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Casarsa, un pioniere che ha fatto grande la tv

Indimenticato protagonista dell’Udinese degli anni di Zico, cui insegnò a salutare in friulano

Casarsa, un pioniere che ha fatto grande la tv

è stato uno dei pionieri delle tv ‘private’ in regione, facendo sorgere – letteralmente, con la posa del primo traliccio a Fusea – una delle prime emittenti in Italia, Voce dei Colli Orientali, diventando poi uno dei personaggi di riferimento di Telefriuli, prima come commentatore sportivo, poi da direttore commerciale.  Quasi quattro anni fa, Carlo Casarsa è scomparso a 62 anni a Bahia, in Brasile, dove si era trasferito da una decina di anni, diventando addirittura assessore al turismo, cultura e sport del Comune di Prado, cittadina turistica del Sud dello Stato della Bahia con più di 30mila abitanti.
Indimenticato protagonista dell’Udinese degli anni di Zico - cui insegnò a salutare in friulano – e di quelli successivi, aveva vissuto con rammarico il distacco dall’emittente che lo aveva lanciato, e che aveva contribuito a rendere popolare attraverso il calcio e le sue mitiche interviste allo stadio e, soprattutto, fuori dallo stadio. “Facevamo 300mila spettatori la domenica, con picchi di un milione di contatti – ci raccontò in un’intervista del 2012 - Certo, eravamo fortunati perché avevamo i diritti Tv e non c’era Sky, ma io stavo addirittura per portare Pizzul e Bearzot come ospiti fissi!”.

Davanti al suo microfono sono sfilati molti volti noti (per non dire tutti) della politica friulana Anni ’80 e ’90.  “Sono diventati protagonisti – recita testualmente l’intervista - con le passerelle allo stadio, la mia ‘sfilata di moda’. Era il periodo dell’asse Saro-Biasutti, ma anche dei Pelizzo, Francescutto, Agrusti, Compagnon, Longo, Bravo... Io trattavo bene tutti, ma c’era anche chi la sera mi chiamava per dirmi 'hai intervistato troppi socialisti’ o ‘troppa Dc’. Erano incredibili: c’era chi passava anche 3-4 volte per farsi intervistare, chi veniva allo stadio solo per l’inquadratura e andava via prima della fine. Però era una cosa simpatica: i politici della Prima Repubblica avevano comunque un’etica che non c’è più (nel 2012, ndr) e Tangentopoli non ha risolto nulla. Se non in peggio: oggi queste interviste non le potresti fare, perché già dire di essere un politico è un problema…”.

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