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Un affresco in due secoli di fotografie di famiglia

‘Album di famiglia. Fotografia in Friuli 1850-1950’, la mostra dedicata dall’Irpac alla fotografia storica

Un affresco in due secoli di fotografie di famiglia

Si intitola ‘Album di famiglia. Fotografia in Friuli 1850-1950’ la mostra dedicata dall’Irpac (con Regione, i Civici Musei e Università di Udine e il sostegno della Fondazione Friuli) alla fotografia storica. Nella Chiesa di S. Antonio Abate e nella Galleria Tina Modotti di Udine,  la 18a esposizione dell’ Istituto regionale di promozione e animazione culturale ambisce ancora una volta a diffondere e valorizzare il ricco patrimonio fotografico custodito in archivi pubblici e soprattutto in archivi privati di famiglia. Oltre ad arricchire ulteriormente le precedenti pubblicazioni dell’Istituto, la mostra costituisce una testimonianza unica di come si siano evoluti il territorio locale, le abitudini, le mode, la gestualità delle pose, accompagnando lo spettatore in un viaggio nel tempo e nella memoria a cavallo di due secoli.

Se in passato la fotografia di famiglia, il più delle volte scattata da amatori o principianti, aveva assunto quasi esclusivamente un valore affettivo e personale - e per questo erroneamente considerata priva di artisticità -, recentemente ha assunto pieno riconoscimento storico in quanto patrimonio documentaristico: matrimoni, banchetti, cartoline, turismo, lavoro, vacanze, cartes de visite, istruzione, sono solo alcune delle tematiche delle fotografie visibili fino al 21 gennaio nelle due sedi espositive. Una memoria collettiva in cui ogni visitatore sarà capace di riconoscere frammenti di storia, luoghi e contesti che rafforzano il dialogo tra presente e passato.


Quest’ambiziosa operazione di recupero della memoria, iniziata nel 2008 dall’Irpac con ‘Come eravamo 1880-1950. Gli archivi privati in Friuli’ va anche considerata nel suo impatto emotivo: ‘Album di famiglia’ è un percorso esemplificato dai volti di un tempo, dai momenti collettivi e di convivio e da tutte quelle esperienze individuali, ma allo stesso tempo universali, che costituirono il cuore nel quale si inserirono gli eventi epocali, creando così, come ha scritto Adriano Lualdi, presidente Irpac, “un grande affresco collettivo del vissuto quotidiano a cavallo tra il 19° e il 20° secolo, dove il visitatore si lascerà trasportare dagli scatti in grado di narrare storie corali e individuali, tuttavia non avulse dal contesto storico e sociale del momento”.

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