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Il lato magico del setaccio

Il lato magico del setaccio
Misteri popolari - Autore: Valentino Roiatti

Il setaccio è un utensile conosciuto fin dalla preistoria dai popoli coltivatori di cereali. La sua funzione è quella di separare la parte commestibile del chicco dalla pula. E’ costituito da un telaio in legno, solitamente cilindrico, su cui viene fissata una rete che prima della scoperta dei metalli era fatta di crine o fibre intrecciate. Si trovano anche setacci il cui fondo è fatto di cuoio, legno o metallo bucherellato. Per la sua capacità di dividere il buono dal cattivo era considerato un oggetto magico e veniva quindi utilizzato per effettuare incantesimi e pratiche divinatorie. Dell’uso magico ne parla il poeta greco Teocrito in uno dei 30 idilli che ci sono pervenuti. Nell’Opera Omnia di Heinrich Cornelius Agrippa, scrittore e occultista cinquecentesco, nel capitolo XXI del tomo secondo si trova un disegno che illustra come si doveva tener sospeso il setaccio per trarne un oracolo. Si prendeva un paio di forbici, di quelle usate per tosare le pecore, si piantavano le lame nel bordo esterno del setaccio e appoggiando il dito medio su lato delle forbici due aiutanti tenevano il tutto in equilibrio. Questo sistema serviva soprattutto per scoprire l’autore di un furto e il mago di turno doveva pronunciare una formula magica o un’invocazione e poi nominare uno a uno tutti i presunti colpevoli. Il setaccio tenuto in quella posizione precaria sarebbe presto caduto, la persona il cui nome veniva pronunciato durante il movimento o la caduta del setaccio era considerata colpevole. Nell’epoca della stesura del libro di Cornelius Agrippa l’Europa si trovava nel pieno della caccia alle streghe, le pratiche divinatorie erano proibite in quanto demoniache. Si pensava che se il setaccio girava e cadeva non si trattava di un fatto fisico, ma di un fenomeno ottenuto grazie all’intervento attivo del demonio. Il setaccio come altri oggetti di uso domestico veniva utilizzato, da millenni, per operazioni di magia. Queste pratiche derivavano da una concezione animistica del mondo, secondo la quale anche gli oggetti sono vivi e hanno un’anima. In friulano i termini più usati per indicare il setaccio sono drazz e tames. Nei processi di stregoneria, invece, troviamo il veneto tamiso. Esistono nelle collezioni private di cultura materiale contadina esemplari di setaccio ultrasecolari, ma nessun appassionato ne ricorda un uso magico. Eppure i testi sacri sulle tradizioni popolari friulane parlano del “sortilegio del tamiso”, accompagnato da vari scongiuri come quelli per San Pietro e per San Paolo, Angelo Bianco e Angelo Santo. E’ probabile che le pratiche divinatorie con il setaccio siano state abbandonate in Friuli verso la fine dell’800 mentre in alcune zone del meridione d’Italia erano usate ancora attorno al 1950, come si apprende dal racconto campano “Il gallo nero”. In questo racconto, tratto da una storia vera, una fattucchiera nella perfetta tradizione delle sciamane eurasiatiche utilizza il setaccio per mettersi in contatto con l’anima di un defunto che tormenta i vivi sotto le sembianze di un gallo nero. Un altro uso magico del setaccio riguarda gli incantesimi per la pioggia. Un getto d’acqua che attraversa un setaccio si divide in gocce e rivoletti d’acqua imitando lo scrosciare della pioggia. E’ lecito pensare che i nostri sciamani in tempi antichi lo usassero insieme ad altre pratiche, nei periodi di siccità. In Carnia a fine ottocento le vecchie contadine raccontavano che le precipitazioni erano provocate dalle streghe che cavalcando le nubi gettavano la grandine cul drazz. Nel tardo medioevo quando i movimenti eretici misero in discussione il potere della chiesa anche le pratiche magiche e superstiziose, che erano state a lungo tollerate, diventarono oggetto di durissima persecuzione.
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