Home / Business / Catena spezzata

Catena spezzata

Legacoop Fvg Sono molte le società di trasformazione alimentare entrate in crisi, perchè manca un coordinamento che parte dalla produzione agricola e arriva fino alla distribuzione

Catena spezzata

Cooperative agroalimentari, anche dai nomi importanti, che sono rimaste azzoppate da due trappole: una il calo della domanda di prodotti di qualità, l’altra l’incapacità delle proprie dirigenze di adeguarsi per tempo ai radicali cambiamenti degli ultimi 5-6 anni. La diagnosi è di Daniele Casotto, direttore di Legacoop Fvg, che evidenza come la crisi di Latterie Friulane, sia solo la punta di un iceberg.

In un momento economico in cui l’agroalimentare dimostra di reggere meglio di altri settori, assistiamo a stravolgimenti proprio nel segmento della trasformazione cooperativa: costa sta succedendo?
“È vero che l’agroalimentare regge, o meglio, ha retto al peso della crisi generale che ha colpito l’economia mondiale. Tuttavia, in questo momento, anche alcune imprese dell’agroalimentare e, in particolare, quelle che non si sono innovate, cominciano a subire le difficoltà derivate dal rallentamento dei prodotti acquistati. Inoltre, i consumatori, per problemi finanziari, stanno abbandonando l’acquisto di prodotti agroalimentari di alta qualità.
Considerando che in Friuli Venezia Giulia la stragrande maggioranza dei prodotti sono di elevata qualità abbiamo già una prima risposta. Inoltre, alcune cooperative non hanno ritenuto opportuno riposizionarsi e ciò può essere imputabile ad alcuni dirigenti che non hanno saputo interpretare la realtà. In molti casi persone che devono gestire cooperative, anche con fatturati importanti, non frequentano corsi di formazione e aggiornamento.
Va anche detto che le cooperative reggono perché remunerano meno la materia prima ai propri soci conferitori.
Un ulteriore problema riguarda la difficoltà a costituire filiere dell’alimentazione, filiere che dovrebbero coinvolgere direttamente anche i distributori finali.
Infine, rilevo la difficoltà atavica di elaborare e gestire sistemi imprenditoriali multisettoriali integrati”.

Secondo lei, l’assenza di un polo locale del latte quali conseguenze può avere?
“L’ipotesi di costituire un polo lattiero-caseario in Friuli Venezia Giulia nasceva dalla necessità e opportunità di specializzare le maggiori aziende di trasformazione per la produzione di alcune tipologie di prodotto e di integrare la commercializzazione per aggredire mercati extraregionali e soprattutto quelli internazionali, riqualificare alcune tipologie di prodotti per orientarli maggiormente verso i gusti dei consumatori, razionalizzare i trasferimenti dalla stalla agli stabilimenti, favorire il consolidamento delle imprese di produzione del latte, valorizzare i prodotti di nicchia di alcune latterie di minori dimensioni che hanno dimostrato un buon posizionamento nel mercato e hanno remunerato adeguatamente il latte alle stalle.
Tutto questo non è avvenuto e le conseguenze non sono ancora prevedibili sia per la zootecnia da latte, sia per la trasformazione. Lo stesso aumento del prezzo del latte, così come concordato in Lombardia, avrà ripercussioni anche nella nostra regione: positiva per le stalle, ma penalizzante per le imprese di trasformazione che vedono aumentati tutti i costi e non riescono a scaricarli sulla distribuzione. Distribuzione che, a sua volta, non può aumentare i listini perché i consumatori non acquistano i prodotti di maggior valore, anche se di qualità superiore.
Quindi, riteniamo sia necessario un progetto di riorganizzazione del comparto lattiero-caseario in regione e l’eventuale polo potrebbe ricercare alcune soluzioni condivise anche con operatori con sede extraregionale”.

Il termine del regime delle quote latte, nel 2015, come si ripercuoterà sull’intera filiera lattierocasearia friulana?
“La fine delle quote latte potrebbe avere ripercussioni negative sui produttori di latte, in quanto il prezzo potrebbe scendere a livelli insostenibili per la gestione delle stalle. Per contro, le richieste di latte e derivati a livello mondiale potrebbero salire e, quindi, per l’equilibrio di domanda e offerta essere meno penalizzanti per i produttori. In ogni caso, serve maggior aggregazione di prodotto e una nuova mentalità da parte di tutti i soggetti della filiera”.

All’interno del mondo cooperativo regionale, tra realtà agricole, di trasformazione e di distribuzione c’è oggi un dialogo sufficiente?
“Il dialogo fra distribuzione e produzione è insufficiente. Noi caldeggiamo la partecipazione al dialogo, coinvolgendo anche alcuni soggetti professionali della logistica, con l’obiettivo di rendere più efficienti, fluidi e rapidi la gestione e il trasporto delle derrate”.

 

SFOGLIA IL NUMERO DI FEBBRAIO

 

SCARICA IL NUMERO DI FEBBRAIO

Cronaca

Economia

Politica

Spettacoli

Sport news

Il Friuli

Green

Life Style

Gli speciali

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori