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In Friuli a caccia di talenti

Grazia Di Michele arriva sabato 27 per la finale del concorso ‘Percoto canta’, portando la sua esperienza decennale come inflessibile insegnante di canto ad ‘Amici’

In Friuli a caccia di talenti


“Tra i quattro finalisti della sezione cantautori di “Percoto Canta 2013” – confessa radiosa Grazia Di Michele, in partenza per il Friuli dove il 27 luglio presenzierà alla serata conclusiva della manifestazione – c’è una perla preziosa, un esempio ormai raro di sensibilità e vocalità straordinarie”. Una carriera trentennale nel mondo della musica, da una decina d’anni rigorosa docente di canto del programma televisivo “Amici”, la cantautrice romana, chiamata dal maestro Nevio Lestuzzi a far parte della giuria del concorso canoro friulano, nomi non ne fa.

Un motivo in più per non perdersi l’appuntamento di sabato sera nella suggestiva cornice del Parco di Villa Frattina-Caiselli.

Della nostra Regione cos’altro conosce?

Trieste città dall’atmosfera speciale che amo tantissimo. E la grappa Nonino che, se non erro, si produce proprio a Percoto.

Cos’è che l’ha convinta a dare la sua disponibilità di “giurata” a “Percoto Canta”?

Averne sentito parlare in termini entusiastici da colleghi che erano stati coinvolti prima di me. Ogni dubbio poi è svanito ascoltando il materiale frutto di una prima selezione, tutto di buona qualità.

Rispetto al passato, i talent televisivi tanto di moda sono una fortuna o una sventura per un giovane che sogna un futuro d’artista?

Se guardo alla mia esperienza personale, fatta di molte tappe e di tanti anni di lavoro prima di ottenere visibilità e considerazione, un po’ li invidio. La partecipazione a un talent rappresenta sicuramente un percorso facilitato, che oltre a farti conoscere subito da una vasta platea, ti obbliga a rapportarti immediatamente con il pubblico, superando incertezze e paure.

Non c’è il pericolo che un’immediata popolarità crei l’illusione di sentirsi arrivati senza bisogno di troppi sforzi salvo sparire poi dalla scena altrettanto rapidamente?

La differenza la fa sempre l’intelligenza. Chi capisce che il talento, pur se immediatamente riconosciuto, da solo non basta e continua a studiare, lavorando per migliorare le sue qualità, non corre alcun rischio.

C’è un insegnamento fondamentale che non lesina mai ai suoi allievi?

Incuriosirli rispetto alla musica d’autore italiana del passato: da Fossati, a Dalla, a De Andrè.

In che cosa è cambiato l’approccio alla musica da parte dei giovani?

Soprattutto nell’ascolto. Noi avevamo il tempo, il silenzio, la voglia di ascoltare all’infinito un disco fino a entrare nel mondo del musicista. E’ per questo che nella mia didattica insisto sulla necessità di rallentare i ritmi e imparare ad ascoltare la musica con maggiore profondità.

Recentemente si è laureata in Giurisprudenza ed è stata tra i candidati che sostenevano il sindaco Marino: i suoi interessi non sono dunque solo musicali.

Ho tanti interessi, sono molto curiosa e non riesco a stare mai ferma. In tutto quello che faccio non manca mai la musica: ho scritto canzoni per me e per altri, mi sono diplomata in musicoterapia, da anni insegno canto, l’argomento della mia tesi di laurea è “L’ascolto del minore attraverso la musicoterapia” e nel mio programma da candidata alle comunali di Roma (ha rinunciato per un problema di par-condicio ndr) c’era un progetto riferito ai giovani e la musica.

Nessuna delusione per colpa della musica?

Non a livello personale. Provo delusione quando la vedo trattata con volgarità, con sciatteria, furbizia, fatta per soldi e per convenienza.

Da “Le ragazze di Gauguin” a “Il giardino di Giverny”, il suo lavoro discografico uscito a fine 2012: la pittura impressionista l’appassiona?

Amo molto la pittura e non solo gli impressionisti. Il titolo del mio cd più recente però si riferisce al luogo dove Claude Monet si ritirò, durante la prima guerra mondiale, per allontanarsi dal mondo e vivere contemplando la natura. I suoi dipinti rappresentano il tentativo di salvare la bellezza dall’orrore del mondo. Anche la musica può essere un “giardino” a difesa della bellezza.

Rita Bragagnolo

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