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Ergastolo per il muratore moldavo che uccise in figlio

La Corte d'Assise d'appello di Trieste ha confermato la condanna di Andrei Talpis, accusato di omicidio volontario del diciannovenne Ion

Ergastolo per il muratore moldavo che uccise in figlio

Il muratore di origine moldava, Andrei Talpis, 50 anni, è stato condannato dalla Corte d'Assise d'appello di Trieste all'ergastolo per l'omicidio del figlio Ion (nella foto), di 19 anni. La sentenza conferma quella pronunciata un anno fa dal Gup del tribunale di Udine.


Scudo umano per difendere la madre

L'uomo, il 26 novembre 2013, rientrato poco dopo le 4 del mattino nella casa in cui abitava con la famiglia a Remanzacco, sotto l'effetto dell'alcol ha ucciso il figlio diciannovenne e cercato di uccidere la moglie. Il ragazzo, nel disperato tentativo di fermare la furia del padre, che era armato di coltello, ha fatto da scudo alla madre, morendo in seguito alle ferite riportate.
L'uomo, è stato accertato, sarebbe tornato a casa una prima volta intorno alle 21, ubriaco, al punto che la moglie aveva chiesto aiuto al 118. I sanitari, giunti sul posto insieme con i carabinieri, avevano escluso - su indicazione del giovane Ion e della madre - pericoli per l'incolumità dei famigliari.


Rancore covato per ore
Andreai Talpis era stato portato in ospedale per l'evidente stato di ebrezza e dimesso prima di mezzanotte. Si sarebbe intrattenuto a Udine ancora un paio d'ore - alcuni testimoni l'avevano notato nei pressi della stazione dopo le 2 di notte - e poi si era incamminato a piedi verso casa, distante una decina di chilometri, dove è arrivato intorno alle 4.30. Al rientro lo scoppio di una violenta lite con la moglie e l'accoltellamento del figlio.
A salvare la donna la fuga in strada, fino al passaggio a livello vicino a casa, dove il marito ha continuato a infierire sulla moglie. Provvidenziale l'intervento di un vicino che ha salvato la vita alla donna.
Fin dalle prime fasi delle indagini era emerso un contesto di continui maltrattamenti e violenze ai danni della donna e del figlio, vittime di un marito e padre molto possessivo e accentratore.

La sentenza emessa dalla Corte d'Assise d'appello di Trieste conferma la richiesta della Procura generale. La difesa dell'uomo aveva chiesto l'applicazione delle attenuanti per ridurre la pena.

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