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Assicurazioni: settore solido, ma ha bisogno di innovazione

Le compagnie devono ripensare a molti aspetti troppo a lungo ancorati alla tradizione. Presto l’impatto delle nuove tecnologie, dai big data alle auto a guida autonoma

Assicurazioni: settore solido, ma ha bisogno di innovazione

Un settore più solido di altri finanziari, ma che ha bisogno di evolversi, anche per dare risposte a crescenti esigenze del mercato. Tutto questo è finito sotto la lente degli esperti di tutta Italia accorsi proprio a Trieste per il convegno promosso dall’Associazione italiana dei docenti di economia degli intermediari e dei mercati finanziari (Adeimf). Ad averlo pensato e organizzato è lo staff locale guidato da Alberto Dreassi, friulano docente all’Università giuliana.

Le criticità già manifeste nel sistema bancario possono trasmettersi in quello assicurativo?
“Gli studi concordano: le assicurazioni hanno un ruolo marginale nel generare e propagare rischi sistemici. Inoltre, è remota la possibilità che una o più compagnie entrino rapidamente in crisi. Questo perché il modello assicurativo differisce radicalmente da quello bancario. Non significa che siano esenti da rischi, ma sono gestiti in modo più equilibrato. Il settore può subire perturbazioni dei mercati ma offre agli stessi la propria stabilità.

Tuttavia, al crescere delle dimensioni, delle affinità nei prodotti e degli incroci fra settori, come nel caso di bancassurance, questi pericoli aumentano”.

Come muterà nei prossimi anni lo scenario assicurativo?
“Il settore deve ripensare a molti aspetti troppo a lungo ancorati alla tradizione. Le reti, in particolare il nodo della sofferenza delle agenzie. Ha influito in parte la normativa, ma molto di più la centralità del settore auto e la difficoltà a far percepire ai clienti il valore aggiunto del proprio servizio.
Poi, il ruolo delle nuove tecnologie. Si pensi all’uso dei big data per mirare offerte e prezzi, o della blockchain nella gestione dei contratti. Oppure all’effetto che avranno le auto a guida autonoma, se il produttore troverà convenienza nell’assicurare il software del veicolo rispetto a un guidatore che diviene passeggero.
Infine, le nuove modalità con cui i clienti vivono la relazione e su come le polizze intercettino i mutamenti radicali dei bisogni e dei comportamenti”.

Cambierà anche il modello di gestione dei patrimoni?
“Il settore continua a investire in modo paziente, garantendo rendimenti soddisfacenti anche in periodi difficili come questo e senza inseguire il miraggio della performance di breve periodo. Ma spero si rinnovi lo sforzo a rispondere a esigenze fondamentali dei clienti: previdenza, salute, non autosufficienza, protezione dalle catastrofi. In quest’area non ci sono altri soggetti in grado di intervenire e dotati di una lunga esperienza”.

Cosa sta succedendo dietro alla ‘scalata’ di Generali?
“Troppo presto per dirlo, ma considero alcuni elementi oggettivi. Il primo: un’economia a lungo stagnante, sotto-assicurata e una ricchezza concentrata sul mattone comporta un settore finanziario che non può godere a lungo di buona salute. Chi fatica ma possiede storia, risorse umane e competenze, in un’economia di mercato, può essere un oggetto interessante per un’acquisizione.
Il secondo: in ogni acquisizione c’è chi vende. Di solito perché la prospettiva è migliore della capacità di chi ha il controllo di valorizzare la propria posizione. Chi compra, invece, è convinto di poter fare meglio.
Il terzo è che il recente passato, anche all’estero, mostra le difficoltà delle grandi acquisizioni, specie a cavallo fra banche e assicurazioni. Il quadro peggiora quando si invoca un intervento dello Stato, che spesso confonde gli interessi nazionali con la nazionalità degli interessi”.

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