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Madri con le stellette missione compiuta!

Indossare la divisa e mettere su famiglia non sono inconciliabili

Madri con le stellette missione compiuta!

Si fa presto a dire: fate più figli! Lavoro precario o ritmi frenetici, servizi di welfare non sempre all’altezza e la perdurante incertezza dell’economia, non spingono certo le coppie ad allargare famiglia, con il risultato che i nostri paesi si stanno letteralmente spopolando. Diventare mamme, poi, è due volte faticoso, nonostante l’evoluzione dei costumi che in questi anni ha reso spesso più protagonisti gli uomini nelle cure parentali, che comunque restano in gran parte affidate alle donne, al pari della gestione della casa.

Abbiamo voluto ascoltare le storie di quattro mamme in divisa, non perché siano speciali rispetto a quante lavorano e si prendono cura della famiglia, ma perché testimoni di un’evoluzione che ha portato le donne a svolgere lavori e mansioni un tempo appannaggio degli uomini, riuscendo a contemperare le esigenze famigliari e quelle lavorative. Esercito, polizia, vigili del fuoco, carabinieri… da tempo questi corpi hanno aperto le porte alle donne, che poi sono anche diventate madri.


Un elemento fondamentale per conciliare lavoro e famiglia è la capacità di organizzarsi e, al tempo stesso, la presenza di strumenti a sostegno e servizio delle lavoratrici, senza i quali anche il più forte istinto materno rischia di gettare la spugna. Mettere al mondo figli non è mai stato semplice e di questi tempi molti ostacoli paiono insuperabili, ma le quattro testimonianze che pubblichiamo dimostrano che allargare la famiglia è una scelta non solo auspicabile ma sicuramente percorribile.

Aviere a Rivolto - Prima il nido, poi l’alzabandiera (nella foto)
Pugliese, originaria del Brindisino, Valeria  è I° Aviere capo dell’Aeronautica militare e presta servizio a Rivolto dal 2009, quando è stata destinata al 2° Stormo, dove si occupa di logistica.
In aeronautica, la soldatessa di 33 anni è entrata quasi per caso, mentre frequentava la facoltà di Scienze giuridiche. “Volevo mettermi alla prova, mi sono iscritta al concorso e l’ho superato senza problemi. E quando ho vestito la divisa, ho scoperto che questo mondo mi piaceva molto.  Poi è arrivato il trasferimento in Friuli dove mi sono trovata subito molto bene e ho deciso di mettere su famiglia. Un anno e mezzo fa è arrivata Matilde”, ci dice con un grande sorriso.
L’arrivo della piccola ha sconvolto, come sempre accade, abitudini e orari senza tenere conto del fatto che i famigliari sono lontani. Valeria e il compagno hanno dovuto dunque contare solo sulle proprie forze: “Quando è nata Matilde abbiamo riorganizzato completamente le nostre giornate, soprattutto dopo il rientro al lavoro. Non avendo accanto parenti, abbiamo dovuto per forza di cose contare sulle nostre forze e sui servizi che pure qui non mancano, dato che la bimba è affidata a un asilo nido quando siamo al lavoro. L’importante è imparare a gestire i vari impegni, ma non ci sono problemi particolari da affrontare per il solo fatto di indossare la divisa che, credo sia importante sottolinearlo, non implica alcuna rinuncia in termini di famiglia. Anzi.”.
Per Valeria, infatti, essere militare è stata un vantaggio: “Sia durante la maternità sia nei primi mesi dopo il parto, l’amministrazione ha attuato tutte le norme di tutela a garanzia delle lavoratrici madri e questo è un elemento davvero importante, perché mi ha permesso di portare avanti la maternità con la dovuta serenità”.
E se un domani Matilde indosserà la divisa dell’aeronautica? “La consiglierò di seguire prima di tutto il suo istinto, la sua passione. Certo se da grande vorrà indossare la divisa, non potrò che essere orgogliosa di lei”.

Ispettore di Polizia - “Insegno ai miei figli l’amore per il lavoro e il rispetto delle regole”  
“Porto la divisa con soddisfazione, ma altrettanto orgoglio mi dà il mio ruolo di mamma”. L’Ispettore capo Roberta Bassi, 49 anni, è entrata in Polizia giovanissima. “All’ultimo anno di liceo decisi di entrare nelle Forze armate: mi aveva affascinata il carisma del generale Angioni (che guidava il contingente italiano in Libano tra il 1982 e il 1984) – racconta -. Allora, però, le donne non potevano entrare nell’esercito. Scrissi persino al Ministro. La risposta fu negativa e ‘ripiegai’ sulla Polizia. Non mi sono mai pentita”. Nel corso degli anni Roberta Bassi ha lavorato alla Polfer di Cervignano, all’Ufficio immigrazione della Questura di Udine per 18 anni, mentre oggi è responsabile dell’Ufficio servizi e relazioni sindacali. Si è spostata e ha avuto due figli: Rachele, 19 anni, alle prese col test di ingresso a Medicina, e Niccolò, 16, che tra pochi giorni inizierà il terzo anno al Liceo Marinelli.
Quali difficoltà incontra un agente di Polizia nel conciliare il lavoro con il ruolo di madre?
“Non credo che sia troppo diverso rispetto alle altre mamme lavoratrici. La battaglia più grande è quella col tempo: gli orari a volte non sono definiti e ci può essere qualche situazione, per esempio un arresto, per cui non c’è preavviso e nemmeno tempi certi. Se poi, a questo, aggiunge che anche mio marito è un poliziotto, la situazione si complica”.
Come l’ha gestita?
“Per noi non è possibile chiedere il part-time. Ho avuto l’aiuto fondamentale dei nonni. Grazie a loro ho usufruito soltanto del periodo di maternità obbligatoria e non ho mai perso un giorno per una malattia dei bambini”.
Nell’ambiente di lavoro ha subito discriminazioni?
“Pur essendo un ambiente prettamente maschile, no, anche perché io non ho mai chiesto sconti. Unico rimpianto: ho sempre lavorato per la festa della mamma. Me le sono perse tutte”.
Ha però dovuto convivere con alcuni “rischi del mestiere”, maggiori rispetto a quelli di altri.
“Certo, il pericolo è reale. La paura di non tornare a casa da un’azione, però, va gestita. Ho sempre fatto in modo che non diventasse un assillo”.
Quindi lo stato d’animo con cui è sempre andata al lavoro è uguale a quello delle altre mamme?
“Qualcosa di diverso c’è. Ho ben impresso nella mente un episodio di quando mio figlio era piccolo. Dopo molte giornate di pioggia, finalmente l’avevo portato a giocare al parco. Era una bella domenica e, a un certo punto, mentre lo spingevo sull’altalena, l’ho dovuto lasciare per iniziare il turno. Lui, vedendomi andar via mi ha rimproverato: ‘Sei l’unica mamma che deve lavorare il primo giorno di sole!’. Mi ha straziato”.
Come prenderebbe il fatto che i suoi figli seguissero le sue orme, entrando in Polizia?
“Come ho già detto, amo il mio lavoro e sono fiera della divisa che indosso. Questo non significa che abbia cercato di indirizzare i ragazzi verso questa scelta. Come per ogni altra decisione che riguarda la loro vita, non li forzo né in un senso, né in un altro”.
Come definirebbe l’educazione che ha impartito ai suoi figli?
“Improntata al rispetto delle regole. Per esempio, poiché la legge vieta ai ragazzi minorenni di bere, lo vieto ai miei figli. Per fortuna ho due ragazzi che si impegnano a scuola e che sono tranquilli, quando si tratta di uscite e divertimenti. Non è difficile concordare con loro l’orario di rientro serale, lo decidiamo in base all’occasione e alle circostanze”.

Paletta e Codice da me sono di casa, ma bisogna sapersi organizzare
Fin da quando faceva la stagione a Lignano, durante l’estate, ha sempre lavorato e studiato: appare molto determinata Debora Martone, classe 1969, ufficiale della Polizia locale di Udine. Determinazione che emerge anche quando si è tratta prima di conseguire la laurea in Scienze politiche mentre lavorava e poi di affrontare la maternità senza eccessivi patemi d’animo. Oggi la commissaria Martone guida l’ufficio Unità operativa comando, dove si occupa di gestione relativa all’attività direzionale ed organizzativa del Comando, gestione del personale, gestione logistica e finanziaria. Nel suo ufficio fanno bella mostra le fotografie di Ambra e Lorenzo i suoi bimbi di sei e cinque anni: “Avere figli - racconta Martone - mi è sembrata una scelta assolutamente naturale. Diventare mamma non mi ha mai spaventato, perché so organizzarmi bene, anche se inevitabilmente questa scelta ha un po’ frenato la mia carriera in termini di avanzamento di grado, ma è stata una mia scelta. Ho lavorato fino all’ottavo mese di gravidanza e sono rientrata sei mesi dopo il parto, perché il lavoro che faccio mi appassiona tanto da essere diventato uno stile di vita. Certo essere mamma è impegnativo, ma ogni ostacolo può essere superato se si affronta nel modo giusto”.
Il modo giusto, per questa mamma in divisa, significa avere il più possibile la situazione sotto controllo e provvedere per tempo alle varie incombenze: “Sapersi organizzare è essenziale, ma questo vale per tutte le madri. Penso soprattutto a chi lavora nei settori dove è arrivata la liberalizzazione degli orari. La sera preparo tutto per il giorno successivo, dai vestiti alla prima colazione e pure qualcosa per il pranzo. Alle 6,15 sveglia: i bimbi li porto in asilo alle 7,30 e poi vado al lavoro. Naturalmente, un aiuto importante arriva dalla condivisione degli impegni con il mio compagno e dai nonni, che permettono di far fronte alle piccole emergenze. Detto questo, non ho mai avuto dubbi sul fatto di avere figli e le difficoltà che pure non mancano non mi spaventano. Sono abituata a risolvere i problemi”.
E sei i figli decidessero di seguire le sue orme? Nessun problema, perché in casa paletta e Codice sono di casa: “Visto che mi occupo attivamente di educazione stradale - spiega la commissaria -  conoscono già bene le regole e ogni tanto si divertono a usare la paletta in casa. Qualsiasi sia il lavoro che sceglieranno, l’importante è che decidano in maniera consapevole. Fare ciò che piace è uno dei segreti per lavorare bene. Se poi decideranno di entrare a far parte della ‘polizia della mamma’ come la chiamano loro, a me andrà benissimo”.

Circondata dagli uomini, i figli maschi non mi hanno spaventata
Da grande avrebbe fatto la Guardia forestale e così è stato. Laura Missio, originaria di Tavagnacco classe 1963, ispettore del Corpo forestale regionale e comandante della Stazione di Pordenone, è quella che si definisce una donna di polso, al pari delle altre colleghe in divisa.
“Appena diplomata all’istituto tecnico, nel 1983 ho fatto il concorso e quattro anni dopo sono entrata a far parte del Corpo. La natura mi è sempre stata a cuore e ho coronato un sogno, nonostante in quegli anni essere donna e vestire la divisa non fosse una passeggiata. La prima donna è entrata nella guardia forestale regionale nel 1980; io era ancora tra le pioniere per cui ho dovuto metterci l’anima per farmi accettare e rispettare, ma alla fine ce l’ho fatta”.
Quando ha deciso di avere figli? Nessun dubbio sul fatto che la divisa fosse un problema o che le difficoltà da affrontare fossero eccessive?
“Il progetto di mettere su famiglia e diventare madre è sempre stato un punto fermo. Trascorso qualche anno dall’ingresso in servizio, anche per evitare di creare problemi ai colleghi a causa della mia assenza, a 25 anni sono diventata mamma di Valentino, seguito cinque anni dopo da Riccardo. Dev’essere il mio destino quello di essere circondata da uomini. Quanto alle difficoltà non mi hanno mai spaventato. Per anni ho fatto la pendolare tra il Cansiglio, luogo di residenza di mio marito, e Aviano dove avevo preso servizio. Quando prendi una decisione devi fare del tuo meglio per portarla fino in fondo. Diventare madre, di certo, non mi spaventava. Ho affrontato ogni ostacolo senza ripensamenti. Vivevo in quota, lontana dai genitori, dove perfino trovare una babysitter era difficile. Ecco perché alle colleghe dico sempre di non rinunciare alla maternità. L’importante è sapersi organizzare e affrontare con la dovuta convinzione i problemi che inevitabilmente arrivano. Oggi a disposizione ci sono molti più strumenti e facilitazioni per chi vuole diventare madre rispetto al passato, soprattutto se lavori nel settore pubblico”.
Una volta diventata mamma è cambiato qualcosa?
“Sono una friulana Doc. Il lavoro è sacro e dunque bisogna farlo nel miglior modo possibile. Avere a che fare con colleghi maschi mi ha temprato: ho dovuto lavorare sodo per farmi accettare e guadagnare la loro fiducia. Ecco perché, a distanza di trent’anni, ringrazio i colleghi: ogni volta che mi frapponevano ostacoli diventavo più forte. E quando sono arrivati i figli ero temprata a sufficienza per affrontare ogni difficoltà”.
Ormai i suoi figli sono adulti. Nessuno di loro ha seguito le sue orme?
“Come i loro genitori adorano l’ambiente, ma hanno deciso di percorre strade alternative. In fondo li capisco: i forestali non fanno una vita semplice”.

Orgogliose della mamma in classe
Essere una mamma in divisa non crea problemi neppure a Cristina Berngnach, guardia del Corpo forestale regionale in servizio alla stazione di Tarcento. Originaria di Grimacco, 41 anni, Cristina ha indossato la divisa nel 2008.
Per quale motivo ha deciso di prestare servizio del Corpo forestale regionale?
“Il percorso seguito è stato un po’ tortuoso. Per alcuni anni, dopo aver conseguito la laurea in biologia all’università di Trieste, ho lavorato come ricercatrice. L’obbiettivo era di fare carriera in ambito accademico e ho conseguito anche un dottorato di ricerca, ma gli sbocchi erano davvero limitati. A un certo punto, mi sono ricordata di quando da bambina dicevo di voler diventare una guardia forestale e ho deciso di fare il concorso per fare il quale ho studiato mentre ero in cinta di Giulia, nata nel 2007. Quando affrontai le preselezioni dovetti portarmi dietro la piccola e ricordo che a un certo punto fui costretta ad uscire per allattarla. Poi è arrivata Dora, nel 2012”.
La divisa è uno svantaggio oppure aiuta a diventare madri?
“Credo che lavorare nel settore pubblico metta a disposizione molte possibilità a chi vuole diventare madre. Certo il fatto di prestare servizio come guardia forestale pone di fronte anche ai problemi legati al tipo di lavoro e ai turni che per chi ha famiglia sono indubbiamente una complicazione. Si tratta tuttavia di problemi risolvibili, soprattutto se si può contare sul supporto della famiglia e del compagno che nel mio caso si è rivelato un papà molto attento e disponibile. Essere madri significa anche mettere in conto alcune difficoltà inevitabili e la necessità di sapersi organizzare. Paradossalmente, il lavoro che faccio mi aiuta sia fisicamente che mentalmente: il fatto di essere sempre all’aria aperta, di dovermi occupare di un settore dove la routine non esiste, mi mantiene fisicamente in forma e mi abitua anche ad affrontare mentalmente le situazioni più impegnative”.
Quando saranno grandi cosa consiglierà alle sue figlie? Spera diventino guardie forestali?
“Adoro il mio lavoro e sono molto soddisfatta. Se decidessero di indossare questa divisa sarei ovviamente contenta a patto che seguano le loro inclinazioni. Certo a volte mi capita di pensare che sia un mestiere un po’ rischioso e qualche dubbio mi viene, ma alla fine la passione fa andare avanti senza ripensamenti. Mi è perfino capitato di recarmi nella scuola frequentata dalle mie bimbe per parlare del mio lavoro e di ambiente e quando mi sono presentata in classe erano molto orgogliose di me. Sono convinta che la maternità completi un percorso a patto, almeno per chi veste come la sottoscritta una divisa, di saper superare alcuni schematismi classici di chi ha orari fissi di lavoro. In pratica, la famiglia deve sapersi adattare e non sempre è semplice”.





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