Home / Spettacoli / Silvia Cignoli racconta il suo ‘Electric Sweet’

Silvia Cignoli racconta il suo ‘Electric Sweet’

La chitarrista di formazione classica che si misura con la musica contemporanea

Silvia Cignoli racconta il suo ‘Electric Sweet’

Conosciamo Silvia Cignoli, protagonista dello spettacolo ‘Electric Sweet’ (suite dream, stars talk), andato in scena al Teatro San Giorgio di Udine in occasione di un trittico di concerti legati al Festival Contemporanea XX edizione, manifestazione dedicata alla ‘Nuova musica’.

Da chitarrista di formazione classica, cosa ti ha spinto a specializzarti nell’ambito della musica contemporanea che ancora per molti musicisti di formazione “tradizionale” rimane un codice ostico perché varia spesso da compositore a compositore? “Penso che mi abbia spinto il desiderio di ricercare e ricercarmi in scenari che sentivo a me affini”, racconta Cignoli. “Fin da piccola le avanguardie musicali e artistiche mi hanno inesorabilmente affascinata, perché in loro c’era tutto il mio mondo cangiante, parallelo, il più delle volte contrastato, fatto di penombre che non ho mai trovato ermetiche, ma in cui trovavo materia di evasione. Mi piace spingermi all’estremo dei linguaggi ed esplorarne i confini, scoprire possibilità tecniche e strumentali che nascono direttamente dall’esigenza mia interiore e della materia sonora che vado ad interpretare, con cui lavoro per essere una cosa sola”.

In cosa si esprime la dimensione della performance nella tua esibizione al Teatro San Giorgio? “Con Irid Project ho messo in scena la musica contemporanea, collaborando con il video artista Andrea Carlotto e con il compositore e sound engineer Andrea Tremolada, perché credo che una dimensione che, in qualche modo, si allontani dall’aspetto classico del concerto con i suoi rituali, possa maggiormente arrivare al pubblico e meglio rappresentare la contemporaneità di cui, in quel caso, noi eravamo i portavoce”.

Quali aspetti della tua personalità musicale e della tua teatralità emergono dal percorso dei quadri e dal repertorio che hai interpretato? “A differenza delle precedenti rappresentazioni di Irid Project, in questo caso è stata fatta una scelta specifica di contrapposizione fra brani interpretati con la chitarra classica e brani con chitarra elettrica. Ho voluto che i brani suonati con chitarra classica avessero in sé, oltre a una componente idiomatica precisa, qualcosa di un liricismo poetico e un’attenzione imprescindibile dal timbro caldo e dolce tipico della tradizione chitarristica da cui provengo, dove la bellezza del suono è un’esigenza impellente. Nei due quadri (come li ho chiamati) per chitarra classica, i brani di Andrea Tremolada, Sonia Bo, Davide Anzaghi e Simone Fontanelli, avevano le caratteristiche che ricercavo. Per contro, nei due quadri dedicati alla chitarra elettrica ho scelto di inserire musiche con caratteristiche di sperimentazione più ardita (per esempio il brano Interlude di Fernando Garnero, che a guardarlo dall’esterno, sembra un gioco alchimistico in cui il chitarrista produce ogni sorta di rumori tramite oggetti strofinati su di una chitarra elettrica distesa orizzontalmente; oppure il brano Double talk di Dan di Maggio che gioca sui vari incastri derivati da sovrapposizioni di delay) oppure brani che avessero un piede esplicitamente dentro quella linea di confine con la musica pop rock come Electric Counterpoint di Steve Reich e il travolgente brano Bruxelles del berlinese Justin Lepany. Mi sono trovata a mio agio in queste sfere musicali, e nel portarle in scena”.

Il tuo spettacolo ha proposto una associazione sinestetica di suono e immagine. Quale significato contenutistico formale ha ricercato l’ensemble Irid in questa nella relazione e nel voluto concetto caotico di interscambio tra frammenti registrati ed eseguiti? “Il titolo del concerto era Electric Sweet (suite dream, stars talk) proprio per richiamare la costruzione a quadri del concerto (4 quadri con chitarra classica ed elettrica che si alternavano). Con il video artista Andrea Carlotto è stato fatto un lavoro sinestetico che potesse ricondurre all’idea astrale (e astratta) della notte e del sogno, espressa nei brani per chitarra classica. Lui ha lavorato molto bene su uno sviluppo visivo che mantenesse questa idea ma che la distorcesse nei momenti dedicati alla chitarra elettrica, per creare la voluta contrapposizione, lavorando live sulle connessioni sincroniche di audio e video”.

Pensi che le incursioni rumoristiche possano rendere arduo il riconoscimento del percorso fraseologico musicale o che invece possano esse stesse essere riconosciute come nuova forma di fraseologia? “Le incursioni rumoristiche possono dirsi ormai da diversi decenni materia prima di elaborazione musicale al pari della materia sonora intesa nel senso prettamente armonico del termine, a volte superandola. Forse dirò una banalità ma penso che tutto ciò che viene elaborato dai compositori con intelligenza e cognizione di causa, che tenga conto di un’esperienza pregressa (che possa consentire di non essere una mera ripetizione di qualcosa di già detto), possa dirsi terreno fertile di sperimentazione, al di là delle inquadrature esterne”.

All’interno del quadro 4 dello spettacolo Irid Project Eletric Sweet c’è un interludio in Prima esecuzione assoluta italiana per chitarra elettrica ed oggetti. Ritieni che l’effettistica sonora in esso proposta si sia adeguatamente affrancata dal settore cinematografico o che si sia affiancata ad esso? “Il rumore è parte integrante del suono, ogni suono che si produce è composto in parte da rumore, e la scelta di valorizzare ed elaborare la componente di rumore è soggettivamente legata alla scelta compositiva di ciascuno. E’ difficile generalizzare, perché i termini coi quali i compositori si relazionano con il materiale che scelgono è sempre molto personale. Anche la scelta di un’eventuale interazione performativa con l’immagine, se fatta in origine, dovrebbe determinare essa stessa un approccio diverso con l’elaborazione del materiale. Se si parla di contaminazioni fra i diversi linguaggi artistici, esse vi sono sempre state, e a maggior ragione nel panorama artistico contemporaneo vi è un continuo prendere a prestito, per poi restituire”.

0 Commenti

L'economia in un click

Cultura

Economia

Sport news

Politica

Il Friuli

Green

Business

AGENDA

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori