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Udine, la città di Moretti e Dormisch, ex capitale della birra

In passato, nel capoluogo c’erano due grandi industrie, cosa unica per un centro di piccole dimensioni

Udine, la città di Moretti e Dormisch, ex capitale della birra

All’inizio degli Anni ’90, ci fu facile spiegare al gestore italo-americano di un pub che si trovava sulla collina ‘italiana’ di Providence (Rhode Island) dove fossero Udine e il Friuli. Indicammo la bottiglia di birra Moretti, quella con il ‘Baffo’, che faceva bella mostra di sé sul bancone e dicemmo: “il luogo nel quale è stata prodotta quella lì”.

Resta solo il nome
Oggi, non sarebbe più possibile fare quel gesto. La Moretti è rimasta friulana solo di nome. Venduta alla Labatt e assorbita dalla Heineken nel 1996, viene prodotta in quattro stabilimenti (Assemini, Comun Nuovo, Massafra e Pollein). Anche il celebre ‘Baffo’, il vecchietto di Tricesimo che cedette la propria immagine a Lao Menazzi Moretti  per un po’ di birra (“Ch’al mi dedi di bevi, mi baste”, rispose quando gli fu chiesto che cosa volesse come ricompensa) non è più lui. Detronizzato dal suo posto d’onore in viale Venezia - ci riferiamo all’insegna luminosa sulla vecchia fabbrica -, è stato sostituito anche sulle etichette delle bottiglie, prima da Marcello Tusco, poi da Orso Maria Guerini.

Antichi splendori
Eppure, in passato Udine poteva essere considerara a buona regione la ‘capitale’ italiana della Birra. Oltre alla Moretti, fondata nel  lontano 1859, il capoluogo friulano ospitava anche la Dormisch, nata a Resiutta nel 1875 e spostata in città dieci anni dopo, era molto diffusa in regione, in Veneto e in Alto Adige.

Nel 1953, la fabbrica di piazzale Cavedalis (ora rimane la palazzina, tutelata dalla Soprintendenza e i resti della ‘nave’ andata a fuoco nel 1999) e il marchio furono acquistati dalla Peroni, che continuò a fabbricare la birra a Udine fino al 1989, quando lo stabilimento fu definitivamente chiuso. Durante questo periodo, la Dormisch triplicò la produzione e, nel 1965, fu premiato alla selezione mondiale della birra di Bruxelles.

Tradizione regionale
In realtà, la birra può vantare una lunga tradizione in tutto il territorio regionale. Nel 1866 fu inaugurato lo stbilimento della Dreher a Trieste, che nel 1975 fu acquistata dalla Heineken (ora la sede legale è la stessa della Moretti, a Pollein in Valle d’Aosta). A Pordenone, a cavallo tra ’800 e ’900, nacquero tre birrerie: Momi (1880), Massaro (1890) e Pordenone (1909), ora scomparse. Nel 19° secolo a Gorizia ne sorsero - e morirono - altre 6: Kauac, Musina, Perinello, Rosenberger & Torisa, Schonbeck e Schreiner. Senza contare quelle di Tolmezzo (Menchini e Seren), Gemona (Capellari e Pittini), Gradisca d’Isonzo (Mreule), Grado (Dovier e Giorda), Monfalcone (Valentis e Visintini) e Muggia (Tossich). Tutte imprese che, però, aprirono e chiusero nel giro di pochi anni.

Industria tutta italiana
Oggi, pur non avendo più i ‘colossi’ del passato, il Friuli Venezia Giulia mantiene un rapporto tutto speciale con la birra. In primo luogo, va sottilneato che friulani e giuliani sono tra i massimi esitimatori della bevanda inventata 7mila anni fa dagli assiri-babilonesi. Stando alle stitische dell’Istat, nel 2013 il 48,7 per cento dei residenti del Fvg (539mila persone) avevano consumato birra. E’ il quarto dato più alto del Belpaese., dopo quello del Trentino Alto Adige e, curiosamente, dell’Abruzzo e della Calabria. In seconda battuta, c’è da dire che in regione c’è una delle due sole fabbriche di birra completamente italane che producono nello Stivale. Ci riferiamo alla Birra Castello (l’altra è l’altoatesina Forst). Nata nel 1997, ha rilevato gli stabilimenti di San Giorgio di Nogaro già appartenuti alla Moretti e, quindi, alla Heineken. La sua capacità produttiva è di circa un milione di ettolitri, un dodicesimo di tutta la produzione industriale sul territorio nazionale. Nel 2006, la Castello acquisì la Pedavena dalla Heineken dopo che la multinazionale decise la chiusura dello stabilimento in provincia di Belluno.  Oltre ai propri marchi, la Castello-Pedavena produce birra per alcune catene di distribuzione con diversi marchi.

Artigianato
Accanto  a questa realtà, ci sono anche i tanti birrifici artiginali e i brew pub che costellano il territorio regionale. “Nella nostra regione - spiega Stefano Buiatti, ricercatore all’Università di Udine in Scienze e tecnologie alimentari, uno dei massimi esperti sul tema birra - ci sono 25 realtà di questo genere (la lista, con nomi e località di produzione, è reperibile sul sito www.microbirrifici.org), su 800 in Italia. E, se consideriamo il rapporto tra questa fattispecie di birrifici e il numero dei residenti, il Fvg detiene il record nazionale. Sul lato della quantità prodotta, i birrifici artigianali sono piuttosto modesti: le stime (non esistono statistiche precise) dicono che a livello nazionale il livello si aggira tra i 250mila e i 350mila ettolitri. Di questi, da 15mila a 20mila sono di origine Fvg”.

Punte d’eccellenza
“Dobbiamo - continua Buiatti - subito precisare una cosa e sfatare un ‘mito’: l’equazioni artigianale uguale buono e industriale uguale cattivo non è corretta. Non sempre le birre artigianali (questo termine, nel nostro Paese non è stato ancora normato, per cui sotto di lui possono ricadere realtà molto diverse) sono all’altezza. Così come non è vero che quelle industriali siano sempre ‘birrette anonime’. Le nostre artigianali d’eccellenza? Tra queste posso citare Fogle d’Erba di Forni di Sopra, Civitavecchia di Prossecco, Garlatti-Costa di San Daniele e Birra Gjulia di San Pietro al Natisone”.

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