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Un vero lutto da elaborare

Perdere il lavoro può avere le conseguenze di una vera sindrome post traumatica

Un vero lutto da elaborare

Perdere il lavoro equivale a veder morire una persona cara. Non è un’esagerazione. Può essere il caso di un imprenditore che si vede chiudere l’azienda di famiglia, alla quale teneva come a un figlio.
“L’evento è traumatico – spiega Roberto Calvani, presidente dell’Ordine degli psicologi Fvg – e può avere implicazioni psichiche, sociali e relazionali, che equivalgono a un lutto”.
La sindrome postraumatica presenta sintomi psicofisici di diverso tipo. “Si va dall’insonnia – spiega Calvani – all’inappetenza, al calo di energie, alla perdita delle difese immunitarie, ma anche alla chiusura in se stessi fino alla depressione”.
In media, ci vogliono almeno quattro o cinque mesi, per uscire dal tunnel e nei casi più gravi “è necessario l’aiuto di uno psicologo, per elaborare il lutto. Non si tratta di una patologia, ma è necessario collocarlo al nostro interno, attribuendogli il giusto significato”.

Non ci sono differenze di genere. “La gravità dipende piuttosto dall’importanza che ciascuno attribuisce al proprio lavoro. A 50 anni ricominciare è sicuramente più difficile e in questo caso essere uomo o donna proprio non conta. Si potrebbe pensare che una madre di famiglia possa essere felice di avere più tempo per sé e per i figli. In realtà, anche nella nostra regione, sono molte le donne imprenditrici. La carriera gioca un ruolo molto importante anche all’interno della loro vita”. Altro che figli.

COME USCIRE DAL TUNNEL

Non darsi la colpa
Bisogna evitare di rinchiudersi al proprio interno, rimuginare sulle proprie responsabilità, ripetersi di aver sbagliato e dire che si poteva fare di più.
Non scaricare la responsabilità sugli altri
E’ sbagliato anche guardare soltanto all’esterno, cercare a tutti i costi un capro espiatorio, chiedersi ‘perché a me e non a lui’, dare la colpa alla società piuttosto che alla crisi o a qualcun altro, dal socio al collega, al funzionario di banca.
Non chiudersi in se stessi
Per non cadere in depressione, è assolutamente fondamentale non chiudersi in se stessi, nascondendosi al resto del mondo, per vergogna o paura.
Non perdere la fiducia
Bisogna continuare a credere in se stessi, nelle proprie competenze, valorizzando anche aspetti che fino a poco prima passavano in secondo piano.
Affrontare il problema
Bisogna darsi del tempo, per affrontare serenamente la situazione. Bisogna anche cercare la condivisione con chi è più vicino, ma anche con chi vive le stesse difficoltà.
Cercare nuove opportunità
La prima mossa è elaborare un buon curriculum vitae, che può essere difficile se si ha un’età avanzata. Quindi, si deve chiedere aiuto senza vergogna e utilizzare anche Internet.



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