Home / Archivio / Vedere per credere e credere per vedere

Vedere per credere e credere per vedere

Dopo sette anni di crisi, è ora di capire che il passato non torna. Siamo dentro un cambiamento epocale, che ci costringerà a vivere in modo diverso: non prenderne atto significa farsi del male da soli

Con la fine ormai prossima del 2014 vanno in soffitta sette anni di crisi. Dal 2008 a oggi abbiamo perso oltre 10 punti di ricchezza nazionale, pari a circa 160 miliardi di euro. Per avere un'idea di quel che è successo, possiamo ricordare che durante il secondo conflitto mondiale il periodo di contrazione del pil è durato 4 anni (la perdita di ricchezza, invece, era stata quattro volte tanto) e ce ne sono voluti altri 4 per tornare ai valori antecedenti al crollo. Nel nostro caso, ben che vada, si calcola che dovremo traguardare il 2026 per recuperare la ricchezza perduta. E' una previsione, naturalmente, ed è persino ottimistica, visto che il Fondo monetario e l'Ocse, in questi mesi, hanno sempre rivisto al ribasso le stime sulla nostra crescita futura.

Chi continua a parlare di luce in fondo al tunnel, dunque, ci prende in giro o non sa di cosa parla. Non si tratta di passare la nottata e aspettare una  fantomatica  nuova alba. Non siamo dentro a una crisi da cui prima o poi si uscirà come per magia. Siamo, piuttosto, dentro un cambiamento epocale, che ci costringerà a vivere in modo diverso rispetto al passato. Non potremo registrare più i livelli di consumo di qualche anno fa (ben al di sopra delle nostre possibilità, come si capisce guardando l'enorme debito pubblico italiano). Dovranno inevitabilmente cambiare gli stili di vita, le dinamiche sociali, i sistemi di welfare, i comportamenti e le abitudini personali e collettive. Sarà così, punto e basta. Il problema non è se ci piace o no. La vera questione è, piuttosto, se ne abbiamo consapevolezza o meno.


Sarà importante capire ciò che è avvenuto, sta accadendo e accadrà per organizzarsi di conseguenza.  Difendere con le unghie e con i denti ciò che c'era, non c'è e non ci sarà più è la strada che abbiamo percorso sin qui, pur essendo sbagliata, perdente e, aggiungiamo pure, dolorosa. Qualche colpa ce l'ha sicuramente una classe dirigente (non solo politica) che invece di dire la verità al Paese - per ignavia, per calcolo e, purtroppo, per crassa ignoranza - ci ha raccontato in questi anni una marea di bugie.

E così è accaduto che ci siamo adagiati in una situazione nella quale non riusciamo nemmeno a vedere la realtà, pur essendo lì, chiara e limpida, davanti ai nostri occhi. Il motto popolare recita: "Vedere per credere". Ma se non riusciamo a vedere o non vogliamo vedere c'è poco da progettare.

Tutti coloro che nella storia dell'umanità sono stati capaci di grandi cose, di inventare, scoprire o rivelare qualcosa di nuovo (molti imprenditori l'hanno sperimentato sulla propria pelle e te lo raccontano), sono coloro che hanno saputo, innanzi tutto, credere in qualcosa che non era mai stato visto prima, che non era noto o conosciuto, anche se atteso; spesso hanno saputo credere in qualcosa nonostante gli altri la considerassero falsa o impossibile. Hanno saputo intuire e credere, anche senza vedere.

È Il loro credere che li ha poi portati, spesso, a vedere proprio ciò in cui hanno creduto e a permettere allora in genere anche ad altri di vedere ciò che nessuno aveva visto prima, solo perché non ci aveva creduto. Un esempio? Fino alla storica impresa dei fratelli Wright, gli inventori pionieri nell'aeronautica che nel 1903 con il loro primo aeroplano riuscirono a restare in volo per 12 secondi, tutti avevano sempre creduto che per l'uomo fosse impossibile volare. Da quella loro impresa però, tutti hanno allora "scoperto" che era possibile; ci hanno allora creduto e, solo 67 anni dopo, l'uomo ha messo piede sulla Luna.

Insomma, forse bisognerebbe credere per vedere, cambiare per tornare a volare. L'alternativa è rimanere piantati coi piedi in questa realtà, considerare immutabile questa terra, che somiglia sempre più alle sabbie mobili. Una situazione nella quale, se ti agiti per scappare, finisci ancor più giù.

0 Commenti

L'economia in un click

IL CONCORSO

Cultura

Economia

Sport news

Politica

Il Friuli

Green

Business

AGENDA

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori