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Adolescenti: istruzioni per l’uso

I genitori devono puntare sul dialogo, avviato fin da bambini, e sulla consapevolezza del proprio ruolo, per affrontare i problemi piccoli e grandi che si presentano nell’età più turbolenta della vita

Adolescenti: istruzioni per l’uso

“Fino a qualche mese fa era un bambino gioioso e aperto al mondo, adesso mi sembra un alieno”. “E’ sempre stata una bambina curiosa e sveglia, oggi sembra immersa nel mondo del suo smartphone”. Sono questi alcuni commenti di genitori alle prese con una delle età più complesse della vita: l’adolescenza.

Improvvisi cambiamenti d’umore, prolungati silenzi, pomeriggi in totale isolamento in cameretta, risposte sferzanti e atteggiamenti oppositivi sono tipici dell’età, ma non vanno liquidati con superficialità perché possono nascondere disagi più profondi di un semplice “brutto periodo”. Non a caso gli esperti di problematiche legate all’adolescenza, come dipendenze, bullismo, videodipendenza, consigliano sempre ai genitori di tenere aperto il canale del dialogo, iniziato fin da quando erano piccoli.

I segnali della crisi
“I ragazzi comunicano il loro disagio, ma non sempre in maniera esplicita. Sta a noi adulti cogliere i segnali e intervenire - sostiene Roberto Calvani, psicologo responsabile dell’area materno infantile dell’Ass 4 -. La metà circa degli adolescenti oggi manifesta stati d’ansia o simili, che possono avere la forma di febbri ricorrenti o una sintomatologia a carico del sistema gastrointestinale, ma che hanno origine psicosomatica. Quando sopravviene la cosiddetta ‘crisi adolescenziale’, molti genitori non sanno come agire, mentre i figli non riconoscono negli adulti delle figure attraverso cui poter crescere. Così, anziché rivolgersi ai genitori per un confronto diretto, la maggior parte di loro cerca una soluzione attraverso i social network o i contatti del telefonino. Di fronte a questo rifiuto da parte dei ragazzi, il genitore non deve mai abdicare al suo ruolo perché rimane, nonostante gli atteggiamenti di ribellione, il punto di riferimento per i figli. Il rischio, altrimenti, è che i giovani, privi di un punto di riferimento reale, ricorrano al mondo virtuale. E spesso i genitori non lo conoscono a sufficienza per esercitare la loro funzione di controllo sui figli, che non deve mai venire meno”.


Per evitare di essere oppressivi, però, la soluzione è fare le cose insieme.
“Il ruolo del genitore prevede di accompagnare i figli verso l’autonomia. È come insegnar loro ad attraversare la strada: li teniamo per mano fino a quando ci rendiamo conto che sono abbastanza responsabili per farlo da soli - prosegue lo psicologo -. Quando in famiglia ci sono bambini, consigliamo di guardare la televisione tutti insieme per capire i gusti e gli interessi dei piccoli. Allo stesso modo, in età adolescenziale, si possono affiancare i ragazzi nell’uso dei social. Fondamentale, soprattutto se ci si accorge che qualcosa non va, è il dialogo. Dobbiamo mettere in atto tutte quelle forme che sono di protezione per l’incolumità psico-fisica e relazionale di bambini e ragazzi. Certo, il dialogo sarebbe lo strumento migliore, ma in certi casi occorre essere più incisivi”.

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