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Pasqualino Tolmezzo, l'alpino africano

Pasqualino Tolmezzo, l\u0027alpino africano
Quante sono le vite vissute, colme di pathos, che meriterebbero essere fissate nella memoria collettiva per gli insegnamenti che potrebbero trasmettere? Infinite. Invece normalmente scorrono su loro stesse. Nascono, palpitano e muoiono senza lasciare echi.Vicende emotive, senza tempo, che spuntano il fascino sottile delle realtà pure. Spesso superano le fantasie di chi con la penna deve inventare per interessare. La nostra storia ha luogo agli inizi del secolo scorso ed è ripresa dalla stampa di 20 anni fa, in occasione della presentazione di un prezioso album di foto portate, a suo tempo, dalla Libia. Ritorna ora sulle nostre colonne per i suoi straordinari contenuti narrativi. Sul fronte della Guerra italo-turca, disputata in Libia nel 1913, la battaglia infuria violentissima. E’ il giorno di Pasqua. Gli alpini dell’Ottavo reggimento attaccano e distruggono la postazione dei beduini di Assaba. Fra le macerie fumanti trovano una madre morente che porge il proprio figlio di pochi mesi agli italiani buona gente. I militari del Battaglione Tolmezzo adottano immediatamente il piccolo africano, infischiandosene di regolamenti e della situazione di guerra. Nome e cognome per il moretto sono presto trovati: Pasqualino, vista la giornata particolare del ritrovamento, e Tolmezzo dal luogo di provenienza degli alpini. Il sergente maggiore Michele Toldo assume l’incarico di fare la balia, basandosi sui consigli della fidanzata che arrivano tramite posta militare. Pappine di latte condensato e pasta asciutta cotta e tritata, il primo ed unico menù per il piccolo assistito. Pasqualino cresce miracolosamente bene, e resta con i suoi alpini fino al termine del conflitto. E con loro arriva poi in tradotta a Udine e sfila, fra la folla plaudente, a dorso di un mulo. Provvisoriamente è sistemato in un Istituto di religiose. Subito dopo e a spese dell’intero Battaglione Tolmezzo, Pasqualino comincia gli studi che porterà avanti fino al conseguimento del diploma. Al Toppo-Wassermann è registrato addirittura con una particella nobiliare come Pasqualino da Tolmezzo. Nel frattempo passa a essere ospitato in casa del padre del generale Eugenio Morra, e a questa famiglia udinese farà sempre riferimento. Il moretto entra nella storia anagrafica di Udine il 10 maggio del 1923, quando un maresciallo e quattro ufficiali dell’Ottavo Alpini rendono testimonianza al pretore per farlo divenire cittadino udinese. Successivamente è ammesso all’Accademia militare di Modena, dalla quale esce con il grado di sottotenente del Regio esercito italiano. Alto e robusto, un bel ufficiale dall’italiano fluente, e da un pronosticato brillante avvenire, fuori ormai dalle nebbie dei tragici ricordi delle origini africane. Invece a Pasqualino Tolmezzo è negato un futuro. Proprio lui, forte come una roccia, muore a 23 anni di tubercolosi. Solo e lontano dall’amato Friuli e dai suoi cari acquisiti. Riposa per sempre nel cimitero di Udine e la sua tomba è perennemente tenuta in ordine dagli Alpini. Lo segue, dopo otto anni, la sua ex balia asciutta: il sergente maggiore Michele Toldo, divenuto tenente colonnello e morto tragicamente in un Lager nazista nel 1944.
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