiato i ricercatori del Cnr-Ismar di Bologna e l’Ingegnere Dino Franzil, per l’impegno e gli studi sul Lago dei Tre Comuni

Bandiera verde di Legambiente per il Lago Cavazzo

Lo scorso fine settimana si è tenuto a Resia il Terzo summit “La carovana delle Alpi 2017”, promosso da Legambiente, Parco delle Prealpi Giulie, Comune di Resia e Consorzio BIM Tagliamento.

Carovana delle Alpi è la campagna annuale di Legambiente sullo stato di salute dell’arco alpino.
Anche quest’anno la Carovana delle Alpi racconta e premia le buone pratiche montane e, come ogni anno, assegna le bandiere verdi alle realtà virtuose di gestione del territorio ed le nere a quelle peggiori.

Nella nostra regione sono state assegnate 5 bandiere verdi e una nera.

Delle cinque bandiere verdi una è stata consegnata all’Azienda agricola Zore di Plastischis di Alessia Berra, un’altra al Consorzio Pontafel-Pontebba Nuova, un’altra all’associazione volontaria dell’Erbezzo (Comune di Stregna), un’altra ancora ad un ragazzo di 15 anni, Aran Cosentino, per il suo impegno volto a preservare l’integrità del torrente Alberone (Savogna), e in forma congiunta è stata consegnata la bandiera verde ai ricercatori del CNR-ISMAR di Bologna e all’Ingegnere Dino Franzil, per l’impegno e gli studi propedeutici alla rinaturazione del Lago di Cavazzo (detto anche dei Tre Comuni). La bandiera nera è stata assegnata al Comune di Osoppo per aver approvato una variante che consente l’asfaltatura dell’aviosuperficie con notevole impatto sull’unica colonia di grifoni dell’arco alpino nella riserva naturale regionale di Cornino.


LE MOTIVAZIONI
Queste le motivazioni addotte della Commissione della Carovana delle Alpi che ha scelto di premiare con la bandiera verde i ricercatori del CNR-ISMAR di Bologna e l’ing. Dino Franzil.
“In molti sono rimasti dapprima colpiti e poi sconcertati ed indignati per la recente strage di pesci – in particolare di centinaia e centinaia di esemplari adulti di trota marmorata – avvenuta nel greto del Tagliamento, improvvisamente prosciugato, subito a valle della presa del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, ad Ospedaletto di Gemona. Le eloquenti immagini, diffuse dagli organi di informazione locale, lasciano chiaramente intendere una relazione tra questo drammatico evento e l'aumentato prelievo idrico, reso possibile dal Decreto della Presidente della Giunta Regionale che ha dimezzato per quindici giorni il rilascio del deflusso minimo vitale allo scopo di garantire l'approvvigionamento necessario all'irrigazione e a contenere i danni della perdurante siccità nelle campagne.
In questo contesto non potevano non suscitare ulteriori preoccupazioni le dichiarazioni del direttore dello stesso Consorzio di Bonifica, l'ing. Massimo Canali, che, reclamando a gran voce la necessità di finanziare un progetto per collegare lo scarico del Lago di Cavazzo nel torrente Leale con il canale Ledra-Tagliamento, attraverso una condotta sotto l'alveo del fiume all'altezza del ponte autostradale, facevano venire alla mente le accese discussioni di una trentina d'anni fa, quando sembrava che il più esteso lago della regione dovesse diventare una sorta di bacino da riempire o svuotare a seconda delle esigenze dei produttori di mais della pianura.
Prendere l'acqua dal lago - che già soffre per i problemi creati a monte dagli impianti realizzati dalla SADE e rischia di venire riempito dal limo nel giro di un centinaio d'anni - non è, naturalmente, l'unica soluzione contro la siccità. Prima bisognerebbe iniziare a seminare colture che richiedano una minor quantità d'acqua per la loro crescita e, in ogni caso, una strada che tenga conto delle richieste del mondo agricolo e delle situazioni di emergenza in realtà è già stata indicata. Da anni i Comitati che si battono in difesa del Lago sostengono la necessità di spostare il punto di immissione delle gelide acque della Centrale idroelettrica di Somplago - responsabili dell'inquinamento termico, del deposito di sedimenti e delle frequenti variazioni di livello – a valle del lago medesimo, dando la possibilità di riportare quest'ultimo alle condizioni originarie di bacino temperato.
Tra gli studi e le indagini più significativi che negli ultimi tempi hanno arricchito il bagaglio di conoscenze scientifiche sul lago e dato concretezza all'ipotesi di realizzazione di un by-pass per lo scarico della centrale ci sono quelli dell'ing. Dino Franzil e dell'Istituto di Scienze Marine (ISMAR) del CNR di Bologna.
Dino Franzil, originario di Alesso, ha ancora ben vive nella mente le esperienze vissute da bambino, quando l'attività di pesca dava da vivere a numerose famiglie e le trote, le carpe e le anguille catturate nel lago venivano portate in vendita nei paesi della Carnia e del Friuli in un raggio di vari chilometri. Nella sua pubblicazione – “Lago, Energia, Ambiente. Salviamo il Lago. Come e Perché” – non si è limitato a smontare punto per punto le tesi della società Edipower, che voleva mettere in funzione due nuove turbine pompando le acque del Lago nel sovrastante bacino artificiale di Verzegnis, sfruttando le variazioni di prezzo dell'energia tra il giorno e la notte e la possibilità di assicurarsi gli incentivi garantiti dai cosiddetti “certificati verdi”, ma ha anche affrontato altre questioni come quella del progressivo interrimento del bacino lacustre. Franzil ha calcolato che, dopo l'entrata in funzione della Centrale idroelettrica, oltre alla scomparsa del pesce si è verificato un deposito di sedimenti che in circa mezzo secolo ha raggiunto gli otto milioni di metri cubi. Questo ha compromesso l'alimentazione un tempo assicurata dalle polle presenti sul fondo del Lago e comportato una notevole diminuzione della profondità. Per evitare che nel giro di un centinaio d'anni il Lago si trasformi in un “canale-palude”, Franzil conclude il suo lavoro proponendo alcune soluzioni alternative. “Isolando” la Centrale dal Lago, è possibile garantire la produzione di energia e insieme riportare il bacino al suo stato naturale.
L'Istituto di Scienze Marine del CNR di Bologna ha invece condotto a partire dal 2015 alcune indagini sul campo che hanno permesso di stilare un Rilievo geologico/geofisico del Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni. Grazie all'utilizzo congiunto di diverse tecniche di indagine geofisica, eseguite con apparecchiature sofisticate, e al campionamento diretto dei sedimenti mediante carotaggi a gravità è stato possibile ottenere una copertura quasi totale del fondale lacustre e acquisire dati di elevata qualità che permetteranno di studiare e descrivere l'evoluzione stratigrafico-sedimentologica del Lago alla scala secolare. La compilazione di una carta morfo-batimetrica, di una carta di riflettività dei fondali e di una carta delle isocronopache dei sedimenti saranno utilizzate per lavori scientifici e relazioni tecniche indispensabili ad una buona gestione del grande patrimonio naturale rappresentato dal Lago di Cavazzo.
Adesso non ci resta che attendere che “qualcuno” trasformi questi progetti in realtà, pronti ad assegnargli un giusto riconoscimento. Crediamo che per Franzil, i Comitati che si battono per il Lago e la gente che ci vive attorno sarebbe questa la “bandiera verde” più bella e attesa”.

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3 Commenti
torrentealberone@gmail.com

#AlberoneLibero

renzoslabar

Fate chiudere la centrale di Somplago.
A cosa serve?
Tutti le case dei tre comuni su cui insiste il lago dovrebbero montarsi gli impianti fotovoltaici con accumulo sul posto e poi vedremo ancor più schizzare in alto le bollette elettriche.
Dino Franzil consegnatelo alla storia perché di stupidaggini ne aveva scritte anche troppe in un suo intervento, nella rubrica delle lettere al MV, su come utilizzare la centrale idroelettrica.

renzoslabar

Dimenticavo di scrivere:
FV a spese di chi ne usufruisce.
Troppi pasti a gratis sono stati già distribuiti.
Avete il lago?
imparate a pescare..

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