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Caminetti e stufe: riscaldare con la forza del fuoco

Tutte le regole per ottenere il massimo comfort e il maggiore risparmio possibile in casa dall’accensione di macchine efficienti ed esteticamente belle

Caminetti e  stufe: riscaldare con la forza del fuoco

Cosa c’è di meglio, quando arriva il freddo, di potersi godere il tepore di una stufa o di un caminetto nella comodità della propria casa? È uno di quei cosiddetti piccoli piaceri della vita che arricchiscono la nostra quotidianità. Ma questo piacere non può prescindere da alcune regole, prima di tutto la sicurezza, per non correre rischi e per installare una macchina ottimale per la nostra casa. Inoltre, scaldare un’abitazione attraverso una stufa o un camino è un sistema ecologico ed economico.

“Non si tratta solo di un risparmio per il singolo utente – spiega Irio Gaggia, tecnico commerciale che si occupa specificamente del settore caminetti e stufe -. L’uso della legna per scaldare non solo è un sistema rinnovabile, ma genera anche una filiera in cui lavorano più persone.
Sul banco degli imputati come responsabili delle cosiddette polveri sottili, accanto ai gas di scarico delle automobili, ci sono, però, proprio questi sistemi di riscaldamento. “Oggi la maggior parte delle macchine prevede una doppia combustione – precisa ancora Gaggia -, che permette di bruciare, cioè, anche tutti quei gas che sarebbero dannosi se immessi in atmosfera. L’attenzione si deve porre, quindi, alla qualità al momento dell’acquisto del camino o della stufa”.

“In termini di sicurezza, tutte le machine devono essere certificate CE – specifica il tecnico Giorgio Turloni -. Questa sigla garantisce che il prodotto è stato testato dalle aziende e dagli enti preposti a verificarne gli standard qualitativi. Le stufe più moderne possiedono sistemi di sicurezza che rilevano la fuoriuscita di monossido di carbonio e si spengono immediatamente. Altre ancora sono termoregolate, si spengono e riaccendono a seconda della temperatura impostata”.
“Un altro punto da tenere ben presente è l’installazione, che deve essere eseguita a regola d’arte. Significa che, ad esempio, la canna fumaria dev’essere adeguata al macchinario, ma anche alla struttura dell’abitazione. Solo le canne fumarie più nuove, infatti, sono conformi alle norme del 2008, per le altre sono necessarie ulteriori valutazioni. Un tecnico preparato eseguirà sempre un sopralluogo per valutare la collocazione migliore, la macchina più adatta, il tipo di isolamento generale dell’abitazione ecc… in base a questi elementi, confrontandosi anche con le richieste, il tecnico saprà consigliare il cliente per il risultato ottimale, a seconda delle esigenze, dell’uso e dello stile di vita di chi abita la casa”.

Tra legna e pellet la scelta è netta: chi sceglie il caminetto, ama anche guardare la fiamma viva del fuoco, chi sceglie la stufa opta per la comodità, perché ormai molte sono automatiche.  
Un capitolo importante è certamente quello della resa termica. “Una stufa a pellet da 12 kilowatt può scaldare tranquillamente un appartamento da 100 metri quadrati. Ovviamente, a incidere su questo aspetto sarà poi la disposizione di stanze e porte, ma il potenziale è quello” chiarisce Gaggia.

“Il consiglio è quello di tenere accesa la stufa a pellet il più a lungo possibile – sottolinea inoltre Turloni -. Questo perché è un riscaldamento più lento (trascorre circa un’ora dall’accensione al massimo della resa termica) e più mirato. Nella camera di combustione bruciano pochi grammi di pellet alla volta e il calore che si sviluppa va tutto nell’ambiente. Se ho bisogno di scaldare la casa per otto ore al giorno, ad esempio, la stufa deve stare accesa lo stesso numero di ore perché l’efficienza sia ottimale”.
Un capitolo fondamentale è quello della manutenzione della canna fumaria. Se indicare un controllo annuale di media è la vox populi, le norme precisano che la manutenzione andrebbe eseguita ogni 40 quintali di legna e ogni 20 quintali di pellet bruciati. A pensarci è il fumista, il vecchio spazzacamino, che torna in voga, riveduto e corretto anche grazie alle nuove tecnologie, proprio per verificare la sicurezza dell’impianto.

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