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Tempio verde

Tempio verde
Da trent’anni Giuliano Mauri lavora con materiali della natura e nella natura. I fiumi, i boschi, le campagne sono gli ambiti in cui interviene per reperire quanto necessario per piccole e grandi costruzioni che affida al luogo. Sin dal concepimento, l’opera instaura un’alleanza con l’ambiente, che accoglie l’intervento umano portandolo a compimento, al disfacimento e al finale riassorbimento, inteso quale atto estremo e incondizionato di partecipazione alla natura. Dopo la cattedrale vegetale, progetto principale dell’edizione 2001 di Arte Sella (TN) e meta di centinaia di migliaia di visitatori, l’artista lombardo propone ora nella campagna friulana un grande tempio circolare. Non di pietra ovviamente, ma di alberi che, guidati dall’artista e dall’ambiente, in vent’anni porteranno a compimento la classica architettura, che l’artista lombardo prevede alta 12 metri. - Perché il Friuli, Villacaccia di Lestizza, perché i Colonos? “Non lo so. Quando sono venuto in agosto per la mia mostra all’interno di Avostanis, non avevo idea... non pensavo di impegnarmi in un progetto del genere. Poi mi è piaciuto il luogo, mi è piaciuta la gente... il tipo di relazioni tra persone, informazione, cultura. Ho voluto creare qualcosa di significante nell’attraversamento del luogo”. - Dopo la Cattedrale vegetale, nuovamente una tipologia sacra. Cosa significa per lei? “Se pensiamo: un tempo i luoghi del sacro esistevano davvero e avevano il privilegio di essere frequentati in modo credibile. Erano ambiti di rilevamento emozionale. Oggi non ci sono più e io invece ritengo che un luogo di possibile domanda debba esserci ancora. E forse è più vicino di quanto noi crediamo. Dobbiamo solo saper vedere e ricordare. E’ dimenticanza quella nostra, di non riconoscere più... e così il sacro nella nostra civiltà diviene un’assenza reale”. - Come definisce la sua arte? “Questo proprio non lo saprei. Intanto non so cosa sia l’arte. Io penso solo di caricare la mia esistenza con situazioni di reciprocità, che mi fanno incontrare con quanto e quanti mi circondano. Se va bene anche agli altri... ci siamo. Altrimenti pazienza”. - E lei come si definisce? “Ho trovato un mio vecchio biglietto da visita (lo estrae dal portafoglio, ndr). Guardi, è del 1988. Sopra avevo fatto scrivere ‘Giuliano Mauri, carpentiere’. Ed era prima di questo grande successo. Non è una posa, io mi sento ancora così, è il mio modo di vedermi”. - Qui nel cantiere per il momento si vedono molto legno e frasche a terra e una serie di pilastri che stanno prendendo forma...Ma come sarà il tempio? “Quello che vede a terra sono legni di castagno, vengono dai boschi qui vicino e sono frutto di potature. Perché il mio intervento nella natura vuole essere lieve, disturbare il meno possibile... Servono per costruire quelli che chiamo ‘Artifici’, utili a contenere e guidare le piante di carpino, che crescendo daranno luogo all’architettura”. - Il carpino è il materiale delle nostre uccellande... “Certo, perché ha una crescita piuttosto veloce. Se opportunamente potato, il carpino cresce di mezzo metro all’anno. Credo ci vorranno circa vent’anni per raggiungere l’altezza che desidero”. - E gli artifici che fine fanno? “La natura li distruggerà pian piano, saranno abbandonati al loro destino... - Il pensiero più forte che ha guidato la sua ricerca? “Non lo so. Anche ieri sera ne parlavo... Quando ad esempio ho costruito la Cattedrale vegetale, non immaginavo che avrebbe avuto un tale successo. Quando l’ho pensata e poi costruita pensavo di sbalordire, ma non in termini di media come poi è successo. Il video di Jovanotti con la cattedrale non mi va neanche bene, tanto per dire.... Io pensavo di creare stupore tra la gente che passeggiava nel bosco e incontrava qualcosa che poneva interrogativo. Era questo, credo, il mio pensiero forte. La cosa invece è stata vista e interpretata come grande macchina da spettacolo. Azioni teatrali si mescolano a concerti e funzioni religiose. Ora c’è un vero pellegrinaggio alla Cattedrale. Pensi che hanno dovuto provvedere ai gabinetti per la gente, ai parcheggi... Hanno persino messo un biglietto di accesso. Insomma, io che volevo sbalordire sono rimasto sbalordito per primo... Per far capire meglio voglio raccontare questo fatto, che considero emblematico. Ero a Sella, in Trentino, per lavorare e la voce intorno alla cattedrale era già corsa parecchio. Molta la gente che visitava il luogo. Una coppia di una certa età, educata, gentile, mi incontra e mi chiede di posare per una fotografia insieme a loro, e questo per me è già stupore. E poi mi spiega che sono venuti per la cattedrale perché passano le vacanze visitando ‘questi luoghi’, ‘Sa -mi dicono- siamo appena tornati da Pietralcina: conosce vero? Il paese di Padre Pio’...” (Giuliano Mauri, “Tempio vegetale”, Agriturismo Ai Colonos di Villacaccia di Lestizza, realizzato con il contributo di: Assessorato alla cultura della Provincia di Udine; Direzione centrale delle risorse agricole, naturali, forestali e della montagna della Regione; Comune di Udine)
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