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Effetto della pandemia, il lavoro sta cambiando

Molte aziende hanno scoperto lo smartworking, ma non sanno come gestirlo

Effetto della pandemia, il lavoro sta cambiando

La pandemia sta modificando radicalmente il modello organizzativo di lavoro all’interno delle aziende ed è molto probabile che certi cambiamenti sono destinati a rimanere per sempre. Basti pensare alla ‘scoperta’ dello smartworking (che spesso si traduce solo in remote-working, cioè lavoro da casa) fatto da tantissime realtà, anche piccole, con tutta una serie di vantaggi e svantaggi che si sono già manifestati.

Su tutto questo ha cercato di fare chiarezza un’indagine, svolta in collaborazione tra Umana e Fondazione Nord Est nell’ambito dell’Osservatorio Capitale Umano, Formazione e Lavoro, su oltre 500 imprese di tutti i settori del Nordest relativamente agli effetti della pandemia sul lavoro e sui suoi cambiamenti nell’ambito delle organizzazioni, della formazione, delle competenze necessarie e delle politiche necessarie superare la attuale fase di incertezza. I dati che emergono fotografano anche la realtà specifica del Friuli-Venezia Giulia. Tra gli imprenditori emerge, da un lato, un clima di forte incertezza che si riflette sulle prospettive future per il lavoro e, dall’altro, una pronta risposta al nuovo contesto competitivo che si trasforma in una revisione dei modelli organizzativi e delle scelte in termini di competenze e strategie formative.

A partire dalle competenze richieste ai neoassunti: nei curricula continueranno a contare conoscenze tecniche ed esperienza nel settore, ma altrettanto capacità di saper affrontare, anche in autonomia, situazioni impreviste. “La pandemia – ha commentato Maria Raffaella Caprioglio, presidente di Umana - sta costringendo le aziende, e le persone che vi lavorano, a una rapida trasformazione organizzativa. Le imprese vivono uno dei momenti più delicati della storia del Paese, ma oggi davanti a loro si pone anche una straordinaria opportunità da cogliere. Formazione, digitalizzazione, sviluppo delle competenze hard e soft, confronto fra generazioni in azienda: sono strumenti indispensabili per sopravvivere, certo, ma sono anche strategie virtuose che consentiranno loro di vincere la sfida della competitività nei prossimi decenni”. “Per le imprese si apre una stagione di cambiamento che richiederà sia cambiamenti nei processi interni sia investimenti formativi mirati per le posizioni intermedie e per quelle operative. Si apre una nuova stagione e la comunità imprenditoriale è chiamata a un grande sforzo collettivo” ha concluso Paolo Gubitta per la Fondazione Nord Est.


Lo smartworking impone una diversa cultura organizzativa
Dall’indagine condotta, emerge che il lavoro da casa sperimentato nel lockdown diventa un banco di prova per il futuro. Perché diventi reale smartworking con benefici per l’impresa, e non determini un calo della produttività o generi un danno al clima aziendale, richiede una diversa cultura organizzativa, oltre a un’adeguata dotazione tecnologica. Non solo lavoratori responsabili che sappiano gestire in modo autonomo il proprio tempo e il raggiungimento degli obiettivi, ma anche un’organizzazione del lavoro, e quindi un management, che sappia superare la logica del controllo fisico a favore di un nuovo modello basato su fiducia e definizione di risultati da raggiungere (e sui cui essere giudicati).


Servono lavoratori resilienti
Oggi e in futuro serviranno sempre più lavoratori ‘resilienti’ che sappiano gestire situazioni e problemi nuovi e imprevisti, che sappiano farsi carico di attività nuove e sfidanti e autonomi. La crisi sanitaria, con il suo forte impatto sulle imprese, ha messo al centro più che mai il ruolo delle competenze soft per rispondere a un processo di sviluppo che appare sempre meno lineare in cui per gestire il rischio connesso a tale incertezza è necessario un forte pensiero strategico. Le organizzazioni, per gestire questi rischi e questo costante processo di cambiamento, ricercano lavoratori che siano portatori di un mix di competenze (lavori ibridi) nel quale accanto alle conoscenze tecniche e digitali cresce l’importanza delle abilità traversali. Allo stesso tempo saranno necessari manager capaci di gestire nuove modalità organizzative, dove viene meno il controllo, riuscendo a coinvolgere, stimolare e gestire lavoratori da remoto, con elevati gradi di autonomia.

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