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Ecco chi era il mostro di Udine

Il principale indiziato per gli inquirenti è morto da anni: si tratta di un mancato medico, specializzando in ginecologia, e mai incriminato. Le rivelazioni alla mostra Serial Killer di Jesolo

Ecco chi era il mostro di Udine

Il mostro di Udine conosceva bene l'anatomia femminile e uccideva donne indifese per poi accanirsi sui loro corpi con tagli rituali. Seviziò una vittima mentre era ancora viva e un'altra la deturpò con una lama rovente. Il possibile movente? Deliri psicotici e la pungente frustrazione di non poter esercitare la professione medica a cui aveva dedicato gli studi di una vita.

Potrebbe apparire come la trama di un thriller ma è invece il profilo del serial killer che colpì a Udine e provincia nel decennio degli anni Ottanta, la cui agghiacciante “firma”, lasciata su quattro omicidi su quindici avvenuti tra il 1971 e il 1989, è stata descritta nei dettagli dall'anatomopatologo Carlo Moreschi presentando i risultati della sua perizia alla conferenza “Mostro di Udine: una luce sul mistero” tenutasi sabato 25 giugno a Jesolo, alla mostra “Serial Killer, dalla vittima al carnefice”.

L'evento, moderato dalla scrittrice e giornalista che ha allestito alla mostra di Jesolo una sezione dedicata al serial killer del Nordest, Elena Commessatti, sullo spunto dell'indagine giornalistica sottesa al suo romanzo “Femmine un giorno” edito da Bebèrt, ha visto relatori d'eccezione l'ex magistrato, Gianpaolo Tosel, sostituto procuratore fino a Udine fino al 1985, e il legale difensore della figlia di una delle quattro vittime, avvocato Federica Tosel.

“Possiamo parlarne ora perché è morto da anni il principale indiziato per gli inquirenti: un mancato medico di Udine specializzando in ginecologia mai incriminato” ha svelato al pubblico la scrittrice udinese “riferendoci alle quattro vite spezzate di cui racconta il mio romanzo: Maria Carla Bellone uccisa a 19 anni il 19 febbraio 1980, Luana Giamporcaro massacrata a 22 anni il 24 gennaio 1983, Aurelia Januschewitz assassinata a 42 anni il 3 marzo 1985, e, infine, Marina Lepre morta a 40 anni il 26 febbraio 1989. Ci fu un altro caso degli anni Settanta che presentava analogie simili”.

“Solo un unico assassino poteva replicare in tutti i quattro delitti dettagli mai divulgati dalla stampa” ha affermato con sicurezza il professor Moreschi “le quattro vittime, scelte per l'incapacità ad opporre resistenza, sono tutte morte per scannamento, quindi lesioni da taglio al collo, in tre casi anche con tentativi di strangolamento. Le accomunano le lesioni da taglio rituali, quindi non finalizzate ad uccidere, inferte al torace e all'addome: nel primo omicidio un taglio unico, nel secondo due tagli, nel terzo tre, tutti longitudinali, mentre nell'ultimo omicidio, più tagli trasversali. In un caso le ferite erano cauterizzate da lama rovente. Fra le analogie contestuali: tutti gli omicidi nel fine settimana e nello stesso periodo dell'anno, fra fine gennaio e inizio marzo”.

“Si deve partire dal dato statistico che fra gli anni Cinquanta e il 1971 a Udine e provincia si era verificato un solo omicidio di prostitute” ha spiegato l'ex magistrato, ora arbitro calcistico di serie A, Gianpaolo Tosel “ben 13 nel ventennio fra il 1971 e il 1989, quindi altri tre omicidi dal 1991 al 2004, e nessuno dal 2004 ad oggi. Il periodo con più omicidi è stato fra il 1983 e l'inizio del 1986. Negli anni Ottanta in Friuli il fenomeno prostituzione era caratterizzato da fattori come un'alta concentrazione di caserme piene di militari e l'arrivo delle prostitute dall'Est. Fu solo il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, associazione no profit fondata a Pordenone nel 1982, che ruppe il clima di omertà che ostacolava le mie indagini, permettendomi di selezionare 10 episodi su 100 segnalazioni e incriminare, assicurando alla giustizia, ben quattro assassini di prostitute, prima dell'introduzione anche in Italia nel 1993 dello strumento investigativo basato sul Dna”.

“Dagli anni Cinquanta ad oggi in Italia sono stati documentati 50 casi di serial killer per un totale di 210 vittime circa” ha aggiunto l'avvocato Federica Tosel “anche se a Udine qualcuno poteva sapere chi era il sospettato, per fortuna il pettegolezzo non è mai entrato nell'aula di giustizia. Negli anni Ottanta inoltre non c'era certo la moderna tecnica di repertazione e, anche volendo analizzare oggi le borsette delle vittime restituite alle famiglie, tutto dipenderebbe dal loro stato di conservazione dopo quasi trent'anni. All'epoca poi non si facevano certo profiling dei killer come quelli di oggi e i reati legati a questi quattro casi di donne assassinate, nonostante le indagini dell'epoca, ormai si sono estinti con la morte del principale indiziato”.

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