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"Laboratori di autonomie" guarda al futuro del Fvg

Successo, a Carlino, per la prima 'lezione' organizzata da dodici sindaci friulani: "Il Comune resta forse l’unica entità che mantiene un rapporto fiduciario tra elettore ed eletto"

 Laboratori di autonomie  guarda al futuro del Fvg


La sala dell’ex latteria, trasformata in sala consiliare, giovedì 16 ottobre 2014 ha accolto con un pienone la prima "lezione" di quel "Laboratori di autonomie" organizzato da dodici sindaci friulani, assieme a "La Grame" "Glesie furlane" "Onde Furlane" "La Patrie dal Friûl" e la collaborazione il MuMuCEI dell’Università di Udine.
Ma non si è trattato di una lezione, come ha voluto precisare nel suo saluto il sindaco di Carlino, Diego Navarria: «Non si tratta- ha detto il primo cittadino- di insegnare niente a nessuno, bensì di cementare attraverso un forte e aperto confronto, quello spirito identitario che ha permesso questi incontri e che vede oggi le nostre comunità interrogarsi sul loro stesso futuro e più in generale su quello del Friuli»
Attorno al tavolo assieme al moderatore Giorgio Cavallo i sindaci di Cinto, Gianluca Falcomer, quello di Mereto di Tomba, Massimo Moretuzzo, di Muzzana, Cristian Sedran, l’assessore della Provincia di Pordenone, Stefano Zannier, e l’ex sindaco di Medea, Alberto Bergamini.

Fin dalle prime parole appare chiaro quelli che sarà il filo conduttore di questi laboratori: la crisi esiste, servono risposte, ma queste non possono e non devono passare sopra la testa dei cittadini, pena un’ulteriore caduta della democrazia, già messa in forte discussione dalla mancanza di fiducia nei partiti e nelle istituzioni.
Una considerazione vale per tutti: «Il Comune,e oltremodo il sindaco, resta forse l’unica entità che mantiene un rapporto fiduciario tra elettore e eletto, perdere anche questo significherebbe dare un colpo definitivo all’idea stessa di rappresentanza»
Il rischio diventa concreto se la riforma degli enti locali, presentata dalla Regione, si propone con formule e strutture aggregative calate dall’alto e che, invece di semplificare la burocrazia, diminuire le spese e razionalizzare, creano i presupposti di nuovi enti costosi, lontani dalle esigenze dei cittadini.
Che serva un riassetto dell’assetto istituzionale della Regione, vista anche la cancellazione delle Province, è chiaro a tutti. Come del resto, affermano i sindaci, è necessaria la condivisione dei servizi, non più sostenibile dalle singole amministrazioni, ma la risposta non può essere "tecnicista". Non basta cioè "un ufficio tecnico con 50 persone al posto di 3" se poi la risposta al cittadino non corrisponde ai suoi bisogni ed esigenze.
Il discorso si allarga alle partecipate. Il problema lo pone il sindaco di Fiumicello, Scridel, mentre Sedran si sofferma sulla necessità di forme anche alternative che la società friulana oggi si dà sul territorio, con la riscoperta degli usi civici, di quel bene comune che in fondo rappresenta la vera molla unificante di questi incontri.
Unanime la necessità di andare avanti nel confronto, con la possibilità di aggregare altri comuni su una piattaforma di discussione capace di interloquire con la Regione, riaffermando l’esistenza dell’identità friulana e del suo declinarsi su un territorio extraprovinciale.
Prossimo appuntamento del "laboratori" giovedì 23 ottobre al centro sociale Flaibano: lingua e cultura protagoniste.

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